Macaco
12 Settembre Set 2017 1220 12 settembre 2017

Il macaco fotografo che ha mandato in tilt le regole sul copyright

Per due anni, un artista e un'associazione ambientalista si sono scontrati sulla paternità di alcuni "selfie" scattati da un primate. L'accordo chiude la contesa, ma la domanda resta: agli animali spetta il diritto d'autore?

  • Francesco Bertolino
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Naruto, il macaco protagonista di una serie di selfie virali, può continuare a sorridere. Nel 2011 aveva utilizzato la macchina fotografica di David Slater per una serie di autoscatti. Il fotografo inglese aveva reclamato la paternità delle immagini sostenendo che non fossero frutto di "clic" casuali, ma della sua scelta di lasciare la fotocamera al macaco. Nel 2015, però, il gruppo animalista americano Peta aveva chiesto al tribunale della California di riconoscere Naruto quale reale autore delle foto e, di conseguenza, quale titolare del copyright sugli scatti. L'accordo del 12 settembre conclude la vicenda giudiziaria: Slater ha accettato di donare il 25% dei futuri ricavi derivanti dalla vendita delle immagini ad associazioni che si dedicano alla protezione delle scimmie indonesiane.

Il sorriso di Naruto.

1. Gli autoscatti del 2011: ottenuti schiacciando tasti in modo casuale

Gli autoscatti risalgono al 2011. Durante un viaggio in Indonesia per fotografare il macaco cinopiteco, una specie a rischio estinzione, Slater aveva lasciato la macchina a disposizione dei primati. Dopo poco tempo, un macaco femmina, incuriosita, si era avvicinata all'apparecchio e, premendo i bottoni in maniera casuale, aveva effettuato una serie di autoscatti. Di ritorno dall'Indonesia, le divertenti immagini di Naruto divennero subito famose e furono acquistate dall’agenzia di stampa Caters. Il fotografo inglese le incluse anche nella pubblicazione del suo libro Wildlife personalities. Ancora Slater non sapeva quanti grattacapi gli avrebbero procurato quei selfie.

2. Il fotografo contro Wikipedia: la richiesta (respinta) di rimozione

Tre anni più tardi, infatti, cominciarono le discussioni sulla paternità delle immagini. Nel 2014 le foto vennero caricate su Wikimedia commons partendo dal presupposto che fossero libere da licenza. Rivendicando la proprietà degli scatti, Slater chiese a Wikipedia, proprietaria dell’archivio, di rimuoverli. Richiesta respinta dai gestori dell’enciclopedia del web che giudicarono autore dei selfie il macaco: non potendo un animale detenere diritti d’autore le foto dovevano considerarsi di pubblico dominio. A inizio 2016, il fotografo inglese annunciò la sua intenzione di citare in giudizio Wikipedia per violazione del diritto d’autore.

Uno degli autoscatti del macaco Naruto.

3. La posizione degli animalisti: a Naruto il copyright delle foto

Nel frattempo, però, l’associazione animalista Peta aveva deciso fare lo stesso con Slater, chiedendo al tribunale distrettuale della California di riconoscere a Naruto il copyright sugli autoscatti. I ricavi derivanti dalla vendita dei selfie sarebbero stati poi investiti dal gruppo a beneficio delle scimmie indonesiane. Nel gennaio 2016 i giudici americani respinsero il ricorso della Peta, sostenendo che «il Congresso e il presidente hanno il potere di estendere la protezione legale agli animali, ma non c’è alcuna indicazione che ciò sia avvenuto nel caso della legge sul copyright». Il gruppo animalista, però, non si diede per vinto e presentò immediatamente appello contro la decisione di primo grado.

4. L'accordo: restano aperte molte questioni

Si arriva così all’accordo del 12 settembre che conclude una lite lunga due anni. In un comunicato congiunto, Peta e Slater hanno concordato nell’affermare che «questo caso solleva importanti e innovative questioni sul riconoscimento di diritti in capo ad animali, obiettivo di entrambe le parti in causa che continueranno a perseguirlo nei rispetti ambiti lavorativi». I legali della Peta hanno aggiunto che al momento non è possibile prevedere quanti guadagni genereranno in futuro gli autoscatti del macaco. In ogni caso, il gruppo animalista si è impegnato a utilizzarli a beneficio di Naruto e degli altri esemplari della sua specie ospitati nella riserva indonesiana di Tangkoko.

Autoscatto con l'autoscatto.

5. La posizione dei giuristi: «Il diritto d'autore spetta solo agli uomini»

La causa fra Peta e Slater ha sollevato un dibattito sulla possibilità di riconoscere agli animali la proprietà intellettuale sulle opere da loro create. La maggior parte dei giuristi, in realtà, ritiene che, in base alle leggi vigenti, il diritto d’autore possa appartenere solo agli esseri umani e non agli animali. Nel caso degli autoscatti del macaco, quindi, Naruto non avrebbe avuto alcun diritto sui ricavi dei suoi selfie. Diritto che, però, non è detto spetti a Slater: per rivendicare il diritto d'autore il fotografo dovrebbe infatti dimostrare il suo apporto creativo allo scatto. In caso contrario, le foto sarebbero libere da licenza, in quanto nessuno potrebbe considerarsene proprietario. Questa, come detto, è la posizione di Wikipedia che, nonostante le proteste di Slater, continua a mostrare gli autoscatti del macaco nelle sue pagine.

6. Il precedente: libera da copyright una foto scattata da una scimmia

A favore della decisione dei gestori dell'enciclopedia online depone una nota rilasciata nel 2014 dall’ufficio per il diritto d’autore negli Stati Uniti che considera «libere le opere create da non umani» e cita fra gli esempi «una fotografia scattata da una scimmia» e «un affresco dipinto da un elefante». A sostegno delle posizioni di Slater pare invece schierata la giurisprudenza europea. In alcuni casi, infatti, la Corte di Lussemburgo ha considerato degna di protezione legale la mera selezione delle immagini da parte di un fotografo, a patto che questa operazione sia originale e rifletta la personalità dell’autore. L'accordo fra Slater e la Peta ha impedito ai giudici americani di raggiungere una decisione definitiva sul "Macaco-gate". In un famoso teorema, lo statistico francese Émile Borel sostenne che una scimmia instancabile, battendo su una tastiera per un tempo infinito, sarebbe in grado di comporre qualsiasi opera, del calibro della Divina Commedia o di Otello. Avrebbe anche diritto a rivendicarne la paternità?

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