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BLUES 11 Agosto Ago 2017 1507 11 agosto 2017

Incorreggibile Italia, dove se rispetti le regole ti danno del fascista

La religione nazionale è proprio questa: libertari con se stessi, insofferenti con gli altri. Se vuoi far seguire la legge ti danno dell'illiberale. Se invece la trasgredisci puoi sempre dire: «Non l'ho fatto apposta».

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La nouvelle vague legalitaria destabilizza gli italiani. Il Viminale detta un codice di comportamento per le Ong, mettendo fuori dal sistema quelle che non lo sottoscrivono; a Torino, dopo la disastrosa gestione della finale di Champions con la Juventus, scattano le ordinanze antialcoolici; lo stesso in diverse località di mare, come a Laigueglia dove il sindaco, recependo il relativo decreto Minniti, chiude le spiagge libere di notte dopo averne constatato i bivacchi alcoolici; in Versilia un sindaco che ritiene di mangiare vestito come gli pare, viene allontanato da un circolo con precise regole estetiche.

LA TOLLERANZA ZERO VERSIONE NIMBY. Di fronte a queste e altre situazioni, dicevamo, gli italiani sembrano confusi, oscillano tra plauso e insofferenza, secondo la nota regola tricolore: tolleranza zero sì, ma non nel mio giardino. E, siccome tutti hanno un giardino, di norma la tolleranza zero diventa tolleranza infinita. Solo che a volte la sociologia da talk show non corrisponde alla realtà e sorpresa sorpresa, i primi ad approvarla, certa tolleranza zero, sono proprio gli stranieri, per giunta extracomunitari, che agli inviati dicono: bene così, non se ne poteva più di tutto quel casino. Gli italiani invece mugugnano, eccepiscono, cavillano e non può mancare l'appellativo “fascista” per il ministro dell'Interno in fama di sgherro del potere, anzi del regime.

Con gli italiani le prediche non funzionano. Appena fatta una legge, loro subito trovano l'inganno: è proprio un'allergia nazionale. Così, ogni divieto, obbligo o misura, la vivono con l'insofferenza degli anarchici intruppati e la guapperia di chi si sente boss a casa sua

Il punto, anche senza aver letto il fin troppo citato Max Weber dell'etica della responsabilità e della distinzione tra violenza arbitraria e monopolio statale della forza, è che con gli italiani le prediche, i buoni propositi, la buena educacion, non funzionano. Appena fatta una legge, loro subito trovano l'inganno: è proprio un'allergia nazionale. Così, ogni divieto, obbligo o misura, la vivono con l'insofferenza degli anarchici intruppati e la guapperia di chi si sente boss a casa sua: vi faccio vedere io, con me non si scherza. «Vestivo casual ma da 2 mila euro», ha fatto sapere il sindaco rimosso dal circolo, indignato dal fatto che proprio con lui avessero voluto applicare il regolamento. Poi, appena arriva la multa, tutti a rotolarsi in terra (o su Facebook): ma vi pare possibile, io non volevo, non sapevo, lo giuro sulla testa dei miei figli, non accadrà più, agente abbia pietà (se l'agente ha pietà, immantinente ricominciano a trasgredire).

LA BUFERA SUL MINISTRO MINNITI. Fascista o comunista, il ministro Minniti? Ma no, uno sprovveduto in fondo, uno che, credendo nelle istituzioni che rappresenta, non le ha capite, non ha capito che, come gli hanno fatto subito sapere i suoi colleghi, i codici vanno bene come fumo per la gente ma poi bisogna non applicarli, essere elastici. Il giornale cattolico Avvenire ha copiato una formula mirabile, degna delle “convergenze parallele” di morotea memoria: «reati umanitari», per dire che il fine giustifica i mezzi. Anche il padre Zerai che aiuta i migranti e adesso è sotto inchiesta ma, da buonista non troppo buono, tuona anatemi in forma di querele. Quando gli contestano d'aver fatto passare anche somali spacciati per eritrei risponde sdegnato che lui «ha solo aiutato i disperati».

IL REATO UMANITARIO PUÒ AVERE CONSEGUENZE IMPREVEDIBILI. Insomma, c'è sempre una ragione più alta, superiore, nobile. Ma se è il presunto reo a definire umanitario il proprio presunto reato, allora tutto diventa possibile. Se n'è accorta anche la Chiesa, che, per bocca del presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, ha riportato nei ranghi gli ultras Tarquinio e Galatino: un limite ci vuole, non possiamo collaborare con gli scafisti per interposta Ong. Anche la Ong tedesca Jugen Rettet dice «nessuno ci può giudicare» ed esibiva sulla prua la scritta «Fuck Imrcc», ovvero sprezzava apertamente le norme italiane, cosa che agli italiani piace molto e il punto, a prescindere dalle reali attività, dalle pulsioni, dai sospetti, è proprio questo: il reato umanitario è molto rivoluzionario, molto san Giorgio che uccide il drago, ma può risolversi in un attivismo spumeggiante dalle conseguenze imprevedibili e sicuramente irresponsabili.

Mai vista così tanta gente telefonare al volante come da quando hanno ri-annunciato misure “severe” per chi telefona al volante

Fascista il giudice coperto di insulti perché ha deciso di non voltarsi dall'altra parte, di non fingere di non sapere cosa si agita intorno al ricatto umanitario. Fascista il sindaco che tutela la sicurezza pubblica dalle escandescenze di ubriachi, strafatti, molesti. Peggio che fascista, legalitario incompatibile il sindaco di Licata, cacciato in fama di antiabusivista. Fascista la polizia che sgombera un centro sociale «che aveva rifiutato ogni altra opzione», ha detto il primo cittadino bolognese Merola. Basta poco, che ci vuole? Solo che è difficile gestire un popolo di volpi che si rivelano puntualmente una manica di pecore matte, pericolose per loro stesse e per gli altri. Basta aprire gli occhi, tenerli vigili a un incrocio: mai vista così tanta gente telefonare al volante come da quando hanno ri-annunciato misure “severe” per chi telefona al volante. E si capisce: fino a che la severissima misura (l'Italia è il solo posto al mondo dove qualcosa è sempre «severamente vietato») resta sulla carta, l'italiano furbetto, o criminale, sa già che uso fare della carta suddetta. Poi, appena qualcuno si decide a prendere sul serio un regolamento, vien giù il Padreterno: «Inaudito! Inaccettabile!», e scattano i paragoni col Venezuela di Maduro o la Corea di Kim, «dove c'è molta più libertà».

UN PAESE SENZA DISCIPLINA. Va di moda citare i mitici Paesi del Nord Europa come esempi spontanei di civiltà e di rispetto, la stessa Germania come terra promessa e mantenuta dell'ordine (anche se questi nordici, a volte, per sfogarsi, passano la frontiera e danno di matto qui, su un'autostrada come su una fontana inestimabile), però nessuno sa spiegare come si esce dal circolo vizioso per il quale un ordine spontaneo non viene, però non lo si vuol raggiungere con misure drastiche. Dappertutto, da Venezia a Palermo, scoppiano risse perché i vigili si son messi in testa di applicare la norma liberticida che vieta alla gente di girare in mutande e c'è chi pretende di mangiare nudo al ristorante. Si vada a vedere la condizione presociale del mitico Salento in agosto, si verifichi un qualsiasi litorale fra gli 8 mila km di coste: la res nullius non è, correttamente, cosa di tutti ma, letteralmente, roba di nessuno, ovvero di chi ne prende possesso.

L'ANARCHIA SUL BAGNASCIUGA. Pallonate, badilate, occupazione cinese degli spazi, il cronista in un solo pomeriggio può sperimentare quanto segue: uomo preistorico sui 600 kg si cambia il costume en plen air, con la moglie che pietosamente gli tiene l'asciugamano aperto. Tre ragazzotti sguazzano allegramente in mare e lanciano cannonate alla Gigi Riva. La prima raggiunge un maturo bagnante in testa: «Scusi!». Il bagnante, conciliante, rimanda la palla. Dopo 20 secondi, altro missile acqua-acqua: centrato ancora il bagnante. «Scusi!». Il bagnante, un po' contrariato, rimanda la palla. Dieci secondi e terzo centro rimbombante in nuca del bagnante, che a questo punto s'incazza: «Sì, ma quanto deve andare avanti 'sta storia?»; «Che cazzo vuoi? Mica lo facciamo apposta», rispondono le giovani risorse. E allora la moglie del maturo bagnante deve trattenerlo dal farsi giustizia acquatica da solo.

Ecco, la religione nazionale è proprio questa: mica l'ho fatto apposta, tu sta' zitto e fa' la cuccia. Non lo fa apposta la velina che in macchina guida con le ginocchia e – vista, anche questa – si concentra su due telefoni due. Non lo fa apposta chi ti spacca la faccia a pallonate, chi ti impedisce una passeggiata rigenerante sul bagnasciuga perchè deve sfogare le sue pulsioni di Neymar represso, chi ti investe col biciclo sul marciapiede anche se è tutta zona pedonale, chi in una strada deserta ti parcheggia davanti alla porta di casa o nell'unico posto per i disabili, chi appicca incendi, chi traffica poveretti d'amore e d'accordo con gli scafisti e chi la notte riduce una piazza o una spiaggia a un bivacco di manipoli ebbri.

PECCATI CON PERDONO INCORPORATO. Poi, se per sbaglio un sindaco o ministro reagisce e, per una volta, «lo fa apposta», è regime. Ma niente paura, da queste parti nulla è più transitorio del definitivo, niente più aleatorio del drastico, le misure passano, i libertari alle cozze restano, i reati sono umanitari, i peccati hanno il perdono incorporato. Due anni fa, nella mitica discoteca Cocoricò di Riccione, moriva un sedicenne impasticcato di exstasy, suscitando indignazione generale non per il morto, ma perché avevano messo i sequestri: pensatori e dee jay che nel “Cocco” ci lavoravano, tutti a spiegare come quella misura fosse regime, che era questione di controllare, di dialogare, non di proibire. Hanno riaperto e al cronista di Repubblica i pusher dicono: ce ne sbattiamo dei controlli e qui c'è più droga di prima. Chissà che ne pensano i dj del "Cocco". Libertari con se stessi, insofferenti con gli altri. Fai agli altri quello che non vorresti ti fosse fatto, e, se gli altri protestano, passagli sopra, perché non l'hai fatto apposta.

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