Donna Incinta
LA MODA CHE CAMBIA
15 Ottobre Ott 2017 0900 15 ottobre 2017

Gestazione per altri, perché ho firmato contro Michela Murgia

Una donna che considera il corpo di un’altra un’incubatrice per terzi mi mette in serio allarme. Il desiderio di genitorialità può essere forte, ma il limite ultimo, invalicabile, è il diritto del bambino.

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L’ho scritto, credo, diverse volte su questa rubrica negli ultimi anni, e vorrei ribadirlo in questa occasione: avere figli non è un diritto per nessuno. Etero, gay, trans, coppie stabili, single: non ne faccio una questione di sessualità, che non mi interessa afferendo a mio giudizio innanzitutto alla sfera privata. Proteggere i bambini e i deboli è però il dovere di tutti. Riconosco che per tantissimi il desiderio di genitorialità sia forte, ma il limite ultimo, invalicabile, è il diritto del bambino.

IL «PICCOLO ZAC» DI ELTON JOHN E DAVID FURNISH. Per questo, mentre infuria il dibattito attorno al tema della gestazione surrogata, illegale in tutto il mondo tranne in quindici Paesi e fra quelli più sviluppati con infinite limitazioni, ho fatto lo sforzo di separare il pur inseparabile rapporto fra madre naturale e neonato e sono andata a rileggermi un'intervista che Elton John rilasciò qualche anno dopo aver acquistato (mi spiace, non ci sono altri verbi adeguati) suo figlio Zachary, portandolo via dalla madre pochi minuti dopo il parto. Raccontò che, per due anni, il «piccolo Zac» aveva pianto di un pianto inconsolabile, impossibile da calmare, disperato, al punto che lui e il legale compagno David Furnish avevano deciso di far arrivare quasi quotidianamente, via jet privato potendoselo permettere, provviste di latte della madre di Zac nel tentativo di lenire le sofferenze del piccolo. Arrivarono al punto di cambiargli casa, affidandolo a tate amorose.

LE CONSEGUENZE DEL RAPPORTO SPEZZATO CON LA MADRE. A quanto mi viene raccontato da fonti attendibili, il «piccolo Zac» non è il solo caso in questa piccola compagine di figli acquistati in certe fabbriche di incubatrici umane, fra l’Est europeo e una certa America che ora inizia a emergere fra denunce e appelli. Ma non avendole visitate non posso testimoniarne di persona e dunque non andrò oltre l’evidenza, che inizia a essere certificata, di casi di anoressia a quattro anni e di patologie di nascita anche piuttosto serie, ma spesso dovute a cause impossibili da verificare. E lungo le quali è impossibile risalire, a causa del rapporto spezzato e cancellato con la madre e la sua storia familiare e di quello incerto, talvolta come nel caso di Elton John e David Furnish volutamente confuso (mescolarono il seme), dei “padri”.

Etero, gay, trans, coppie stabili, single: non ne faccio una questione di sessualità.

Direte voi: la storia è piena di figli illegittimi e non dichiarati (addio storia genetica), trovatelli, bambini abbandonati (addio mamma). Anche per loro ci sono state, ci sono, infinite difficoltà. La differenza è che i milioni di bambini che hanno popolato la storia e queste condizioni, e che talvolta sono pure diventati grandi uomini, non erano stati programmati come il «piccolo Zac», e non erano il frutto di uno scambio di denaro e, sempre, di un bombardamento ormonale dannoso per la loro madre e per loro stessi. Non erano, insomma, prodotti di serra o di allevamento in batteria, frutto di volontà di possesso a prescindere e a costo della loro stessa vita, nati quasi sempre dal risultato di una coercizione nei confronti di soggetti deboli economicamente, psicologicamente, culturalmente.

MICHELA MURGIA MI HA LASCIATA SENZA FIATO. Per questo, e per tornare al dibattito sulla gpa, asettico acronimo che indica la gestazione per altri o, in comprensibile e violenta sintesi, l’utero in affitto, ho scelto di firmare l’appello promosso da alcune intellettuali, e amiche, come Paola Tavella e Marina Terragni contro l’evidente parzialità della conduzione di Michela Murgia a favore delle posizioni di Nichi Vendola, genitore su commissione di un pur delizioso bambino che incontro spesso al supermercato a Roma. Murgia non è una giornalista, dunque ignora le più elementari regole della deontologia professionale di cui l’imparzialità è la prima; fa politica attiva da anni, l’ha fatta anche per movimenti e su posizioni speculari a quelle che sostiene attualmente (sul web girano suoi chuchotement* affettuosi con Mario Adinolfi, che credo manderebbe al rogo Vendola dopo avergli imposto un autodafé con il cappello a punta su piazza Montecitorio ma, come noto, le convenienze cambiano). Scrive bei romanzi; detto fuor di metafora e, giuro, senza doppi sensi, punta molto in alto. Dunque quello che dice o scrive sul tema mi interessa solo in relazione alle reazioni che provoca presso il pubblico più vasto, e la sua accorata difesa della «modernità» della gpa, diffusa su Facebook, mi ha lasciata senza fiato.

Dopo la puntata di Chakra Rai3 in cui abbiamo ospitato in studio Daniela Danna, Nichi Vendola e Donatella di...

Geplaatst door Michela Murgia op woensdag 11 oktober 2017

Una donna che considera il corpo di un’altra un’incubatrice per terzi mi mette in serio allarme. Mi ha lasciato senza parole anche il discreto numero di donne che, con toni violenti, l’hanno invitata a proseguire «nella sua battaglia», sempre che rimanga la stessa anche nei prossimi mesi. I medici (maschi) che sono intervenuti nello scambio di commenti, agitando un tema fondamentale, e cioè che la gestazione per altri rompe volutamente il legame materno naturale che si stabilisce durante la gravidanza, sono stati coperti di insulti, come praticoni retrogradi se non «merde umane». Immagino che gli epiteti fossero votati a sostenere Michela Murgia a prescindere e non a considerare i diritti neonatali e dell’infanzia come un tema ininfluente rispetto al possesso di un figlio (mi spiace ancora, ma non ci sono altri sostantivi adeguati).

CORPO FEMMINILE TRASFORMATO IN MEZZO. Insomma, fra quelle righe ho letto un mondo alla rovescia, in cui il corpo femminile veniva trasformato in un mezzo, un veicolo, e il bambino e i sui diritti mai presi in considerazione. Questo per spiegarvi per quale motivo, invece di entrare nella zuffa social con persone di cui non conosco il grado di preparazione e di ragionevolezza, e non avendo l’abitudine allo scambio violento o all’insulto per educazione (l’emoticon della merda non è un mezzo espressivo che reputo interessante), ho deciso di occupare questo mio spazio settimanale su Lettera43.it con qualche riflessione sul tema, il direttore Paolo Madron mi perdonerà.

L'IMPORTANZA DEL LEGAME NATURALE. Figlia e parente di medici che si occupavano e si occupano di donne, sono cresciuta frequentando quasi quotidianamente ospedali e cliniche, esposta ogni minuto alla presa di coscienza, anche personale, del legame madre-figlio e al culto del legame materno naturale, che peraltro da decenni i professionisti della medicina incoraggiano in ogni modo. Sui benefici dell’allattamento al seno nella prevenzione delle malattie anche in età adulta esiste una casistica sconfinata; sulle conseguenze permanenti dell’interruzione del rapporto intimo fra madre e figlio ne esiste una perfino per gli animali. Nessun allevatore serio vi permetterebbe di togliere alla madre del cockerino o del labrador che volete acquistare il cucciolo fino a tre mesi di vita. Morirebbe il cucciolo e la madre impazzirebbe di dolore. Una corrente di pensiero cerca di legittimare questa pratica, in via permanente, per tutta la vita, per i bambini.

*chuchotement significa bisbiglio affettuoso

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