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Motociclismo
7 Novembre Nov 2010 1411 07 novembre 2010

Occhi su Rossi e la Ducati

Riflettori sui test del 9 novembre.

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E alla fine arrivò Valencia. L’ultima corsa del campionato, quella che negli anni particolarmente divertenti attribuisce il titolo (il 2009, per esempio) e in quelli meno (il 2010) è il malinconico momento degli addii e delle attese: piloti che vanno e piloti che vengono, fidanzate su due ruote da salutare (si veda la maglietta con su scritto Bye Bye Baby sfoggiata da Valentino e i suoi) e compagni di squadra da incrociare con sollievo ai box per un’ultima volta.
Ma Valencia è anche e soprattutto il ponte tra il presente e il futuro. Qui da martedì 9 il circo del motomondiale si spoglia dei distintivi e degli sponsor e torna in pista per i test con i prototipi del 2011: una finestra sulla MotoGp che sarà attraverso la quale è concesso dare una sbirciatina.
Più che una fugace occhiata, però, si tratta questa volta di scrutare una sfera di cristallo. Una riallocazione di caselle così massiccia nella classe regina non si vedeva da anni, forse da quel 2003 in cui Valentino lasciò la Honda per saltare sulla M1 (Yamaha).

Al Mugello, Franco Battaini prova in segreto la Ducati Desmosedici 2011. La livrea è nera, senza sponsor, come sempre in questi casi.

La Guerra Stellari dei test

Breve riassunto degli spostamenti: Rossi va in Ducati, Casey Stoner in Honda, Ben Spies in Yamaha; e ancora il sempiterno Loris Capirossi in Pramac, Marco Melandri è retrocesso in SuperBike e resta infine il grande punto interrogativo di Andrea Dovizioso, che potrebbe affiancare un grandioso Marco Simoncelli nel team di Gresini o essere promosso a terzo pilota ufficiale dei giapponesi insieme a Stoner e Dani Pedrosa, e questa sì che sarebbe una rivoluzione.
Tutti si giocano moltissimo. E più di tutti loro due: Vale e Casey, il Dottore e il giovane apprendista così talentuoso ma dannatamente instabile. Chi ha buona memoria, sa che si passano il testimone: l’australiano selvaggio consegna al nove volte campione del mondo la moto che lo ha reso celebre e che, unico nella storia, ha domato e portato alla vittoria iridata. Il Maestro, per contro, già tempo addietro gli mostrò come cavalcare una Honda rendendola invincibile.
Scenderanno in pista con tenute degne di Guerre Stellari: livrea nera Vale, tuta bianca Casey. Rinunciare ai colori di scuderia è un’abitudine, ma quest’anno sembrerà di assistere a un duello galattico, con il pathos e l’epica che si spendono a bordo pista.
Non è un caso se la Dorna, la società che organizza il motomondiale, ha pensato bene di vendere i diritti televisivi anche per i test: l’attesa è tanta e tale che rinunciare a un bottino così sarebbe stato da sprovveduti.

2011, si scateni l'inferno

Un anticipo di quello che ci aspetta si è visto domenica in pista: Stoner, Lorenzo e Rossi incollati fino a tre giri dalla fine. Il primo desideroso di lasciare la Ducati con una prestazione che emendi i troppi errori della stagione appena conclusa; gli altri due, invece, incattiviti l'uno contro l'altro come sempre negli ultimi sei mesi, nemici più che avversari, impegnati in una battaglia tanto spettacolare quanto spietata, nonostante i sorrisi costretti dall'appartenenza alla stessa scuderia.
Quando finalmente non ci saranno più vincoli formali, si scatenerà l'inferno. E quanto saranno alte le fiamme dipenderà solo dalla riuscita del connubio italiano Valentino Ducati.
Il Dottore nei mesi scorsi ha parlato con Filippo Preziosi, il geniale direttore generale della casa di Borgo Panigale, con frequenza quasi irritante per la Yamaha che ancora gli paga lo stipendio, lasciando presagire che qualcosa di suo la nuova Gp2011 deve avere.
La Desmosedici è una compagna assai più irrequieta della M1 che Vale ha forgiato negli anni; ha un’elettronica spintissima, che il pilota non sempre ama, e un motore che fa le bizze, capace di spunti supersonici ma la cui continuità non è sempre garantita. Ma è anche e soprattutto la più pura moto del mondiale, frutto di investimenti spropositati per una casa tutto sommato piccola come quella bolognese.
Trasformare un oggetto di culto in un fenomeno di massa può essere rischioso, ma a ben guardare è questa l’operazione in cui si sono lanciati con la fiducia dei giusti Valentino e la Ducati. Lui è Il Pilota: conosciuto anche da chi non sa cos'è un gran premio, odia la velocità e non mangia la piadina. Lei è La Moto: 40 mila pezzi prodotti all’anno (gli altri hanno un ordine di cifre con due zeri in più: più o meno cinque milioni la Yamaha, per dire), amore incondizionato per i dettagli e sogno ricorrente anche di chi non mai avuto il coraggio di saltarci sopra, per strada e in gara.
Rossi e la Rossa hanno moltissimo da rischiare. Ma, vogliamo scommettere, poco da perdere.

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