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Chiesa
6 Settembre Set 2017 0934 06 settembre 2017

La Chiesa impari da Elio: i canti sacri si intonino al ritmo della disco-music

I maestri di cappella protestano perché la musica religiosa è brutta. La via della svolta l'ha indicata Born to be Abramo. Così, dopo quella del sabato sera, i fedeli possono farsi contagiare dalla febbre della domenica mattina.

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Qual è il vostro canto sacro preferito? Non parlo del Magnificat di Bach o dello Stabat Mater di Pergolesi, ma degli inni che si cantano durante la liturgia – quelli natalizi non valgono, anche se Tu scendi dalle stelle e Adeste fideles sono musica sacra a tutti gli effetti. Avanti, se avete una certa età in chiesa da piccoli ci siete stati tutti a messa e a catechismo. Ebbene, la mia hit era e resta Esci dalla tua terra, giustamente celebrata da Elio in Born to be Abramo, insieme a un altro pilastro della vocalità parrocchiale postconciliare, Resta con noi Signore la sera.

DON GIGI E LA SUA HIT. Esci, col suo ritmo vagamente western, non è, come credevo, una cover, ma si deve a don Gigi Cocquio da Uggiate. Giovane sacerdote alla fine degli Anni 60, viene inviato come missionario nelle Filippine, è scacciato da Marcos, approda alle Hawaii dove scandalizza i parrocchiani con omelie pacifiste e antiimperialiste, poi getta la tonaca, diventa padre di famiglia, mette su una fattoria no-profit a Makaha e oggi è un’eminente personalità hawaiana. (Scusate la digressione ma la storia di Gigi era troppo bella, praticamente l’adempimento della sua canzone.)

Chissà cosa ne pensano i maestri di cappella, ovvero di musica sacra, riunitisi a convegno a Roma su invito dell’Associazione Santa Cecilia per denunciare la deriva bonghista e sanremese del canto liturgico nella patria di Palestrina. Forse tutto è cominciato proprio con Esci dalla tua terra, il cavallo di Troia che ha introdotto surrettiziamente nelle nostre chiese armonie profane e «populiste», come le ha definite un monsignore. Dal canto gregoriano al degregoriano.

OGGI CANTI STILE CARTOON. Certo, oggi quel che si ascolta sotto l’altare è quasi sempre robaccia, riciclo di stilemi musicali più triti del cantautorame Anni 70 applicato a testi teologicamente densi come una sigla di cartone animato, in cui Maria è la mamma più bella e Gesù l’amico migliore che c’è. Il tutto diffuso da un animatore liturgico elettronico, una specie di juke-box sacro che in molte chiese dispensa celebrante e fedeli dalla fatica di cantare.

Chi canta prega due volte, come diceva sant’Agostino, chi balla prega per tre

E se la soluzione fosse ballare? La musica sacra cristiana ha divorziato fin dalle origini dalla sua altrettanto sacra sorella, la danza, che in quasi tutte le altre religioni esprime la gioia dell’unione fra umano e divino, dai dervisci rotanti ai rabbini chassidici, dagli sciamani alle danzatrici sacre induiste. Alzarsi e sedersi a comando durante la messa non avvicina a Dio: chi canta prega due volte, come diceva sant’Agostino, chi balla prega per tre. Cari maestri di cappella, la strada ve l’ha indicata Born to be Abramo: canto sacro più disco-music. Dopo quella del sabato sera, la febbre della domenica mattina. Se poi parte un tango argentino, scende in pista anche papa Francesco.

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