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INDUSTRIA 23 Febbraio Feb 2012 1535 23 febbraio 2012

Melfi, la Corte contro Fiat

Reintegrati tre operai. L'azienda fa ricorso.

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Da sinistra Antonio Lamorte, Giovanni Barozzino e Marco Pignatelli, i tre operai licenziati dallo stabilimento Fiat di Melfi nel 2010.

La Corte d'appello di Cosenza ha ordinato alla Fiat di reintegrare nello stabilimento di Melfi (Potenza), i tre operai licenziati nel 2010 per aver fermato un carrello durante uno sciopero interno. Una vittoria per la Fiom (di cui due dei tre operai sono tra l'altro delegati), nella battaglia contro l'azienda torinese, che ha annunciato l'intenzione di ricorrere in Cassazione.
REINTEGRO GIÀ ORDINATO DAL GIUDICE DEL LAVORO. Il reintegro dei tre lavoratori era già stato ordinato un mese dopo il loro licenziamento dal giudice del lavoro, che aveva giudicato antisindacale il comportamento dell'azienda. Sentenza ribaltata il 14 luglio 2011, quando un altro giudice accolse il ricorso della Fiat e i tre operai (Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli) furono licenziati. Oggi, subito dopo la sentenza, il legale della Fiom, Franco Focareta, ha manifestato tutta la sua soffisfazione: «Il verdetto conferma l'antisindacalità del comportamento della Fiat».
LA REPLICA DI FIAT: «COMPORTAMENTI INACCETTABILI». L'azienda ha deciso di non commentare: «Seguendo la linea già tenuta nei precedenti gradi di giudizio», ma ha annunciato di voler ricorrere in Cassazione contro la sentenza d'appello e di essere intenzionata a continuare a perseguire comportamenti come quello di cui si sarebbero resi responsabili i tre dipendenti: «L'azienda considera inaccettabili comportamenti come quelli dei tre lavoratori: proseguirà le azioni per impedire che simili condotte si ripetano».
MELFI SOSPENDE LA PRODUZIONE. La notizia è arrivata pochi minuti dopo l'annuncio sulla sospensione della produzione della Punto nello stabilimento di Melfi. Macchine ferme dal 23 marzo al 2 aprile e nei giorni 6, 13, 16 e 20 aprile. La decisione è stata presa per adeguare la produzione ai flussi di mercato. Lo si è appreso a Potenza dal Fismic. Il sindacato dei metalmeccanici ha precisato che per i circa 50 mila operai dello stabilimento è prevista la collocazione in cassa integrazione.

Gli operai: «Fateci tornare alla normalità»

Gli operai Marco Pignatelli, Antonio Lamorte e Giovanni Barrozzino e il segraterio regionale della Fiom Emanuele De Nicola.

Il desiderio più grande dei tre lavoratori dello stabilimento in Basilicata è quello di tornare a lavorare come ha confermato Giovanni Barozzino: «Non abbiamo mai voluto le prime pagine dei giornali e, sinceramente, ne avremmo fatto a meno. Ora vogliamo solo ritornare alla normalità, al nostro posto di lavoro, a essere gli uomini comuni che eravamo un anno e mezzo fa».
FIDUCIA NELLA MAGISTRATURA. Unanime il coro dei tre operai: «Non ci siamo mai pentiti per quello che è successo», ha aggiunto Pignatelli «però - ha continuato - non abbiamo mai smesso di avere fiducia nella magistratura». «Per me - ha concluso Lamorte - è stato un ritorno alla dittatura, perché sono stato licenziato mentre esercitavo il mio diritto di sciopero».

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