Gallitelli
9 Dicembre Dic 2017 1800 09 dicembre 2017

La mania per i gendarmi, ultima italica allucinazione

Berlusconi candida Gallitelli. Parisi arruola Mori per il suo nanopartito. Si ventilano generaloni perfino per la Figc. E pensare che, alla luce dei recenti fatti di cronaca, la divisa dovrebbe suscitare scetticismo.

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C'è un raziocino nel manicomio Italia? Se c'è diventa sempre più difficile scovarlo eppure non si può fare a meno di indagare, tocca cercar di capire se la follia sia pandemica, dunque risolutiva, oppure apparente e come tale ancora raziocinante. L'ultima allucinazione riguarda la mania per i gendarmi, che si invocano alla guida di tutto. Berlusconi candida premier (a sua insaputa) un generale dei carabinieri; Parisi arruola l'ex supergenerale dei carabinieri Mario Mori per il suo nanopartito; si ventilano generaloni perfino per la massima istituzione pallonara, la Figc; il tutto nel Paese dove le divise, per antico cliché protestatario, vengono percepite come ostili anziché alleate, gente che può piacere e non piacere, ottimi per carità, ma meglio starne alla larga. C'è tutta una filiera cinematografica di tragicommedie che cominciano dalla paletta alzata, e alzi la mano chi, ricevendo il fatidico invito ad accostare, «favorisca la patente», non abbia mormorato: «Ecco, ci siamo», presagendo l'inizio di uno psicodramma alla Alberto Sordi. Coda di paglia, senza dubbio, ma pure scarsa fiducia nello Stato, diffidenza che non può non estendersi ai suoi tutori.

CI SI ASPETTEREBBE SCETTICISMO. E INVECE... La faccenda interessante sta in questo, che i recenti esempi negativi non sembrano avere intaccato la fiducia salvifica, almeno da parte della politica, tetragona alla cronaca. A Firenze due carabinieri in servizio rimorchiano due americanine alcooliche, ne abusano o comunque approfittano (le indagini sono ancora in corso) in curiose circostanze da pianerottolo, quelle denunciano, il disdoro è grande, l'imbarazzo di più. Sempre nel capoluogo toscano, da una caserma dell'Arma spunta una bandiera non si è capito bene se del terzo o del secondo Reich, della Marina Prussiana, comunque percepita in odore di simbologia nazistoide: un caso al limite dell'incredibile, da un militare di 24 anni appassionato, ma forse non troppo ferrato, in storia. Per non parlare degli spionaggi veri o presunti da parte dell'ufficiale del Noe Gianpaolo Scafarto (poi scaricato dal pm Woodcock) in merito al pasticciaccio brutto della Consip. Poi c'è il caso dell'altissimo papavero della Finanza, generale Domenico Minervini, appena condannato a Bologna per corruzione. Eccetera. Uno si aspetterebbe pavloviano scetticismo, invece, vedi un po', si moltiplicano le avances dal potere.

Vogliono i colonnelli, insomma. Si capisce che la politica sa di essere famigerata e non si azzarda a riproporre se stessa. D'altra parte, la cosiddetta società civile, che della politica è una mera articolazione ad elevato tasso di ipocrisia, nel tempo ha mostrato tutti i suoi limiti e compromessi. Lo stesso si può dire dell'altra istituzione di controllo, la Magistratura dove, da Di Pietro in poi, non si sono più contati i giudici che si sgravano della toga facendola svolazzare fuori dall'aula («Ma resto magistrato dentro») per consacrarsi ad una carriera tra quelli che fino a ieri controllavano, e magari con qualche presupposto. Vipparoli, sportivi, opinionisti da talk show son tutta gente ampiamente sputtanata (il caso delle molestie nello show business anche italiano sta portando allo scoperto parecchia cialtronaggine, da qualsiasi parte lo si consideri); si insegue la celebrità facile, istantanea, si inventano candidature surreali, attualmente vanno di moda gli astronauti astromediatici che condividono un curioso destino: più vanno in orbita, distaccandosi dalle miserie planetarie, e più ce li ritroviamo tra i maroni, attratti dalla forza di gravità parlamentare.

MILITARI DI MODA COME NON MAI. Restano i militari, di moda come non mai. Come se questo scombinato Paese ammettesse infine di non potercela fare coi propri anticorpi civili, come se uno fra i popoli più anarcoidi e indisciplinati del mondo riconoscesse che gli serve una forma mentis diversa, rigida, severa, per darsi una regolata. Naturalmente con le dovute eccezioni: il pugno di ferro va benissimo, ma non nel mio giardino. Niente che il grottesco italiano non avesse già ampiamente narrato, da Monicelli a Paolo Villaggio. Benedetto il Paese che non ha bisogno di eroi e neanche di stivaloni: non tanto per difendersi, che è nell'ordine delle cose e delle società, quanto, anzitutto, per marciare anziché marciarci. Ma, siccome ci marciano tutti, si guarda all'uomo forte, tutto d'un pezzo, severo ma giusto, in grado di contagiare col suo esempio da “servitore dello Stato”. Voi ci scommettereste? Da queste parti si tende a stravolgere tutto in farsa, già ci fu chi l'uomo forte pretendeva d'incarnarlo, salvo constatare mestamente che «governare gl'italiani non è difficile, è inutile». Con e senza divisa.

SIAMO AI NOVISSIMI MOSTRI. La battaglia del grano qui si trasfigura sempre in battaglia per la grana, a qualsiasi costo e a qualsiasi prezzo, i mezzi diventano fini e i fini diventano mezzi, l'anarchia intruppata regna sovrana e il vero dittatore troppo spesso sembra essere un gregge sociale più simile alla plebe che a un popolo. Le istituzioni civili, politiche e sociali, insomma, sembrano esangui al punto da consigliare miglior sorte affidandosi al generale di turno, nella pretesa che sia immune per dna ai virus del Paese incasinato. Ma il colmo, e qui il manicomio Italia si esalta in gattopardesche capriole, è che qualche volta ad invocarlo, il generalone, è qualcuno che fino a ieri dai carabinieri veniva braccato. E qui, davvero siamo oltre il grottesco italiano, siamo ai Novissimi Mostri, e non solo per questioni di lifting.

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