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ABILE A CHI?
2 Dicembre Dic 2017 1400 02 dicembre 2017

Disabili, sei consigli (più uno) per sopravvivere ai "normaloidi"

Usa le loro teorie (spesso non degne di una risposta) a tuo beneficio. Ricordati che la Sfiga Universale va con tutti. E che almeno tu puoi contare sulla pensione d'invalidità.

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Il 3 dicembre ricorre la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, istituita nel 1981, in occasione dell'Anno Internazionale delle Persone Disabili, con l'obiettivo di promuovere un cambiamento culturale nel modo di considerare gli individui con disabilità, sostenendo la loro piena inclusione socio–politica e combattendo ogni forma di discriminazione nei loro confronti. Quando ero più giovane avevo più o meno inconsciamente la “missione” di far capire ai “normaloidi”, cioè a quelli tra loro che mi parevano un po' in difficoltà nel relazionarsi con me a causa della mia condizione motoria, come approcciarsi alle persone con disabilità. Col tempo ho capito che è presunzione pura illudersi di insegnare, far comprendere qualcosa a qualcuno. Ciascuno di noi può offrire un punto di vista diverso all'altro, se lo desidera. Libertà e responsabilità dell'interlocutore, poi, decidere se e come usare il riscontro offerto. E anche, diciamocelo, mi sono un po' rotta le ovaie, senza offesa per nessuno, di dedicare il mio tempo e le mie attenzioni a gente priva di disabilità (anche se poi, in fondo in fondo, da vicino nessuno è abile), soprattutto se e quando quest'ultima non attribuisce la minima importanza e considerazione nei riguardi del mio vissuto e pensiero.

NON DI TUTTI I "NORMO" UN FASCIO. Tengo a precisare che mica tutti i “normodotati” sono così: non tutti, cioè, credono che noi disabili siamo sfigati, sfortunati o poveretti da accudire, ad esempio. Sicuramente c'è qualcuno che ci considera esseri pensanti, senzienti e desideranti proprio come loro. Esistono dei “normaloidi” che guardano la caratteristica “disabilità” anche come una ricchezza sia per chi la possiede che per gli altri e non unicamente un limite. Giuro, li ho conosciuti. Ma quella percentuale di “abiloidi” che invece assume proprio quell'atteggiamento di superiorità e discredito nei nostri confronti pesa talmente da giustificare pensieri aggressivi (senza, per carità, tradurli in pratica: mica vorrei finire in galera per colpa loro, aggiungendo al danno, la beffa!). Di solito non amo molto le divisioni in categorie perché, come da etimologia del sostantivo “divisione”, separano invece di unire e, come come ci suggerisce il significato del termine “categoria”, raggruppano un insieme di individui aventi caratteristiche comuni, non tenendo tendenzialmente conto né delle differenze individuali al loro interno, né, tantomeno delle intersezioni possibili tra soggetti appartenenti a gruppi differenti.

LA RESPONSABILITÀ DEL DIALOGO. Non mi piace nemmeno scegliere degli interlocutori “privilegiati” a cui rivolgermi in quanto ritengo che il contributo che ciascuno può portare alla discussione su un tema, possa costituire, per lo meno in teoria, una ricchezza per tutti. Oggi, tuttavia, voglio celebrare l'imminente anniversario della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, dedicando, per così dire, questo pezzo a noi carrozzati, ciechi, sordi, un po' “matti”, e portatori di qualsiasi tipo di altra diversità che rientra nel grande cappello di questo Giorno. Scelgo di farlo, regalandovi questo mio piccolo vademecum, che cerco di portare sempre con me quando mi muovo nel mondo. Le indicazioni che leggerete sono, prima di tutto, per me stessa, e iniziano con delle affermazioni e non delle negazioni, perché penso che sia più utile concentrarsi su ciò che di positivo si può fare per cambiare l'esistente e non solamente evitare le modalità che mantengono uno status quo che non ci fa stare bene. Non è la verità assoluta. Nemmeno per me. È un punto di vista, una lettura della realtà che orienta il mio agire quotidiano nel presente, è uno strumento che mi serve ora e so che in futuro potrebbe rimanere così, subire cambiamenti o uno stravolgimento totale. Lo osserverò, vivendo. Decidete voi cosa farne, se vi è utile, oppure se volete gettarlo nel cestino. La responsabilità di un dialogo, sia esso vìs-à-vìs o virtuale, è sempre condivisa.

  1. Puoi scegliere ovunque e in qualsiasi momento se vivere come protagonista o come vittima. Sappi che il resto del mondo (o una parte di esso) potrebbe decidere di guardarti attraverso i tuoi stessi occhi.
  2. Ridi di te stessa/o, dei tuoi limiti, ri-conoscili, cerca di superarli, ove ciò è possibile. Quando non lo è, accettali e impara a conviverci, nella consapevolezza che non sei l'unica/o fortunata/o ad essere stata/o baciata/o dalla Sfiga Universale perché Lei va con tutti e, parafrasando creativamente Calvino, è internazionale come la Croce Rossa.
  3. Incazzati solo se dalla rabbia si generano pensieri o azioni utili a te e agli altri. Ad esempio, potresti strisciare la fiancata dell'auto, senza contrassegno, parcheggiata nel posteggio disabili o sul marciapiede su cui stai “rotellando” con il tuo cingolato piuttosto che passeggiando con il bastone o il cane guida. Il linguaggio non verbale dà molta soddisfazione a chi lo usa e molta consapevolezza della cavolata commessa al destinatario del messaggio. Se sei una persona disabile benestante e non sai come spendere i tuoi soldi, lascia pure un bigliettino con il tuo recapito telefonico sul cruscotto del veicolo. Oppure, meglio ancora, versali sul mio conto in banca, a mò di ringraziamento per il presente consiglio.
  4. I “normaloidi” ti trattano come un infelice, oppresso/a dalla vita e, soprattutto dalla tua disabilità? Pensano che tu sia deficiente, o, quantomeno, intellettivamente un po' limitato/a? Usa queste loro teorie a tuo esclusivo beneficio e saranno la tua fortuna! Rifletti solo un attimo: quante e quali cose potresti convincere a fare qualcuno che si sente in colpa, pensando di essere più fortunato/a di te?
  5. Ti parlano (sempre loro, i “normo”) e si comportano con te come se fossi un bambino, con quella vocina mielosa da diabete fulminante, pretendendo di decidere al posto tuo perché solo loro sanno qual è il meglio per te? Prima di agire, ricorda: il reato di aggressione non è ancora stato depenalizzato e temo che il tuo atto, ad oggi, non possa essere considerato legittima difesa!
  6. Ricordati sempre che i tuoi tempi, se diversi dall'Unico Tempo dei “normodotati”, quello della produzione, sono una ricchezza per tutti in ogni contesto, anche sul posto di lavoro. I “normaloidi” familiarizzano ancora poco con quest'idea. Consolati pensando che, rispetto a un disoccupato non disabile, almeno tu puoi contare sulla pensione d'invalidità!
  7. L'astinenza sessuale è una benedizione divina, una purificazione per il corpo e lo spirito. Ringrazia quindi il Cielo, ma soprattutto, il mondo, se non fornichi! Scherzo! Paura, eh?
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