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LA MODA CHE CAMBIA 30 Luglio Lug 2017 0900 30 luglio 2017

Quegli sfigati protagonisti dell'esibizione sessuale

Coppie che amoreggiano in pubblico per strappare un applauso o un like sui social. Alle spalle l'incapacità di affermare un qualsiasi talento o abilità. E il bisogno di un palcoscenico reale oltre che virtuale.

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Subito riprese da Dagospia, che chiude sempre i propri post quotidiani su una storia pruriginosa o un retroscena a sfondo sessuale, un’abile strategia per garantirsi un buon livello di lettura, frequenza e download anche nelle ore in cui la redazione è chiusa, alcune sere fa sono stato diffuse le ennesime immagini di una coppia intenta a fare sesso en plein air; stavolta, mi pare, nel parcheggio di un supermercato della Bergamasca.

UN PUBBLICO AMPLIATO DA CELLULARI E TELECAMERE. Non so se un tempo si facesse sesso in pubblico con la stessa frequenza registrata in queste ultime stagioni. A giudicare dai delitti del mostro di Firenze e da tutta un’altra serie di omicidi a sfondo sessuale perpetrati da guardoni e disturbati vari parrebbe di sì. Non c’erano però le telecamere, non c’erano cellulari; diciamo insomma che il pubblico potenziale era sicuramente inferiore a quello di oggi e che per assistere a questo genere di scene bisognava volerlo e, dunque, frequentare i luoghi appartati dove le coppiette cercavano un po’ di privacy o, all’opposto, il supporto dei guardoni, per inscenare quel gioco delle parti che in un certo tipo di erotismo, reale, letterario e cinematografico che sia, rappresenta motore e movente.

UN GRAZIE ALLA PLATEA IMPROVVISATA. Le arene erano dunque più o meno sempre le stesse: boschetti, stradine buie, meglio se la notte. In questi ultimi mesi, il tono dell’esibizione si è alzato (o abbassato, giudicate voi) a dismisura: ormai si fa sesso nelle strade del centro in pieno giorno, nelle piazze gremite di gente di ogni età, cultura e credo, fra i canali, contro i muri assolati. Se ben ricordo, dopo una scopata ripresa dai cellulari in un parco di Roma (spero che i colleghi di Lettera43.it mi perdoneranno se uso il lessico corrente per la pratica, ma mi pare sia il più adeguato), il ragazzo si è staccato dalla tipa che stava montando (idem come sopra) e, voltandosi verso la platea improvvisata, ha ringraziato per l’attenzione.

Il virtuale ha bisogno del reale per esistere davvero: l’applauso del pubblico va ascoltato live, vogliamo vedere anche noi la faccia chi sta guardando la nostra.

Mi pare che in questo, e in generale in tutti questi ultimi casi, il tema dell’esibizionismo sia stato ampiamente superato. L’esibizionismo puro e semplice, addizionato di un po’ di disturbi psichici, potrebbe riguardare per esempio la ragazza valdostana che è stata fermata a Bologna dove passeggiava nuda, ufficialmente per «superare» le proprie «paure», che è una splendida e definitiva giustificazione di disturbo. La scopata a favore di pubblico e di telecamere, qualcosa che fino a oggi si vedeva solo nei teatrini e nelle fiere della pornografia, si intende pagando, è un deciso passo oltre la voglia di mostrarsi. Si piazza a un centimetro, forse anche mezzo metro, perfino dopo YouPorn. È la prova provata, e tutti iniziamo a verificarlo anche sui social, che il web esiste solo se affiancato, convalidato e legittimato dalla realtà.

IL VIRTUALE NECESSITA DEL REALE PER ESISTERE. Il virtuale ha bisogno del reale per esistere davvero: l’applauso del pubblico va ascoltato live, vogliamo vedere anche noi la faccia chi sta guardando la nostra. Vogliamo il palcoscenico vero, vogliamo che le nostre gesta, i nostri atti, la nostra vita, siano oggetto di ammirazione, entusiasmo. Vogliamo la consacrazione urbi et orbi e vociante, prima ancora del suggello di una pioggia di like. Insieme con lo schermo, vogliamo la piazza. Il pane e le rose insomma. Ma il palcoscenico non è un traguardo alla portata di tutti, nonostante i grandifratelli ce ne diano da anni l’impressione e i tronisti pure.

IL SESSO COME UNICO MEZZO PER FARSI NOTARE. Il palcoscenico va conquistato, occupato e mantenuto. E per questo ci vogliono talento, abilità, disciplina, dedizione, coraggio: Federica Pellegrini non ha bisogno di fare sesso in pubblico, benché centinaia di paparazzi sarebbero pronti a vendere l’anima purché lo facesse; Massimo Bottura non ha necessità di esibirsi fra le pentole; di Fabiola Gianotti sarebbe raccapricciante il solo pensarlo. Eppure, non mi pare che nessuno di loro viva una vita monacale o da recluso. Ma altre capacità, e altri organi da usare per farsi strada nella vita, oltre a quelli sessuali. Perfino Rocco Siffredi, che di sesso vive, credo si guarderebbe bene dal farlo in mezzo a una strada, gratuitamente, pur di strappare un applauso o anche un briciolo di interesse. Questo è il sesso di chi non ha altre risorse per farsi notare. Un sesso che, temo, non sia neanche quello acrobatico dei professionisti. Solo un povero sesso da sfigati.

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