Georg Wilhelm Friedrich 120705150452
L'ULTIMO MARXIANO 29 Agosto Ago 2017 0900 29 agosto 2017

Contro le anime belle della purezza contemplativa

Per non sbagliare, non agiscono. Per non contaminarsi con la realtà e con le sue contraddizioni, criticano tutto e tutti. Scegliendo di non scegliere. E conservando così lo status quo.

  • ...

Vi sono, poi, quelli che non agiscono. Quelli che criticano tutto e tutti e che, per non sporcarsi le mani, rinunziano con sovrano disprezzo a ogni concreta presa di posizione nell’agone politico e sociale sempre più globalizzato. Sono per esempio coloro i quali, dal 1989 a oggi, ogni qual volta scoppi un conflitto, scelgono di non scegliere. Preferiscono, cioè, sospendere il giudizio, senza schierarsi con una delle parti in lotta. Si limitano, tendenzialmente, a condannarle tutte, magari asserendo – con tono a cavaliere tra lo ieratico e il sapienziale – che sono “tutte uguali” o che la violenza è sempre sbagliata (anche nel caso di un’aggressione subita non v’è, allora, diritto di difesa?).

GLI INDIFFERENTI DI GRAMSCI. Va da sé che grazie a queste che, con Hegel, chiamiamo “anime belle”, il mondo sempre resterà così com’è: i rapporti di forza non verranno mai rovesciati e nemmeno scalfiti. Il loro non schierarsi è, de facto, già uno schierarsi per il rapporto di forza egemonico così com’è. “Indifferenti”, li chiamò, con ostentato odio, Gramsci nel 1917. “Anime belle”, li appellò Hegel nel 1807 nella Fenomenologia dello Spirito. Le “anime belle”, i puristi del pensiero astratto che temono ogni possibile contaminazione con la realtà concreta. Nell’anima bella – Hegel docet – «la coscienza vive nell’angoscia di contaminare con l’azione lo splendore del proprio interno» ed è appunto questo terrore dell’incontro del concetto con il reale che «le impedisce di trasformare il suo pensiero in essere», in oggettivazione pratica effettiva. Per non sbagliare, l’anima bella non agisce. Per non contaminarsi con la realtà e con le sue contraddizioni, l’anima bella critica tutto e tutti, lasciando tutto così com’è.

LA DISCESA NELL'ADE DELLA SOCIETÀ. Eppure, quasi convergendo ante litteram con Hegel, il Platone del primo libro della Repubblica ci aveva insegnato che la politica e la filosofia devono compiere una “catabasi”, una “discesa” in quell’ade che è la società, con le sue storture e le sue contraddizioni. Per provare a mutarla con la forza di un logos che si fa prassi e che informa di sé il reale stesso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso