Liguria, disabile può assumere familiare
ABILE A CHI?
28 Aprile Apr 2018 1400 28 aprile 2018

Quando la scuola funziona come una palestra di cittadinanza

Esistono tante iniziative in cui gli studenti incontrano il mondo della disabilità. Un modo per innescare una riflessione condivisa per trovare insieme dei modi di costruire contesti sociali e ambientali accessibili e inclusivi per tutti.

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Quando pensiamo alla scuola, ci vengono in mente i contenuti delle lezioni, i compiti in classe e le interrogazioni. In realtà, lungi dall’essere soltanto una fabbrica che inietta nozioni in giovani menti ricettive, l’istituzione scolastica è, prima di tutto, una “palestra di vita”, ovvero il luogo dove le donne e gli uomini del domani imparano a diventare cittadini. La finalità di incrementare lo sviluppo di competenze sociali e di cittadinanza attiva è ben espressa anche nella Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione che definisce la scuola un «laboratorio permanente di ricerca, sperimentazione e innovazione didattica, di partecipazione e di educazione alla cittadinanza attiva» avente anche la funzione di «contrastare le disuguaglianze socio-culturali e territoriali».

TANTE INIZIATIVE SCOLASTICHE. Ultimamente leggo spesso notizie di iniziative scolastiche in cui gli studenti incontrano il mondo della disabilità. Che passeggino per le strade della città accompagnando un compagno di classe in sedia a rotelle, come nel caso degli alunni di una scuola media a Modena, creino una mappa interattiva per censire la presenza di barriere architettoniche nel quartiere della città, progetto di futuri geometri studenti di un istituto di Biella, o realizzino stanze da bagno seguendo i principi dell’inclusive design, ideazione degli studenti e dei docenti del Dipartimento di Architettura e Design dell’Università degli Studi di Genova, il risultato che si raggiunge è innescare una riflessione condivisa per trovare insieme dei modi di costruire contesti sociali e ambientali accessibili e inclusivi per tutti.

SERVIZI UTILI NON SOLO AI DISABILI. Io darei per scontato che, per esempio, un marciapiede privo di rampa e un bagno con un sanitario alla turca o sprovvisto del palo verticale utile ad alcune persone per sollevarsi dalla propria sedia a rotelle e sedersi sulla tazza non siano fruibili da una parte della popolazione, non solo disabile (chiedete a genitori con passeggini cosa ne pensano degli scalini al posto dei comodi scivoli! Proponete a vostro nonno o a un amico con una gamba ingessata di usare la toilette di un bar, senza il vaso e raccontatemi cosa vi risponde). Ma magari anche a me capita di non accorgermi se un semaforo non associa i segnali acustici, utili ai non udenti, a quelli luminosi a cui invece faccio riferimento per scegliere se attraversare la strada o fermarmi.

Accorgerci di qualcosa che non arreca danno a noi stessi ma può farlo ad altri non è un’operazione banale perché implica la capacità di assumere un punto di vista che non è più solo il nostro

«Sai che da quando ti conosco, mi viene spontaneo notare le barriere architettoniche presenti negli ambienti che frequento anche quando non siamo insieme?». Frasi simili pronunciate dai miei amici me ne sono sentita dire a bizzeffe! E provengono da persone a me care, con cui c’è un rapporto di conoscenza e stima reciproca. Ciò mi fa riflettere sul fatto che nella vita non bisognerebbe dar per assodato proprio nulla. In effetti accorgerci di qualcosa che non arreca danno a noi stessi ma può farlo ad altri non è un’operazione banale perché implica la capacità di assumere uno sguardo diverso, un punto di vista che non è più solo il nostro. Se fosse una qualità innata e universale non saremmo qui a discutere di accessibilità e diritti per tutti e tutte.

GUARDARE IL MONDO CON OCCHI DIVERSI. Saper osservare e riconoscere le esigenze di una comunità eterogenea è una competenza che si deve insegnare e che può essere appresa. La scuola ha una responsabilità e un ruolo importante nel trasmetterla ai giovani. Per cui ben vengano tutti quei progetti formativi finalizzati ad allenare gli studenti a superare i limiti della percezione personale (è ovvio che un autobus con gli scalini non rappresenta un problema per chi può camminare autonomamente sulle proprie gambe) e a considerare punti di vista differenti, a “indossare altre lenti” per osservare la realtà, diverse da quelle usate abitualmente.

STIMOLARE I RAGAZZI A METTERSI NEI PANNI ALTRUI. Un valido modo per notare ciò a cui abitualmente non prestiamo attenzione è farsi aiutare da chi, per esigenze personali, questa visuale già la possiede. Trovo molto interessante l’idea della professoressa di Modena perché i ragazzini giovani, non avendo ancora maturato la capacità di astrazione e di immedesimazione nell’altro, possono trarre importanti conclusioni dalla possibilità di fare esperienze concrete in cui sperimentare sulla propria pelle le conseguenze di un certo tipo di gestione dell’agibilità della città. In questo caso alcuni studenti hanno spinto la sedia a rotelle di un loro compagno disabile, mentre altri hanno provato cosa significa muoversi con quell’ausilio, grazie a una seconda carrozzina messa a disposizione dal genitore paraplegico di uno di loro.

Penso che quando parliamo di accessibilità di spazi e luoghi stiamo affrontando una questione di natura socio-culturale e politica che coinvolge ognuno di noi in quanto cittadino a cui spetta godere di diritti e assolvere doveri. Per questo motivo bisogna generare una responsabilità condivisa nell’amministrare le nostre città così come nel progettare gli ambienti. Il contribuito degli alunni di Modena è stato infliggere multe simboliche alle auto parcheggiate in luoghi non deputati al loro posteggio e distribuire volantini alla cittadinanza per sensibilizzarla sull’importanza di agire nel rispetto delle esigenze di tutti.

L'APPORTO DELLA POLITICA È FONDAMENTALE. Ma l’apporto della scuola non è sufficiente perché il cambiamento nel modo di approcciarsi alla disabilità non riguarda solo l’educazione, seppur fondamentale, ma anche la cultura e la politica di un Paese. Se manca la lungimiranza a livello di scelte e azioni politiche, è difficile migliorare le criticità che a oggi persistono. In quest’ottica la collaborazione tra l’amministrazione comunale, gli studenti dell’istituto per geometri di Biella e un abitante con disabilità è un esempio virtuoso di lavoro di squadra che rende conto di come i rappresentanti politici, a livello locale, abbiano saputo valorizzare le competenze dei giovani e quelle di un cittadino che fronteggia ogni giorno le criticità di un contesto ambientale progettato solo a misura di bipedi in grado di muoversi, vedere e udire senza nessun ausilio.

Il cambiamento nel modo di approcciarsi alla disabilità non riguarda solo l’educazione, ma anche la cultura e la politica di un Paese

La Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Genova ha costruito delle sinergie virtuose tra i suoi studenti e aziende leader nel campo dello universal design. Il risultato di questa fruttuosa cooperazione, visitabile durante la manifestazione Exposanità recentemente conclusa, è stata la realizzazione del prototipo di un bagno che risponde alle esigenze di una vasta eterogeneità di beneficiari. Mi sembra importante investire nei futuri professionisti di domani perché è meglio abituarli fin dai banchi di scuola e dell’università a riflettere sul fatto che, seppure diventeranno esperti in un determinato ambito o disciplina, nel loro lavoro non potranno prescindere dal considerare la voce dei fruitori dei beni o servizi che produrranno né dal lavoro in rete con tutte le professionalità di ruoli che a vario titolo si occupano di accessibilità e inclusione.

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