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BASSA MAREA 22 Ottobre Ott 2017 1400 22 ottobre 2017

Italiani alla guida, critica di un'atavica allergia alle regole

Il nostro Paese è considerato il meno disciplinato quanto a comportamenti stradali. Pervaso com'è da un trasversale infantilismo automobilistico. Che, ahinoi, non è privo di conseguenze.

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Il signor Rossi spreca più tempo del dovuto al volante, Italia centro-settentrionale, Svizzera, Germania centro-meridionale, Belgio, Francia orientale. Il signor Rossi si è trovato naturaliter un metodo sicuro per verificare, al rientro dall’estero, di essere in Italia, oggi fatto non più subito tangibile vista la soppressione, o sospensione, in Europa di molte barriere di frontiera. Stai superando due camion e vai a 130 chilometri o 140 , già 10 di troppo per i limiti di velocità. Ti piomba alle spalle un suv o magari solo una Tipo a tutto gas, si incolla a un metro e mezzo dal tuo paraurti posteriore, lampeggia per chiedere strada, se i camion sono quattro magari strombazza pure per manifestare il suo disappunto di averti fra i piedi. Ecco, non c’è dubbio, siamo in Italia. Qualche miglioramento c’è stato: in passato lampeggiavano sempre, oggi qualche volta aspettano. Ma sempre a un metro e mezzo, per farti capire il disappunto.

54,2 VITTIME PER MILIONE DI ABITANTI. L’Italia, diceva un sondaggio condotto alcuni anni fa in Gran Bretagna, è considerata e di gran lunga la meno disciplinata quanto a comportamenti stradali, seguita a molta distanza da Francia e Spagna, Gb quarta in questa classifica negativa. Le conseguenze si toccano: «L’Italia continua ad avere un tasso di mortalità da incidenti stradali significativamente superiore a quello europeo: 54,2 vittime per milione di abitanti contro il 50,6 della media Ue» diceva giorni fa l’ultimo rapporto Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile). Qualcuno potrà anche stizzirsi per queste osservazioni: il solito masochismo nazionale, dirà. Non siamo peggio degli altri, nemmeno al volante, anzi, siamo meglio. No, siamo uguali in molti aspetti, migliori in alcuni, peggiori in altri, tra cui la guida dell’auto. Chi non lo ammette, o non ha avuto occasione di fare confronti, o è così comodo nelle sue abitudini da non vederne le assurdità.

AUTOMOBILISTI SANS-SOUCI. In Europa, l’Italia è la patria degli automobilisti che sarebbe impreciso definire solo indisciplinati. Termine più esatto è automobilisti sans-souci, al di sopra delle regole (o al di sotto). Le regole sono un di più, le osservo quando decido io e quando mi pare le ignoro. Più che indisciplina in senso stretto, verrebbe da definirlo infantilismo automobilistico. Sulle strade statali e provinciali è difficile poter lasciare la normale distanza di sicurezza con l’auto che precede, perché è un invito al sorpasso per chi, sans-souci, sopraggiunge e riempie subito il “buco”, anche se c’è la striscia doppia di divieto. Il mito del sorpasso, potenzialmente suicida e assassino se portato agli eccessi su strade a doppio senso, è ancora quello del film omonimo di Dino Risi (1962). Ci rendiamo conto delle follie infantili di quei tempi ma un buon numero, fra noi, si comporta ancora su quei modelli, con solo qualche esasperazione in meno. Spesso sono i giovani a guidare in questa sconsiderata maniera. Raramente le donne. Ma alle volte lo fanno anche sessantenni e settantenni che evidentemente fanno questo da una vita. Gli è andata bene.

In autostrada l’incollatura al paraurti in fase di sorpasso mentre chi precede va al massimo della velocità consentita è la cosa più irritante, ma non l’unica. Solo circa metà degli automobilisti italiani, in autostrada e non, segnala con la freccia l’imminenza di spostamento a sinistra. Molti lasciano a chi segue l’onere di “intuire”. Quasi nessuno, effettuato il sorpasso, indica con la freccia destra l’imminenza del rientro. In Germania lo fanno tutti, o quasi. Non segnalare lo spostamento a sinistra è pericoloso perché chi ha questo tipo di nonchalance non offre grandi garanzie di controllare sempre con il retrovisore che non stia sopraggiungendo nessuno. Si affida alla cortesia di chi segue, dimostrandone poca in proprio.

PESSIME (E DIFFUSISSIME) ABITUDINI. Poi c’è la pessima e diffusissima abitudine, là dove l’autostrada è a tre corsie, di viaggiare sistematicamente sulla corsia di centro, spesso a velocità modesta di marcia, 100 o 110, e non di sorpasso. Chi viaggia regolarmente a destra deve quindi spostarsi non di una ma di due corsie, con il rischio di dover bruscamente frenare se in quel momento a sinistra piomba un pazzo (in Italia succede anche sotto i cartelli con su scritto 130) che viaggia a 180 all’ora. Quella di centro, i cartelli luminosi lo indicano spesso ma moltissimi non li leggono, è una corsia di sorpasso e non di marcia. Chi viaggia al centro quando la corsia di destra è libera non si rende conto che, per un tratto di circa 100 metri davanti e 100 dietro, sta riducendo l’autostrada da tre a due corsie, per soddisfare i propri comodi, per un senso sbagliato di maggiore sicurezza stando al centro, o per la tranquillità di non dover cambiare corsia per superare quel camion che è laggiù a due chilometri di distanza. Qui le signore al volante escono dalla categoria virtuosa, perché per un errato senso di tranquillità preferiscono spesso la via di mezzo, e a velocità moderata. E sono tetragone nel non spostarsi mai.

«Ma io vado al centro perché ci sono i camion», dicono molti. Falso, perché i più non rientrano a destra nemmeno quando hanno questa corsia libera a perdita d’occhio. Provare per credere: la domenica, libera o quasi dai camion, a volte su certi tratti (ad esempio alcuni chilometri a tre corsie fra Albisola e Arenzano o lunghi tratti della Voltri-Gravellona prima di Biandrate) ci sono spesso molte più vetture sulla corsia di centro, a velocità stile famiglia, che non su quella di destra. Se si lampeggia per segnalare che dovrebbero scansarsi pochi lo fanno: i più procedono imperterriti, qualcuno fa gestacci e a leggergli le labbra proclama il solito vaffa. E non rientra a destra, questione d’onore. No, di stupidità automobilistica totale così incancrenita da risultare normale, un diritto.

REFRATTARIETÀ ALLE REGOLE. Ci sono vari altri vizietti, autostradali e non, diffusissimi. Nelle rampe e sugli svincoli, si capisce subito da come si comporta la vettura che segue se l’amico taglierà la striscia continua per superare rombando senza aspettare il suo turno. E così quando la segnaletica dice che ci si restringe a una corsia, causa lavori, e che occorre rallentare e poi arriva il divieto di sorpasso, occorre stare attenti perché c’è sempre qualcuno che non rispetta affatto i limiti a scalare, spesso va detto fin troppo rigorosi in Italia, e finché c’è spazio si infila a tutto gas per piazzarsi primo alla strettoia, e i peggiori, se non ci riescono, con i fari o il clacson esprimono fanciullescamente – da bambini viziati - il loro disappunto. Sorpasso indebito sulle rampe e mancato rispetto dei segnali al restringimento sono una garanzia: succede sempre. Ci sarebbe da dire qualcosa su moto e scooter, per i quali il sorpasso a destra ormai da anni è la regola e non più una cosa comprensibile quando si è in coda o comunque in situazioni a basso rischio, ma una norma ovunque, in città e anche su strade statali, se occorre. Le due ruote si infilano, comunque. Anche al pronto soccorso. Che dire, a giudicare da come guidano gli italiani questo dovrebbe essere un Paese invivibile perché refrattario alle regole più elementari. Una terra semiselvaggia. Invece spesso in Italia si vive niente affatto male, nonostante tutto. Possibile che non si riesca a imparare a guidare meglio?

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