Scuola: oltre 35mila domande pensione
L'ULTIMO MARXIANO
23 Gennaio Gen 2018 1117 23 gennaio 2018

Via il tema da medie e licei: procede la distruzione della scuola

Si vuole colpire l'istruzione per facilitare manipolazione e omologazione di massa. Perché, come diceva Hegel, «colui che non sa non è libero perché di contro a lui sta un mondo estraneo».

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Sempre più in basso. In questa locuzione potrebbe forse cristallizzarsi il senso complessivo della direzione che il Paese sta, con pervicacia pari solo alla stolidità, seguendo negli ultimi anni. Il piano inclinato dell'Italia, potremmo anche dire. Nell'ambito dell'istruzione, lo si evince limpidamente nel transito dal sommo filosofo hegeliano Giovanni Gentile, autore della riforma del 1923, ai suoi indegni quanto irresponsabili successori odierni: grigi burocrati e sterili calcolatori ai quali si attagliano le parole di Weber, «edonisti senza cuore e specialisti senza intelligenza». Guardatevi intorno. Guardate alla storia più recente del Paese e delle sue tragicomiche riforme della scuola. Un disastro su tutto il fronte. Riforme che, dal 1997 (Berlinguer e l'autonomia scolastica) ad oggi, con lo sfruttamento del lavoro minorile pudicamente appellato "alternanza scuola lavoro", possono inverosimilmente essere intese come altrettante cannonate contro la scuola. Come altrettante aggressioni, peraltro coerentissime con la distruzione capitalistica della scuola ad opera di pedagogisti invasivi, psicologi pazzi, ministri incolti e burocrati aziendali avvezzi al solo idioma del business is business.

CHI HA CULTURA È MENO MANIPOLABILE. E così ora, al ministero dell'Istruzione, si accingono a rimuovere il tema di italiano dalle medie e dai licei. L'obiettivo è ormai chiaro: distruggere la scuola, perché chi ha cultura è meno disponibile alle pratiche della manipolazione e dell'omologazione. Possiamo comprendere ciò prestando ascolto all'Hegel delle Lezioni sull'estetica: «Colui che non sa, non è libero perché di contro a lui sta un mondo estraneo, un al di là e un al di fuori da cui dipende, senza che egli abbia fatto per sé questo mondo estraneo e senza quindi che egli sia in esso presso di sé come in ciò che è suo. L’impulso al sapere, la spinta alla conoscenza, dai gradini più bassi fino al gradino supremo della visione filosofica, nasce solo dallo sforzo di superare quel rapporto di non libertà e di appropriarsi del mondo nella rappresentazione e nel pensiero».

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