Molestie, Trump citato in giudizio
TRUMPERIE 18 Ottobre Ott 2017 1656 18 ottobre 2017

E se il sessista Trump fosse pericoloso quanto Weinstein?

Senza dover arrivare allo stupro, le uscite del presidente rischiano di condizionare più di quanto si pensi. E il fatto che restino impunite non fa che aggravare ulteriormente la situazione.

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Su abusi e molestie sessuali in questi giorni si è detto di tutto, in particolare in Italia, dove il web si è orrendamente scatenato urlando insulti e cattiverie contro Asia Argento per aver ritardato a denunciare Harvey Weinstein, che la stuprò più di vent’anni fa. A parte tutta questa rabbia, però, sono rimasta particolarmente colpita dall’iniziativa #metoo. Lanciata dall’attrice Alyssa Milano su Twitter qualche giorno fa, per «dare alla gente un senso della grandezza del problema», si chiede semplicemente di twittare #metoo a chi si è trovato in situazioni di disagio dovute a un abuso sessuale.

UNA CONFESSIONE SOTTOVOCE. Senza dover arrivare allo stupro vero e proprio, l’abuso di potere attraverso richieste di prestazioni sessuali non è una novità per le donne, che spesso si trovano in situazioni di profondo disagio e di umiliazione, soprattutto sul mondo del lavoro, anche se non vogliono diventare attrici o famose. #Metoo, anch’io, è una semplicissima confessione, fatta quasi sottovoce, che mostra quanto questo tipo di circostanze sia talmente comune che molte donne credono che sia quasi parte della norma. Di personaggi estremamente famosi che sono stati accusati, anche dopo anni dall’accaduto, di aver molestato delle donne ce ne sono in tutti i campi: basti pensare al famoso giudice della Corte suprema Clarence Thomas, accusato da Anita Hill di abuso sessuale, o Bill Cosby, o Woody Allen, o Micheal Jackson, Roman Polanski, Mike Tyson. La lista è tristemente lunga e anche molto deprimente. Nella suddetta lista spicca un nome: Donald Trump. I suoi commenti sulle donne sono ormai celebri, ma vale la pena ricordarne qualcuno.

Chiacchierando su un pullman, è stato registrato mentre diceva: «Sono automaticamente attratto da donne bellissime: le vedo e comincio subito a baciarle. Come una calamita, le bacio, non aspetto un attimo. E quando sei una star te lo lasciano fare, puoi fare quello che vuoi. Le puoi anche prendere per la fica, puoi fare tutto». Commentando il divorzio di Arianna Huffington, fondatrice dell’omonimo giornale, Trump scrive su Twitter: «Non è attraente né dentro né fuori. Capisco perché suo marito l’ha lasciata per un uomo, ha preso la decisione giusta». Durante un processo in cui Trump era l’accusato, l’avvocatessa Elisabeth Beck chiese una pausa per allattare il suo bimbo di tre mesi. Trump a voce alta commentò: «You are disgusting!». Infine, durante la campagna elettorale, Trump scrisse su Twitter: «Se Hillary Clinton non riesce neanche a soddisfare suo marito, come si può pensare che riesca a soddisfare l’America?». La risposta a questi e altri suoi commenti fu la famosa marcia delle donne del gennaio scorso, che però non sfociò in nessuna ripercussione penale.

TRE DOMANDE IMPELLENTI. Le domande da farsi sono tante, ma tre mi sembrano impellenti: se il presidente, e cioè la persona scelta per guidare un popolo e per dare il buon esempio, tratta le donne in questo modo, potrebbe legittimare altre persone, potenti o no, a fare lo stesso? E se le tratta in questo modo e non ci sono ripercussioni legali, potrebbe essere che il messaggio che arriva al capo del personale, all’insegnante in un college femminile, al vicino di casa o ai parenti delle ragazzine sia che non solo non c’è niente di grave, ma che tanto non succede nulla? E se le ragazzine o le donne che vengono maltrattate, violentate, umiliate hanno paura di denunciare il fatto, diventano automaticamente complici? Non conosco donna, me compresa, che non abbia vissuto una circostanza del genere nella sua vita, e come loro, aggiungo il mio #metoo alla lunghissima lista, nella speranza che davvero si capisca la magnitudine di questo orribile problema. E che persone come Donald Trump o Harvey Weinstein vengano una volta per tutti fermate.

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