Vogue Italia Lauren Hutton
LA MODA CHE CAMBIA
3 Dicembre Dic 2017 0900 03 dicembre 2017

La polarizzazione dell'età in un mondo che si vive giovane

Quasi 30enni che si sentono bambini e 70enni che si sposano un'altra volta e non mollano le scrivanie. Però la moda fatica ad abbandonare i vecchi stereotipi. E non rappresenta il cambiamento di realtà.

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Spesso bastano pochi segnali per capire quali mutamenti stia subendo la società; il lessico è uno dei più immediati. Per questo vorrei ricordare quale delle tante inutili, ignoranti e irritanti petizioni di change.org ho cestinato pochi giorni fa (facendo browsing ho scoperto che ne è stata aperta una per condannare l’omosessualità in quanto tale: sulle prime ho creduto di trovarmi di fronte a una discussione politico-letteraria su Oscar Wilde, materia da storici) giusto per recuperare il nome del cooperante che scriveva di aver dovuto “scegliere” quali fra i migranti caduti in mare da un barcone salvare “a soli 26 anni di età”. L’ho cestinato istantaneamente sul moto della rabbia, non certo per l’orrore del fatto o del tema specifico, di cui al contrario si viene sempre a sapere troppo poco e sempre meno sapremo dopo l’accordo del governo con la Libia (cioè con le frange più affariste e nascoste dello stesso) per fermare gli scafisti, quanto per il tono querulo di quella annotazione anagrafica, così sproporzionata rispetto al caso.

QUALITÀ DELLA MATURITÀ. Un naufragio, un’emergenza, vite da salvare e, purtroppo, pochissimo tempo per farlo. Una mano che si allunga verso mani tese per aiutarle, e che inevitabilmente deve non “scegliere”, che è atto arbitrario, bensì “valutare” all’istante quali fra queste mani tese possano trovare la salvezza afferrando la sua per questioni di mero peso e vitalità. La scelta implica conoscenza; la valutazione e l’azione che ne deriva presuppongono solo la capacità di discernimento e di giudizio che derivano dalla maturità.

A 26 ANNI ADOLESCENTI? In questa, pur tremenda, decisione, l’età conta o per meglio dire conterebbe, se il soggetto in questione avesse cinque, o 10 anni, cioè se avesse forza fisica e maturità limitate, o se ne avesse più di 80. Ma da quando 26 anni sono “solo” 26 anni, dunque un’età non matura per assumere decisioni anche gravi? Da quando un uomo di 26 anni è un adolescente impressionabile? E se lo è, che cosa sta a fare sulla barca di una Ong? Eppure, anche nella sua autodenuncia di insipienza, il dimenticabile ragazzo (davvero, non trovo più il suo nome online, probabilmente l’appello ha avuto scarso esito) dà un segnale piuttosto evidente di una mutazione sociale che, sebbene già molto discussa, fino ad adesso non era ancora entrata a far parte del vissuto comune, e cioè la polarizzazione dell’ età.

Per la prima volta nella storia dell’umanità stiamo entrando in un’era in cui gli over 65 si apprestano a superare gli under 5

Quasi 30enni che si sentono ancora bambini in un mondo dove i 70enni si sposano di nuovo e non mollano le scrivanie. Con l’aumento progressivo dell’aspettativa di vita nel mondo occidentale (per la prima volta nella storia dell’umanità stiamo entrando in un’era in cui gli over 65 si apprestano a superare gli under 5), iniziano a diventare obsolete perfino la narrativa e l’iconografia classica della moda.

GIOVANI DAI 20 AGLI 80. Da decenni, si osservava pochi giorni fa all’annuale convegno di “Business of Fashion”, testata di riferimento mondiale per le strategie, i personaggi e il marketing del settore, la moda “vende” giovinezza. Ma adesso che il mondo va popolandosi di “giovani nel cuore”, quali immagini può usare la moda per attrarre questo spettro quasi sessantennale di clienti ipotetici? Di giovani per sempre, dai 20 agli 80?

MODA POCO FOCALIZZATA. Se l’auto e i servizi per la persona si sono già posti il problema, soprattutto negli Stati Uniti (Gillette ha sviluppato rasoi specifici per badanti, il servizio Lyft garantisce servizi di car sharing convenientissimi per chi non può più guidare), la moda sembra invece far fatica ad abbandonare i vecchi-giovani stereotipi per i nuovi giovani-vecchi. Fino a oggi si è limitata a fare un po’ di battage attorno a modelle 80enni come Carmen Dell’Orefice o icone dello stile quali Iris Apfel. Ma il passaggio dalla focalizzazione su uno o due simboli a una pianificazione costante e coerente, per non dire a un cambio di immagine, sembra ancora lontano dai suoi pensieri.

Un numero recente di Vogue Italia ha dimostrato che la moda indossata da Lauren Hutton, 74 anni, può essere sexy e intrigante come quella portata da Bianca Balti

Un rasoio o un servizio di taxi sono infatti commodity, servizi. La moda continua a essere un sogno, un traslato del sé. Per questo viene ricercata e acquistata, per questo continuiamo a desiderare quel nuovo cappotto, quel nuovo vestito quando abbiamo già gli armadi traboccanti. Riusciremmo mai a desiderare un abito da sera indossato da una 60enne? Forse no, ancora per qualche decennio, e sebbene un numero recente di Vogue Italia abbia dimostrato che la moda indossata da Lauren Hutton, 74 anni, può essere sexy e intrigante come quella portata da Bianca Balti (peraltro sempre meno richiesta).

REALTÀ NON RAPPRESENTATA. Un primo sforzo in questa direzione, e cioè coniugare funzionalità, design e stile, potrebbe essere invece facilmente fatto per accessori come le scarpe (purtroppo quelle comode per gli over 60 sono sempre e tuttora orrende) e più in generale sulla robotica-da-indossare, che è uno dei settori sui quali si stanno applicando le università più innovative e tecnologicamente avanzate come lo Shenkar College di Tel Aviv, o start up come Seismic, attualmente al lavoro su capi di abbigliamento “powered”, che sostengono e guidano i movimenti attraverso sensori in modo discreto. Ma se società a linguaggio parlato sembrano evidenziare il cambiamento in atto, non ci sono dubbi che, e di nuovo per la prima volta, l’immagine stenti a rappresentare la realtà.

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