Ruba posto a disabile,multato lo insulta
23 Settembre Set 2017 1400 23 settembre 2017

Non sarà una multa a scardinare i pregiudizi sui disabili

L'imprenditore D.T. non cambierà il suo modo di considerare le persone "handicappate". Più di una lettera di scuse sarebbe stato utile un incontro. Per mettersi nei panni dell'altro. E capire che le regole esistono per un motivo.

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L'episodio dell'imprenditore brianzolo “bipede” che, in un giorno di fine agosto, ha avuto la brillante e originale (penso che si sia perso il conto di quanti imitano o hanno preceduto il suo esempio) idea di parcheggiare la sua auto in un posto riservato a persone disabili ha suscitato lo sdegno e il biasimo di tutti gli italiani. Aggiungere commenti sull'antagonista della vicenda sarebbe un po' come sparare sulla croce rossa: non solo ha commesso l'infrazione di una regola del codice stradale, con conseguente obbligo di pagare la sanzione prevista in casi come questo, ma ha pure “completato l'opera” insultando la “vittima” della sua azione e attirandosi l'odio del Paese. Da ultimo, nel messaggio con cui fa ammenda del suo comportamento, il nostro afferma di non credere affatto a ciò che ha scritto, né di voler estendere in alcun modo il pensiero alla categoria. Ma a quel disabile in particolare sì?, ci viene spontaneo chiederci. Un genio, direi.

RITORNO AL MEDIOEVO. Vista da questa prospettiva, l'intera faccenda ha del comico (ovviamente non mi riferisco alla persona disabile che è stata costretta a cercarsi un altro parcheggio). Di fronte a notizie così, sembra di essere stati catapultati nuovamente nel Medioevo. Tuttavia mi chiedo: a un mese dall'accaduto, cosa sarà cambiato nel modo di ragionare del nostro eroe? Essere costretto a pagare gli ormai famosi 60 euro sarà servito a farlo riflettere sulle conseguenze di ciò che ha compiuto? Sarà utile allo scopo di evitare che commetta azioni simili in futuro? Ho il sospetto che la risposta a queste domande sia “no”. Temo purtroppo che, ancora una volta, l'uso del paradigma sanzionatorio, ovvero, in questa circostanza, la multa e le rimostranze dell'opinione pubblica, non abbia minimamente intaccato il significato che lui probabilmente attribuisce alle regole, né tantomeno il suo modo di considerare le persone con disabilità.

L'ITALICA ALLERGIA ALLE REGOLE. Già, le regole. Gli italiani sono tristemente famosi (non tutti) per non rispettarle quasi mai. Perché? Cosa ci induce, spesso, a fregarcene di una norma, tanto da non farci grossi problemi a violarla? Secondo me, il fatto di non contestualizzarla, di considerarla astratta. Spesso si riflette poco sulla ratio alla base di una legge o regola e, ancor meno, sulle conseguenze, per noi e per gli altri, che potrebbero derivare dal mancato rispetto della stessa. Nemmeno l'applicazione di una sanzione credo aiuti a mettersi nei panni di chi subisce le ricadute delle nostre azioni, né serve da deterrente per evitare di commettere errori in futuro (lo dimostra il tasso di recidiva nelle patrie galere, che pongono le loro fondamenta sul paradigma sanzionatorio).

Allo stesso modo l'uso della categoria “handicappato” (peraltro, amico, permettimi di farti notare che sei un tantino demodé: ora si usa “disabile”, ma a te magari piace un po' il "vintage pre–deistituzionalizzazione") permette con facilità di non pensare alla persona nascosta dietro alla parola. Non consente nemmeno di immaginarsi, per esempio, la fatica sua o di chi lo accompagna di spingere la sedia a rotelle, per percorrere i “famosi” due metri in più citati nel famigerato cartello, magari affrontando scalini o marciapiedi sconnessi. Per questi motivi sono convinta che accannirsi contro il signor D.T., autore dell'infrazione e degli insulti, sia inutile, per quanto giustificato. Concordo invece con il vicepresidente di Ledha, l'associazione a cui è stata indirizzata la lettera di scuse scritta da D.T. , il quale, in una dichiarazione rilasciata al quotidiano Il Giorno, ha affermato che, benché la missiva sia stata un passo avanti, avrebbero preferito incontrare l'autore di persona.

UN INCONTRO È MEGLIO DI TANTE PAROLE. Penso che l'incontro tra autore di infrazione e vittima possa essere un'occasione, se riconosciuta tale da entrambi, per scardinare teorie personali e pregiudizi reciproci, nonché per “mettersi nei panni dell'altro”, relativizzando il proprio punto di vista e la propria “verità”. In questo modo anche le norme dovrebbero riacquistare concretezza e ciò aiuterebbe a vederne l'utilità nella vita quotidiana. Poter vedere con i propri occhi o ascoltare con le proprie orecchie le difficoltà incontrate da una persona con disabilità motoria, quando si muove nel mondo, magari potrebbe aiutare a riflettere sul fatto che, se ci rompessimo una gamba o quando invecchieremo, le stesse difficoltà potremmo averle noi. Molti amici mi confessano che, da quando mi conoscono, hanno incominciato a notare la presenza di barriere architettoniche, fisse o mobili (anche un'auto lo diventa, se parcheggiata in un luogo non preposto) pure in mia assenza.

UN SUGGERIMENTO AL SIGNOR D.T. Concludo con un messaggio al caro imprenditore di cui sopra: «Gent.mo sig. D.T., sono una povera handicappata (ma non cambierei mai questa mia disgrazia con quella di non saper scrivere in italiano corretto a quarant'anni, né con quella di esser capace di riportare i contenuti da Lei esplicitati), ormai da anni collaboratrice di Lettera43.it. Mi permetto di darle un suggerimento: la prossima volta, se non sa come spendere 60 euro, li investa in cultura! Mi offro come Sua insegnante di grammatica e stile: sei lezioni, 10 euro l'una. Economica, no?».

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