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26 Novembre Nov 2017 1800 26 novembre 2017

Sprechi alimentari, i numeri di una piaga anche economica

Ogni anno nel mondo 1,3 miliardi di tonnellate di cibo vengono buttati senza passare dal piatto. Con costi, per l'Italia, di 15,5 miliardi di euro. Dagli interventi legislativi ai piccoli accorgimenti: ecco cosa si può fare.

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Ottocento milioni di persone: è un numero superiore persino alla popolazione dell'Unione europea, e tante sono le persone malnutrite nel mondo. Secondo una recente indagine del Wwf, ogni anno nel globo viene sprecata una quantità di cibo tale che sarebbe sufficiente a sfamarle tutte. Un fatto che renderebbe necessario rivedere al più presto le regole che governano la filiera alimentare, dalla produzione al trasporto, senza dimenticarsi del consumatore, che troppo spesso necessita di essere educato.

1. I numeri: ogni anno si sprecano 1,3 miliardi di tonnellate di cibo

Un terzo del cibo immesso sul mercato finisce nella spazzatura. Ogni anno sono infatti 1,3 le tonnellate prodotte e buttate senza arrivare nel piatto (dati Fao, Food Sustainability Index e Wwf). Solo gli Stati Uniti cestinano 46 milioni di tonnellate, mentre con gli sprechi del Vecchio Continente si sfamerebbero 200 mila persone. Numeri da capogiro, ma a sorprendere maggiormente sono quelli legati allo spreco in rapporto alle persone, che varia a seconda del Paese e della condizione economica. Così, per esempio, mentre un europeo sciupa mediamente 95 chili di cibo all'anno, uno statunitense ne butta nella pattumiera 115, chi abita nell'Africa sub-sahariana e nel Sudest asiatico appena 6-11. A fare acqua è la sgangherata filiera del cibo. Semplificando, potremmo dire che la strada che porta i prodotti dall'orto del contadino fino alle nostre tavole, passando per la lavorazione industriale e per il negozio sotto casa, è in realtà un vero e proprio campo minato capace di fare stragi di cibo.

2. I costi per l'Italia: nel nostro Paese si buttano via 15,5 miliardi di euro l'anno

Lo spreco dei prodotti alimentari ha pesanti ricadute sull'economia. Secondo quanto emerge dal rapporto Diari di Famiglia del Ministero dell’Ambiente e Swg, solo in Italia, buttare nella pattumiera un alimento ancora integro significa concorrere alla perdita dei 15,5 miliardi di euro l'anno (lo 0,94% del Pil) che finiscono nei rifiuti assieme al cibo. E, come si diceva, ogni tappa della catena alimentare costituisce un collo di bottiglia che lascia fuori molto di quanto viene prodotto. Le perdite nel settore agricolo nel nostro Paese ammontano a oltre 945 mila euro, quelle in seno alla produzione industriale superano il miliardo e 110 mila euro, mentre gli sprechi nella distribuzione raggiungono il miliardo e mezzo. Sommando le tre voci, si raggiunge quota 3,5 miliardi: un quinto del totale. Il resto è spreco domestico.

3. Il picco delle festività natalizie: nella spazzatura cibo per oltre 1 miliardo di euro

Il periodo peggiore per lo sperpero del cibo è quello delle feste. Cenoni e pranzi con i parenti, ma anche ristoranti e alberghi pieni si traducono infatti in uno spreco di cibo superiore alla norma. Secondo alcune indagini, solo durante le festività natalizie gli italiani buttano nella spazzatura cibo per 1 miliardo e 600 mila euro.

4. La legge in Italia: agevolazioni fiscali per chi dona cibo

Data l'entità del problema, anche il legislatore ha deciso di intervenire. Nel settembre 2016 è stata varata la legge contro gli sprechi che prevede, per esempio, agevolazioni fiscali per chi dona cibo e la possibilità di cedere gratuitamente eccedenze alimentari anche oltre la data di scadenza, purché siano garantite l'integrità dell'imballaggio e risultino idonee le condizioni di conservazione. In Francia si è andati oltre, prevedendo gravi sanzioni (multe fino a 75 mila euro e reclusione fino a 2 anni) nel caso si lucri sulle eccedenze alimentari. Tornando in Italia, il 2 ottobre 2017 è stata approvata dal Consiglio dei Ministri la Strategia nazionale di sviluppo sostenibile che ha la finalità di «garantire la sostenibilità di agricoltura lungo l’intera filiera» e di «affermare modelli sostenibili di produzione e consumo».

5. Una possibile soluzione: accorciare la filiera alimentare

L'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del Ministero dell'Ambiente (Ispra), nel suo rapporto Spreco alimentare: un approccio sistemico per la prevenzione e la riduzione strutturali pubblicato nel mese di novembre 2017, individua alcune soluzioni, quali, per esempio, la necessità di accorciare la filiera sia in senso figurato - diminuendo il numero di intermediari - sia in senso materiale, diminuendo il numero di chilometri e di ore che la merce trascorre in un container a bordo di una nave o di un tir. Comprare i prodotti a chilometro zero, insomma, può essere un ottimo modo per aiutare l'economia locale ed evitare gli sperperi.

Consigli per evitare gli sprechi

  • Riporre nel frigorifero cibi che possono essere conservati a temperatura ambiente, così da prolungarne la durata.
  • Evitare di ammassare la frutta e la verdura per non accelerarne la marcescenza e avere cura di asciugarla prima di stiparla nel frigorifero per scongiurare l'insorgenza delle muffe.
  • Non conservare alimenti come il burro e le uova nei ripiani del portellone del frigorifero perché esposti al cambiamento di temperatura ogni volta che si apre l'anta.
  • Conservare cipolle e aglio in cantina solo se è asciutta e priva di fonti di luce.
  • Chiudere ermeticamente pesci e formaggio conservati in frigo, di modo che non contaminino con il loro sapore prodotti privi di confezione.
  • Riciclare il pane raffermo trasformandolo in grattugiato.
  • Stare attenti alle offerte nei supermercati: spesso si tratta di stock di merci prossime alla scadenza. Il prezzo ribassato può spingere il consumatore a comprarne quantità superiore alla norma.
  • Consumare le verdure un po' appassite in un minestrone.
  • Non conservare nel vano frutta del frigorifero frutti di diverso tipo: alcuni, come le banane e le mele, emettono gas che accelerano la maturazione di altri. L'ideale è conservarli in reparti stagni.
  • Se si è single, acquistare porzioni monodose. Costano in media di più, ma evitano gli sprechi.
  • Fare la spesa subito dopo mangiato: da sazi, infatti, si tende ad acquistare solo il necessario.
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