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14 Novembre Nov 2017 1409 14 novembre 2017

Povertà minorile, in Italia colpisce un bambino su otto

Nel 2016 il dato è in aumento del 14% rispetto al 2015. L'allarme di Save the Children: non sempre la scuola riesce a colmare il gap.

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Più probabilità di dover ripetere l'anno scolastico, difficoltà a raggiungere competenze minime in lettura e, soprattutto, un maggior rischio di dispersione. I ragazzi che vivono in contesti economicamente svantaggiati rischiano l'insuccesso tra i banchi più dei loro coetanei che crescono in contesti agiati. E a fronte di un aumento della povertà minorile nel nostro Paese, la scuola non sempre riesce a colmare il gap. Il punto della situazione lo ha fatto Save the Children, con l'Atlante dell’Infanzia a rischio 2017 - Lettere alla scuola, appena pubblicato da Treccani. «Il diritto a un'eguale istruzione», ha detto il direttore generale della Ong, Valerio Neri, «va riconosciuto a tutti i bambini».

POVERO UN BAMBINO SU OTTO: +14% IN UN ANNO. Nel 2016, ricorda Save the Children, i bambini in condizione di povertà assoluta sono 1,2 milioni, pari al 12,5% del totale. Il dato è in aumento del 14% rispetto al 2015. In un mese le loro famiglie d'appartenenza possono spendere in media solo 40 euro in cultura e 7,6 euro in istruzione.

SEI SU 10 ESCLUSI DALLE ATTIVITÀ CULTURALI. Il 59,9% di chi ha un'età compresa tra i 6 e i 17 anni non riesce a svolgere in un anno quattro attività culturali come la lettura di almeno un libro, la pratica di uno sport continuativo, assistere a concerti, spettacoli teatrali, visitare siti archeologici e musei, accedere a internet. Le percentuali aumentano tra i bambini in famiglie con difficoltà economica: un ragazzo su tre, ad esempio, non ha mai avuto accesso a internet in un anno, contro il 25% di chi è più ricco. Secondo un'indagine di Save the Children e Ipsos, il 47% degli 11-17enni italiani è connesso h24 e a il primo smartphone arriva a 11 anni e mezzo.

CRESCE IL RISCHIO DI INSUCCESSO SCOLASTICO. Nelle scuole con un indice socio-economico e culturale basso, il tasso di alunni ripetenti è sei volte maggiore rispetto a istituti che hanno un indice più alto: viene bocciato infatti più di un 15enne su quattro, il 27,4%, contro il 4,4%. Uno scarto tra performance pari a 23 punti percentuali, superiore al dato medio Ocse, che si ferma al 14,3%. Inoltre, quasi un 15enne su due (47%) tra chi proviene da un contesto svantaggiato non raggiunge il livello minimo di competenza in lettura, otto volte tanto rispetto a un coetaneo cresciuto in una famiglia agiata (6%).

RISCHIO DISPERSIONE PER 130 MILA STUDENTI. Il rischio di dispersione scolastica è elevato tra chi vive in condizioni di disagio. In generale, hanno più possibilità di lasciare la scuola i maschi, chi viene dal Mezzogiorno, soprattutto da Campania e Sicilia, e gli stranieri. «Non si può fare la lotta alla dispersione senza fare la lotta alle diseguaglianze nel nostro Paese», ha osservato quindi Marco Rossi Doria, che guida la cabina di regia del ministero dell'Istruzione contro la dispersione, «occorre fare un tempo pieno intelligente e lo ius soli».

SCUOLA NON SEMPRE A MISURA DI BAMBINO. Il 41% delle scuole medie lamenta una scarsa dotazione di laboratori e ambienti di apprendimento. Inoltre, solo il 17,4% degli istituti scolastici (una scuola su sei) è dotato di almeno una palestra in ogni sede, mentre, sebbene quasi tutti abbiano una biblioteca, meno di tre su quattro danno la possibilità di effettuare un servizio di prestito. In generale, il 43% dei docenti delle scuole italiane non riceve alcun commento o apprezzamento sul proprio operato, mentre il 56% degli alunni studia con grande tensione. Infine, anche se gli alunni stranieri aumentano (sono il 9,2% del totale), solo nel 2,2% delle scuole i maestri hanno ricevuto una formazione specifica.

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