Educazione Sessuale
LA MODA CHE CAMBIA 6 Agosto Ago 2017 0900 06 agosto 2017

La vera arma contro gli stupri è l'educazione sessuale

Ogni giorno in Italia si denunciano 15 violenze sessuali. Ma la conoscenza del corpo, a partire dalla scuola primaria, resta un tabù. E così viene meno anche il rispetto.

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Ogni giorno in Italia si denunciano, cioè sono rese pubbliche, 15 violenze sessuali. Quante restino nascoste è ovviamente impossibile saperlo. Sempre più spesso, come abbiamo letto anche pochi giorni fa, sono perpetrate su ragazzine di 14-15 anni da loro coetanei, secondo un copione che si ripete pressoché identico: l’agguato, di solito messo a segno dal presunto amico della vittima; la comparsa di altri ragazzi nel luogo dove il primo l’ha invitata, fosse pure il vicolo o la spiaggia a ridosso del chioschetto dei gelati che ora sembra la leva prediletta per mettere in atto la seduzione, come un tempo le caramelle, lo stupro di gruppo.

UN'EDUCAZIONE SESSUALE ORRENDAMENTE DISTORTA. Se la sventurata trova il coraggio di andare dai carabinieri, i colpevoli vengono sempre arrestati; talvolta non vi è nemmeno bisogno che lo faccia perché i suoi aguzzini si autodenunciano postando le immagini dello stupro su Facebook o Snapchat, entusiasti e orgogliosi delle proprie gesta, di cui non capiscono forse neanche la portata perché la loro educazione sessuale, taciuta a casa, del tutto inesistente a scuola, è invece molto ricca e orrendamente distorta altrove. Non credo di svelare nulla di nuovo, ma credo che tutti abbiate intuito che questi ragazzini ripetono meccanicamente scene di stupri che hanno visto sul web, gratuitamente, di solito dall’età di 10-11 anni, perlopiù da soli; un’infinita sequenza di scene di sesso violento di gruppo, o anche a due, ma dove il corpo della donna viene comunque sistematicamente vilipeso, e la sua volontà piegata a quella che le femministe di un tempo, e che in questi casi non intervengono mai, definivano una totale sottomissione.

ANCHE IN PAKISTAN LO HANNO CAPITO. Non sono rari i casi in cui questa sottomissione, come in un romanzo di De Sade, viene addirittura invocata dalla vittima: ma, pur orrenda, degradante quando non grottesca se si è adulti e si hanno i mezzi per comprenderla, si tratta di fiction. Le donne che vi partecipano sono infatti, nella stragrande maggioranza dei casi e togliamo pure i casi di esibizionismo di cui scrivevo anche la settimana scorsa, delle attrici, pagate talvolta a clic, cioè a visione delle loro prodezze. Esistono molte classifiche che collegano le gravidanze in giovane età e in parallelo gli stupri alla mancata educazione sessuale; devono averlo capito davvero ovunque, visto che perfino l’islamicissimo Pakistan, terra di matrimoni combinati fra anziani e bambine in cui lo stupro coniugale non viene sanzionato e a parlare di sesso in pubblico si rischia la morte, da un paio d’anni ha introdotto nelle scuole secondarie un corso di educazione sessuale.

DA NOI I GENITORI ALZANO MURI. Il mese scorso, in Sardegna e poi a Modena, un gruppo di genitori si è invece rivoltato contro un testo di educazione sessuale, introdotto nell’ultima classe di una scuola primaria e in apparenza dapprima condiviso, perché dichiaratamente «troppo esplicito e non adatto all’età». Se devo essere sincera, la notizia mi ha colpita dapprima positivamente: non riuscivo infatti a credere che in una scuola primaria italiana si facesse davvero educazione sessuale, quando un testo di legge definitivo in materia non è ancora stato approvato dopo 26 anni di tentativi andati falliti per le opposizioni del coté più cattolico del parlamento. Ricordo ancora, perché volli a tutti i costi averne uno anche se ero già uscita dall’università, un delizioso fumetto di Lupo Alberto sulle regole da adottare contro la diffusione dell’Aids che venne diffuso nelle scuole secondarie nei primi Anni 90, e subito ritirato (per inciso, le malattie sessualmente trasmissibili hanno rialzato la testa da quasi 10 anni in misura inversamente proporzionale all’uso del preservativo, ma non se ne scrive molto).

Il primo contatto con il sesso arriva in media a otto anni. E se non preparato adeguatamente può essere davvero uno choc

Da allora, e neanche sempre, ogni istituto ha fatto da sé, che talvolta ha significato fare niente, per svariati motivi fra cui la mancanza di fondi, giustificazione principe per ogni argomento sgradito in Italia oppure, e forse è anche peggio, per far passare messaggi di parte, genere «se tenete le gambe chiuse non dovete preoccuparvi di restare incinte» o ancora «le mele più difficili da prendere sono quelle più desiderate», che mi ricorda molto da vicino un’espressione sentita in un paese islamico sulle «caramelle già succhiate» contro la quale mi ero scagliata su questo stesso spazio non più di un anno fa. Dunque, non esistono regole e metodi standard, non esiste un progetto condiviso. I genitori di Modena e di Nuoro hanno protestato per quelli che definiscono «testo e disegni troppo espliciti e contenuti troppo diretti, non adatti all’età», che è un’osservazione imbecille per due ragioni. La prima: a 10 anni, ultima classe di scuola primaria, la maggior parte di questi pre-adolescenti ha già avuto contatto con il sesso sul web. Il genere di sesso di cui si scriveva prima. Il primo contatto avviene addirittura in media a otto anni. E può essere, davvero, uno choc, se non preparato adeguatamente da una conoscenza di base sul corpo e sull’amore e il sesso.

L'IGNORANZA FAVORISCE GLI ABUSI. All’estero la problematica è talmente sentita che qualche mese fa, in Belgio, una pornostar ha lanciato un appello perché scuole e famiglie si facciano carico dell’educazione sessuale dei ragazzi «prima che lo faccia l’industria pornografica», ovviamente con modi e tecniche diversi rispetto a quelle descritte in un libro scolastico dove si fa riferimento a mamma e papà, che, vi sarà chiaro, è il vero motivo dell’imbarazzo e delle proteste di questi genitori italiani. La seconda ragione: l’individuo nasce sessuato. Non è materia sessualmente informe fino a quando la scuola, i genitori o l’industria di cui sopra decidono arrivato il momento di toglierlo dal limbo o, come accade, lasciano faccia da sé: per questo, fin dalla scuola materna, come per esempio accade in Olanda, è importante che i piccoli apprendano non certo le regole basilari dell’atto sessuale, ma che imparino le differenze fra i loro corpi e quanto siano tutti meritevoli di rispetto e di amore. Se manca la conoscenza, manca anche il rispetto, per cui si può facilmente tradire il proprio corpo o anche essere traditi da qualcun altro.

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