Violenza Donne
LA MODA CHE CAMBIA 24 Settembre Set 2017 0800 24 settembre 2017

Non (solo) la prigione. I maschi violenti vanno rieducati

Più che per convegni dedicati alle donne, dovremmo spendere soldi per trasformare i lupi mannari. Contro l'Arancia meccanica dei femminicidi, ci vuole una formazione obbligatoria. I progetti ci sono, la volontà istituzionale non ancora.

  • ...

Ospite a "Pordenonelegge" nei giorni del ritrovamento del corpo di Noemi Durini, trovo come moderatrice una simpatica collega del Messaggero Veneto, il giornale di riferimento del Friuli. I temi della moda scivolano velocemente su quelli, fondanti, del corpo maschile e femminile, e da quelli, inevitabilmente, tornano a Noemi e alle sue sorelle di sventura; forse non più numerose di trenta, cinquanta o duecento anni fa, come si scrive da più parti - e vorrei sapere su quali basi, visto che un tempo raramente questi casi si denunciavano - ma che solo oggi iniziano a venire alla luce.
Talvolta, in maniera orrenda come il corpo di Noemi.

QUELLE DENUNCE INASCOLTATE. Il fidanzato reo confesso è stato pestato a sangue e ha rischiato la vita appena entrato nel carcere minorile di Quartucciu, (le guardie, che certamente hanno chiuso un occhio per qualche minuto come sempre succede nei casi come il suo, l’hanno tolto dalle grinfie degli altri reclusi proprio all’ultimo secondo prima che facesse la fine della sua vittima). Due giorni dopo, Nicolina Pacini, quindici anni, uccisa con un colpo di rivoltella al volto dall’ex amante della madre al quale si rifiutava di rivelare dove si fosse nascosta per sfuggirgli.

LA RISPOSTA È LA FORMAZIONE. Entrambi i casi in parte frutto delle stesse denunce da parte delle madri di Noemi e di Nicolina (la prima per la figlia, la seconda per se stessa) e che però erano rimaste inascoltate: non ci sono dubbi che, nella messa in pratica delle minacce da parte dei due assassini, un ruolo non marginale sia stato infatti svolto dalle stesse denunce a cui non era seguita una sanzione, un controllo, un fermo. O, forse, una formazione obbligatoria.

I festival sulle donne, le ore trascorse discorrendo sul palco con uomini civili e beneducati non portano a nulla se poi fuori ulula il lupo mannaro, che sotto i riflettori finisce solo dopo aver ucciso, violentato, sbranato.

Tutti ricordiamo il processo di rieducazione immaginato da Anthony Burgess in Arancia meccanica per lo stupratore e assassino Alex, il famoso "trattamento Ludovico". Quando scrisse il romanzo, Burgess era purtroppo reduce da un’esperienza simile a quella vissuta dai coniugi Alexander, dunque si comprende la spinta emotiva che gli fece immaginare il “trattamento Ludovico”. Eppure, e visto che fino ad oggi tutti, ma proprio tutti gli assassini di mogli, ex-mogli, amanti da parte di uomini che ne rifiutavano l’abbandono fanno seguito a denunce rimaste inascoltate, o a provvedimenti sanzionatori e coercitivi non rispettati e addirittura cancellati da parte del tribunale (duole dirlo, ma dietro a questi provvedimenti che favoriscono i violenti trovate non di rado gip donne), forse è necessario che vengano adottate misure alternative.

MANCANO FONDI E COMPETENZE PER EDUCARE I MASCHI. Una di queste può essere la rieducazione del violento, o per meglio dire la sua educazione, visto che la maggior parte di loro esce da contesti familiari in cui il rispetto delle donne è sconosciuto e la sopraffazione pratica quotidiana. E uno dei progetti più interessanti nasce proprio a Pordenone, come derivato della famosa "Carta di Pordenone per la tutela nella rappresentazione della persona sui media" siglata nel 2015 e rimasta in buona parte inapplicata (d’altronde, che cosa si può fare quando la madre di Nicolina, nella sua ignoranza abbagliata, è la prima a scagliarsi sui social media contro l’ex fidanzato assassino e a presentarsi davanti alle telecamere?).

LE ISTITUZIONI PENSINO A PERCORSI OBBLIGATORI. L’associazione si chiama "Prima persona" e si occupa della violenza dal lato maschile. Ha fra i propri obiettivi quello di aprire un centro di ascolto per uomini maltrattanti. L’idea, per il momento, si è concretizzata in tanta buona volontà e in una pagina facebook. Mancano infatti fondi, mancano psicologi preparati (quanto è successo nel carcere di Quartucciu placa un po' la nostra rabbia primordiale, ma non è ovviamente una risposta), e certamente manca la volontà delle istituzioni di indirizzare da subito i violenti, che vogliano o meno, verso un percorso di educazione.


TRASFORMARE IL LUPO IN UN UOMO. I festival sulle donne, le ore al femminile trascorse discorrendo sul palco con uomini civili, beneducati, attenti alle esigenze delle donne con cui vivono, non portano a nulla se poi fuori ulula il lupo mannaro, che sotto i riflettori finisce solo dopo aver ucciso, violentato, sbranato. Tanti dei fondi immessi per organizzare convegni, feste e spettacoli in piazza sarebbero più efficaci se venissero convogliati per un tavolo pubblico-privato destinato a trasformare il lupo mannaro non in un agnello, ma in un uomo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso