Papa Francesco
1 Luglio Lug 2017 1400 01 luglio 2017

Su donne e lavoro anche il papa deve cambiare narrazione

Iniziamo a raccontarci una storia diversa, più positiva e più realizzabile. Il messaggio che arriverà agli uomini sarà più forte. Ma soprattutto ci aiuterà a cambiare atteggiamento. 

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«Fate qualcosa»: lo ha chiesto il papa in un incontro questa settimana con i delegati della Cisl a Roma. «Ancora nel mondo del lavoro la donna è di seconda classe voi potreste dire ‘sì, no, ma c'è quella imprenditrice, c'è quell'altra’, ma la donna guadagna di meno, è più facilmente sfruttata, fate qualcosa». Non è la prima volta che il pontefice si schiera al fianco delle donne che lavorano. A maggio 2016, in un videomessaggio, si era detto contro le discriminazioni delle donne sul lavoro e in chiusura sullo schermo si leggeva: «Il mio lavoro vale tanto quanto quello di un uomo. Non sarò mai una schiava. No alla violenza di genere. Basta con la discriminazione nel lavoro. Uomini e donne siamo figli di Dio».

UN DOPPIO LAVORO PER UOMINI E DONNE. Alla fine di ottobre dell’anno precedente aveva detto: «Quante volte abbiamo sentito che una donna va dal capo e dice: ‘Devo dirle che sono incinta’. E il capo risponde: ‘Dalla fine del mese non lavori più’. La donna dev’essere custodita, aiutata in questo doppio lavoro: il diritto di lavorare e il diritto della maternità». E sono convinta che il papa immagina un doppio lavoro anche per gli uomini: diritto di lavorare e il diritto della paternità. Perché la questione che pone (e ripropone il pontefice) quando ragiona sul lavoro delle donne è la parità. Che su un video di un papa vada in sovraimpressione una scritta come «Il mio lavoro vale tanto quanto quello di un uomo» colpisce.

Non è femminista, è intelligente e illuminato. Guarda avanti, al futuro. Se le “fasce deboli” - donne e giovani - diventano più forti il mondo non può che essere più equilibrato. Sono tante le ricerche che confermano la tendenza delle madri a spendere la maggior parte del proprio compenso per cibo e istruzione dei propri bambini. E il papa sa che sulle spalle, sulla cura, sulla pazienza e sull’amore delle donne è stata costruita la Chiesa.

L'IMPORTANZA DI UNA STORIA PIÙ POSITIVA. Faccio allora un appello a Francesco, papa intelligente e illuminato e non femminista. Da oggi in avanti cerchiamo di raccontare una storia diversa delle donne e delle mamme che lavorano. Non «fate qualcosa», ma donne e uomini facciano qualcosa, insieme, per superare una dinamica sociale medievale e, oggi, inaccettabile. Non «La donna dev’essere custodita, aiutata in questo doppio lavoro: il diritto di lavorare e il diritto della maternità». Ma «La donna è la custode della vita, rispettiamola e insieme a lei costruiamo un mondo in cui non esista un “doppio lavoro” ma solo una vita equilibrata». Il racconto del papa è il racconto che si fanno le donne stesse: dobbiamo iniziare a raccontarci una storia diversa, più positiva e più realizzabile. Il messaggio che arriverà agli uomini sarà più forte. Ma soprattutto ci aiuterà a cambiare atteggiamento. La meta ci sembrerà lì, a due passi. E la raggiungeremo.

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