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3 Dicembre Dic 2017 1200 03 dicembre 2017

Il primo sms compie 25 anni: così è nato uno tsunami sociale

Il 3 dicembre 1992 fu spedito un "messaggino": «Buon Natale». Era essenziale, fulmineo, civile. E futurista. Poi sono arrivati Whatsapp, le faccine e i social. Ricordo nostalgico dell'inizio della valanga.

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Non ci sono più le rivoluzioni di una volta. Neanche tecnologiche. Uno escogita qualcosa, torna a casa soddisfatto pensando di aver deviato l'orbita del mondo, che minimo minimo gli daranno il Nobel, poi s'accorge che la sua trovata dura lo spazio di una luna. Prendiamo gli sms che all'epoca si chiamavano “messaggini”: il primo esattamente 25 anni fa, un «Buon Natale» spedito il 3 dicembre 1992 dal computer di un ingegnere della Vodafone, Neil Papworth, al telefonone di un collega su rete gsm.

NUOVO TIPO DI CERCAPERSONE. Mancava ancora quasi un mese, ma, si sa, è il pensiero che conta. Pensiero stupendo: voleva inventare un nuovo tipo di cercapersone, qualcosa tipo un servizio sociale, non sapeva di aver determinato uno tsunami sociale. Pochi mesi dopo, il primo segnale scritto fra due mattoni telefonici, questo da uno stagista della Nokia, tal Riku Pihkonen. Addio: è il messaggino che origina la valanga.

TENDENZA CHE DILAGA SUBITO. La tendenza dell'essemmesse dilaga, diventa moda, mania, patia, ci si sfida a colpi di “profili” (non ci vendevano abbonamenti, ci facevano i profili): «Il mio ha gratis 100 sms». «Puah, io col mio profilo ne ho mille». E se non li consumavi tutti, ti pareva d'aver sprecato un'occasione, quindi dagli giù a cazzate fino all'ultimo carattere.

Ora i messaggini non servono più a nessuno, scambiarseli è inequivocabile sintomo di sfigaggine digitale. Oggi ci sono le chat su Whatsapp che sono tutt'altro spasso

Adesso le compagnie telefoniche “profilano” profili con messaggi illimitati, te li tirano dietro, ma i clienti glieli ritirano addosso perché, meschini, i messaggini non servono più a nessuno, scambiarseli è inequivocabile sintomo di sfigaggine digitale. Oggi ci sono le chat su Whatsapp che sono tutt'altro spasso perché hanno quelle faccine, quei disegnini infantili e poi vuoi mettere, per spettegolare, per litigare?

SORTA DI TWITTER ANTE LITTERAM. L'sms voleva essere qualcosa di essenziale, di fulmineo, pochi caratteri se no raddoppia la spesa, una sorta di Twitter ante litteram, del tutto privato. In una decina di calendari s'è bruciato, un reperto tecnologico, lo usano ancora pochi vecchi e i luddisti, quelli che diffidano di tutto ciò che non sia un apparecchio coi numeroni per orbi e rigorosamente senza possibilità di navigare. Come gli agenti segreti delle serie tivù.

NESSUNA CHIACCHIERA INUTILE. Il messaggio in bottiglia del web è diventato una bottiglia nel messaggio, un mare di chiacchiere strampalate e inutili, e già rifluisce la voglia di parlare, però non più in diretta (anche telefonare è ormai pratica desueta), ma coi messaggi vocali. Così uno non ti contraddice, non ti dice «'spetta che non sento un c*****, non c'è campo», non ti sbotta ma non dire coglionate. Più che messaggiarsi, ci si scambiano sentenze, epigrafi, indicazioni lapidarie senza appello e senza risposta. Con gli aridi, secchi, essenziali messaggi c'era, volendo, più civiltà.

I vecchi cellulari dei cari vecchi sms. (Getty)

Anche se pure quelli vissero il loro momento d'infamia: ricordate il lamento, rigorosamente pubblico, di veline e calciatori, «mi ha lasciato con un sms?». Altri vivevano drammi più seri, ricevendo sul cellulare non una lettera ma un messaggio di licenziamento: tecnologica, ma sempre barbarie era. E anche più vile di prima. Adesso ci si lascia o si lascia a casa con un “whatsappino”, magari ci aggiungono anche un disegnino, per ridondanza, ed è un altro passo verso la sconfitta dell'umanità.

LA TECNOLOGIA CI ERA AMICA. Cosa resterà di quegli Anni 90? L'illusione residua che la tecnologia ci fosse amica, ci aiutasse, che andasse apparecchiando per noi un mondo realmente nuovo, più facile, persino più umano. Oggi non ci crede più nessuno. E nessuno “messaggia” più, nessuno mitraglia auguri natalizi in fotocopia oppure personalizzati, e già ci stanno strette pure le chat, tra poco, col 5G, sarà divertente parlarsi davvero da schermo a schermo senza più la fatica di tenere la connessione (chi lo sa se almeno questo ritrovarsi faccia a faccia, sia pure a distanza, medicherà un poco la miseria sociale in cui siamo precipitati).

RESISTONO NEI NOSTRI CELLULARI. Eppure, i messaggini resistono, rimangono accatastati nei nostri apparecchi, le compagnie non rinunciano a regalarli, nessuno pensa di abolirli. Forse 25 anni sono pochi e troppo vicini ancora per venire archiviati così. Forse davvero non siamo pronti a questa forsennata cavalcata su cavalli selvaggi a guisa di app, che crediamo di condurre dove vogliamo e invece ci portano loro dove neppure sanno.

Whatsapp ha rivoluzionato il sistema di messaggistica su mobile. (Getty)

O forse, hai voglia a dire, è tutto un problema di nostalgia, di un passato che ci sfugge tra le dita senza averlo capito, e sono anni di vita nostra che scorrono, che appassiscono, non delle macchine. Troppo di tutto e troppo svelto: trangugiamo ogni invenzione ma non siamo pronti a capirla, a gestirla, la smettiamo come un vestito di una sola stagione per indossarne un altro più assurdo e bizzarro. Pupazzi di noi stessi protesi verso il nulla pròtesi noi stessi di macchine sempre più stupide nella loro intelligenza, sempre più carogne nella propria “umanità”.

OGGI È TUTTO RESO PUBBLICO. I social, alla fine, sono immani messaggerie, scoppiano di segnali privati, di appelli e liti. Tutto è così personale, solo che è sotto gli occhi di tutti, un personale elevato alla miliardesima potenza pubblica. Da cui il disagio, l'alienazione, la tendenza a sfancularsi urbi et orbi. Forse un giorno capiremo quanto fu stupido sbandierare i fatti nostri all'umanità, litigare con perfetti sconosciuti incontrati mai, perdere notti e occupazioni dietro a problemi inesistenti.

LI STIAMO GIÀ RIMPIANGENDO. Ma, nel frattempo, saremo diventati prede di altre più mostruose applicazioni, modi più insidiosi di violentarci. E rimpiangeremo i dannati social, così come oggi, senza confessarcelo, stiamo rimpiangendo i vecchi, ingenui, civili messaggini che appena 25 anni fa parevano uno sconvolgente futurismo.

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