Milano Migrants
18 Novembre Nov 2017 1100 18 novembre 2017

Milano, città del mondo narrata dagli stranieri

Esce la prima guida sul patrimonio multiculturale della metropoli scritta da donne immigrate. Un viaggio nell'eccellenza e nella storia lasciata dai forestieri e tra le comunità di oggi.

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Milano senza la Scala, le Cinque giornate o anche un santo popolare come san Vittore (quaranta dì, quaranta nott, a San Vitùr a ciapaa i bott, cantavano Jannacci e Gaber nelle canzoni della mala), non sarebbe Milano. Ma la Scala senza l'eccellenza di diversi tenori peruviani, soprani rumene e di tanti grandi interpreti e musicisti stranieri sarebbe la Scala? I carbonari avrebbero fatto il Risorgimento senza l'appoggio di Napoleone e delle sue aristocratiche legioni polacche di sfondamento? E come sarebbe potuto nascere a Milano il culto di San Vittore avviato da Sant'Ambrogio, con gli innumerevoli luoghi a lui dedicati inclusa la chiesa demolita di San Vittore al Carcere diventata sinonimo del penitenziario, se Vittore il Moro, soldato marocchino delle legioni romane, non fosse caduto martire a Lodi?

CITTÀ DEL MONDO. Resterebbero la cotoletta (contesa con Vienna), il risotto (con lo zafferano orientale) e il panettone, tutto meneghino come pochi altri simboli della metropoli del Nord. Che non ne farebbero la milanesità, perché la milanesità è di più e lo è sempre stata. Andando avanti a scavare come hanno fatto per un anno, le autrici di origine straniera della prima guida al patrimonio interculturale di Milano Girogiromondo, presentata a Bookcity 2017, non avrebbero finito più. La narrazione parte da Milano ma si allarga all'Italia, perché per esempio, senza il contributo delle idee e del carisma della giornalista e rivoluzionaria ucraina Anna Kuliscioff ricordata nella guida, il Partito socialista italiano avrebbe avuto tutt'altra storia di quella tracciata, alla sua fondazione, nel salotto meneghino della Kuliscioff e dal suo sodalizio con Filippo Turati.

Anna Netrebko, leggenda russa della Scala.

A Milano dal 1999, con altre egiziane Hanan Abdeldaim ha curato la sezione sulle tracce del Paese d'origine nella città d'adozione sorprendendosi, durante le ricerche, della «collezione egizia del Castello sforzesco tra le più importanti d'Italia» che non sapeva esistere e di tanto altro, inclusi i «molti incontri in lingua originale sull'Egitto dell'Università cattolica di Milano», racconta a Lettera43.it. Dopo tre anni di corsi di lingua e cultura italiana dell'associazione no profit Ibva, culminato nella stesura del libro, Hanan si è iscritta a un corso del Fai, «per approfondire ancora di più la conoscenza della città». Grazie al suo viaggio, compiuto a volte con i quattro figli nati in Italia, tra i segni passati e attuali della sua comunità, i lettori milanesi scopriranno, magari con un po' di stupore, che gli egiziani sono la presenza più numerosa a Milano tra gli immigrati.

ECCELLENZA STRANIERA. Una di loro, l'italiana di famiglia egiziana Randa Ghazy, a 31 anni è tra le giovani scrittrici più lette e apprezzate del Paese. Dopo rumeni, filippini e cinesi, un'altra nutrita e storica comunità di origine straniera è quella dei peruviani, la comunità latino-americana più numerosa a Milano e tra le più importanti all'estero, che dall'inizio del Novecento ha dato al capoluogo lombardo quattro tenori di fama internazionale debuttanti alla Scala (il Caruso del Perù Alessandro Granda, Luis Alva, Ernesto Palacio e Juan Diego Florez) e due chef (Rafel Rodriguez Sanchez, premiato migliore chef della cucina peruviana in Italia, e la giovane Maria Jose Jordan, migliore giovane chef San Pellegrino 2015). Famose soprani della Scala sono state, nel secolo passato le rumene Hariclea Darclèe e Virginia Zeani, volto di Violetta e amica di Fellini, Rossellini e Pavarotti.

Le redattrici abitano Milano da lungo tempo e hanno un background culturale elevato. Tutte diplomate, alcune con più lauree

Milena Angius

Il generale Mickiewicz del Risorgimento.

Soprano contemporaneo tra le leggende del tempio della lirica è la russa Anna Netrebko. E in generale tutti i Paesi dell'Est, dalla Russia alla Moldavia, dalla Polonia all'Ucraina citate nel libro, hanno dato all'Italia svariati intellettuali, scrittori, artisti e personalità illustri domiciliate a Milano. In Polonia Beata Szkudzinska, arrivata nel 2006 col marito nel capoluogo lombardo, insegnava e, da appassionata di storia, passo dopo passo ha ricostruito i legami secolari tra le élite dei due Paesi: «Nel 1518 Bona Sforza sposò re Sigismondo I diventando regina della Polonia», spiega, e «alla fine del 1700 un'ondata di ufficiali, anche scrittori e patrioti, polacchi raggiunse la Lombardia al seguito del generale Dabrowski per lottare per l'indipendenza». Anche il generale Mickiewicz nel 1948 combatté con i sabaudi contro gli austriaci.

LE CINQUE GIORNATE POLACCHE. A Dabrowski si deve l'omonimo inno nazionale polacco, che era il canto della legione polacca in Italia. Mickiewicz è tra i tre maggiori letterati del Romanticismo polacco e polacca è stata la prima donna direttrice d'orchestra della Scala, Agnieszka Duczmal. Beata è convinta che anche agli italiani Girogiromondo porterà nuove conoscenze. «Le città sono luoghi di scambio», ricorda una frase di Italo Calvino a introduzione della guida, ideata e revisionata dall'insegnante del Centro italiano per tutti di Ibva Milena Angius. «Le redattrici sono le 20 donne del corso, originarie di nove Paesi stranieri». Uno sguardo femminile e di immigrate che «abitano Milano da lungo tempo e con un background culturale elevato. Tutte diplomate», precisa a Lettera43.it, «molte laureate, alcune con più lauree». Diverse di loro hanno frequentato anche i precedenti due corsi annuali su Milano.

Migranti a Milano.

Il primo, sulla storia della città, e il secondo, sulla storia di donne milanesi illustri, con laboratori di scrittura autobiografica e creativa, si sono chiusi con il reading Milano sono anch'io e, l'anno seguente, con l'antologia Zibaldonne, Le donne migranti raccontano le milanesi illustri, presentata a Bookcity 2016 con un omonimo spettacolo teatrale. «Il terzo e ultimo lavoro del progetto triennale mira a mettere in luce l'apporto delle comunità di appartenenza, alla costruzione del patrimonio storico e culturale della città», precisa Angius. L'associazione Ibva offre gratuitamente anche varie forme di assistenza e servizi solidali sul territorio per famiglie, anche italiane, in difficoltà e laboratori formativi e linguistici per immigrati, di livello iniziale inferiore per richiedenti asilo, anche con progetti e in collaborazione con le Università Bicocca, Cattolica e Statale.

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