Premio nascita per ogni madre straniera
26 Marzo Mar 2018 1116 26 marzo 2018

Bonus mamma, perché possono chiederlo tutte le donne straniere regolari

La Corte d'Appello di Milano ha respinto il ricorso dell'Inps. Il premio nascita di 800 euro non può essere negato alle mamme straniere regolarmente soggiornanti in Italia, anche se titolari di un permesso di breve durata.

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Il premio nascita, conosciuto anche come bonus mamma domani, ovvero l'assegno una tantum di 800 euro staccato dall'Inps per la nascita o l’adozione di un minore non può essere negato alle donne straniere regolarmente presenti in Italia, anche se prive di un permesso di soggiorno di lungo periodo.

LA DECISIONE DEI GIUDICI. La Corte d'Appello di Milano ha infatti respinto il ricorso dell'istituto contro l'ordinanza del Tribunale, che riconosceva il diritto a chiedere il premio a tutte le mamme straniere regolarmente soggiornanti nel nostro Paese, e non soltanto a quelle lungosoggiornanti o titolari di protezione internazionale.

ESULTANO LE ASSOCIAZIONI PROMOTRICI. Esultano le associazioni che tutelano i migranti come Asgi, Apn e Fondazione Piccini, che ora confidano nel fatto che l'Inps «assuma una decisione definitiva sul punto, chiudendo il contenzioso e garantendo il rispetto pieno e senza riserve della decisione».

RESTRIZIONE DISCRIMINATORIA. La sentenza di primo grado del Tribunale di Milano risale a dicembre 2017. Secondo i giudici la legge che ha istituito il bonus non conferiva all’Inps alcun potere di restringere il numero delle beneficiarie, escludendo le mamme straniere prive di permesso di soggiorno di lungo periodo. Tale restrizione, operata dall'istituto, è stata ritenuta discriminatoria.

LA CIRCOLARE EMANATA CON RISERVA. A seguito di quella sentenza l'Inps ha emanato una circolare con cui consentiva a tutte le mamme straniere regolarmente presenti in Italia di fare domanda, precisando però che l'assegno sarebbe stato pagato con riserva in relazione agli sviluppi futuri del processo. Adesso, secondo le associazioni che hanno avviato la causa, visto l'esito del giudizio d'Appello «se l'istituto mantenesse la riserva sui pagamenti e decidesse di proseguire nel processo le donne che hanno nel frattempo ottenuto il titolo resterebbero in una situazione di incertezza per altri anni, fino alla decisione della Cassazione».

L'APPELLO A NON ANDARE IN CASSAZIONE. Una situazione «paradossale», non solo perché il bonus mamma è una «prestazione che ha esattamente lo scopo di creare condizioni di maggiore serenità e sicurezza nel momento della nascita», ma anche perché in questo contesto la singola mamma «avrebbe interesse a garantirsi un titolo di credito proprio (cioè una decisione del giudice che riguardi espressamente il suo caso), distinto da quello che deriva dalla decisione sulla causa collettiva». In tal modo si perderebbe l'effetto deflattivo che le stesse associazioni perseguivano, «con il rischio di una moltiplicazione di giudizi individuali a spese della collettività». L'appello, insomma, è affinché l'Inps rinunci a proseguire nelle aule giudiziarie, evitando di fare ricorso in Cassazione.

LE GIUSTIFICAZIONI DELL'INPS. L'istituto guidato da Tito Boeri, d'altra parte, ha sempre sostenuto di aver escluso dal bonus mamma le donne straniere prive di permesso di soggiorno di lungo periodo sulla base di quelle che erano le indicazioni al riguardo provenienti dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, che operavano la stessa distinzione per il bonus bebè. Ora i giudici hanno confermato in Appello che tale distinzione è discriminatoria. Resta da capire cosa farà l'Inps, che dal mese di febbraio 2018 sta già pagando il premio alle mamme straniere regolari, indipendentemente dalla durata del loro permesso di soggiorno.

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