GERMANIA 29 Marzo Mar 2012 1100 29 marzo 2012

Opel, tagli in vista

General Motors e l'ipotesi di chiusura di stabilimenti in Europa tra cui Bochum.

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da Berlino

Nonostante le ristrutturazioni e le politiche di contenimento dei costi sin qui perseguite, Opel non riesce ad uscire dalla crisi. La casa automobilistica tedesca, che ha scritto uno dei capitoli leggendari del miracolo economico post-bellico, continua a sfornare dati in rosso.
IL POSSIBILE STOP DELLA FABBRICA A BOCHUM. Da qualche settimana, si è poi diffusa la voce che la casa madre americana General Motors, di cui la Opel costituisce una sorta di succursale europea, starebbe pensando a misure drastiche, come la chiusura dello storico stabilimento di Bochum.
«Una minaccia che il consiglio di fabbrica e il sindacato Ig Metall hanno respinto con violenza», ha riportato l'Handelsblatt, «paventando la più costosa chiusura di uno stabilimento di tutta la storia dell'industria.
UNA DECISIONE DEL TUTTO INACCETTABILE. In un comunicato comune, il capo del consiglio di fabbrica Reiner Einenkel e il rappresentante distrettuale dell'Ig Metall Oliver Burkhard hanno scritto a chiare lettere che uno stop alla fabbrica madre di Bochum non verrà mai accettato, neppure se accompagnato da misure di alleggerimento sociale per i lavoratori».

Il nuovo slancio alla produzione e alla vendita

Sergio Marchionne.

Da tempo le preoccupazioni della General Motors per le performance della Opel sono diventate l'ingrediente più indigesto della strategia di rilancio della casa americana. Dall'anno nero della crisi, il 2008, la casa di Detroit è riuscita a recuperare il terreno perduto e a ridare slancio alla produzione e alla vendita dei marchi ad essa collegati.
VENDITE STAGNANTI IN TUTTA L'EUROPA. Ovunque, tranne che in Germania. Se i consumi di auto sono ripresi, negli Stati Uniti e soprattutto nei Paesi emergenti dell'Asia, in Europa le vendite ristagnano. E la Opel è troppo legata al mercato interno europeo per poter sperare in una rapida crescita. Così, le opzioni strategiche che riguardano la casa tedesca oscillano sempre e solo fra nuovi piani di contenimento, riduzione e ristrutturazione. Che in una parola vuol dire tagliare, produzione e posti di lavoro.
IL LEGAME CON LA CAMPAGNA ELETTORALE. Il grande gioco attorno allo stabilimento di Bochum si intreccia però pesantemente con la politica. La città è uno dei più importanti siti industriali della Ruhr, regione che appartiene al Land del Nord Reno-Vestfalia, dove fra poco più di un mese gli elettori torneranno alle urne per l'elezione più importante del 2012. «E per la politica la minaccia di una chiusura potrebbe diventare già in anticipo molto costosa», ha proseguito il quotidiano economico: «La General Motors cerca apertamente di utilizzare la campagna elettorale per scroccare aiuti finanziari statali per la sua azienda tedesca e, anche se il portavoce della Opel assicura che lo spauracchio di uno stop non sia stato lanciato dal managment e che anzi l'intera discussione non sia di alcun aiuto nella definizione delle strategie future, non è certo un caso che la questione sia riesplosa nel momento in cui il governo regionale è andato in crisi e sono state fissate le elezioni anticipate».
3.200 I LAVORATORI DELLO STABILIMENTO. Nello stabilimento di Bochum sono impiegati 3.200 lavoratori. E i rappresentanti della Camera di commercio della Ruhr stimano che almeno 20 mila posti di lavoro nel circondario dipendano dal suo funzionamento: «Una chiusura della fabbrica sarebbe una catastrofe per le persone e per l'intera regione», ha confermato un funzionario.

Il tentativo di Marchionne di prendere parte alla gara

Già le precedenti elezioni, due anni fa, si svolsero sotto la spada di Damocle del caso Opel. La General Motors cercò di usare la politica per i suoi scopi. Furono i tempi dei mille contatti per la vendita e anche Sergio Marchionne cercò, senza successo, di prendere parte alla gara. Alla fine, sembrò che gli americani avessero deciso di vendere a un consorzio del quale faceva parte l'azienda distributrice austriaca Magna.
LA SCELTA DI CONTINUITÀ DI GM. Ma all'ultimo momento saltò tutto, con grande disappunto della cancelliera, che aveva speso impegno e prestigio per trovare la soluzione che fosse più gradita ai sindacati. La General Motors decise di tenersi la casa automobilistica approfittando delle generose concessioni finanziarie dello Stato tedesco, predisponendo piani di ristrutturazione e beccandosi l'insulto dell'allora presidente del Land, il cristiano-democratico Jürgen Röttgen, di aver scritto «la più brutta storia del turbocapitalismo».
Röttgen poi perse le elezioni e al suo posto arrivò la socialdemocratica Hannelore Kraft, alla guida di un governo di minoranza rosso-verde che non ha fatto molta strada.
UNA GARANZIA PER LA FABBRICA. Ora il circo ricomincia. L'Handelsblatt aveva pubblicato già il 23 marzo documenti riservati, secondo cui la General Motors starebbe progettando la chiusura di due stabilimenti in Europa per ridurre la sovracapacità di produzione: «Ma per quanto riguarda Bochum, al di là di calcoli politici non ci sono motivi per avere fretta, dal momento che esiste una garanzia per la fabbrica fino alla fine del 2014. Secondo indiscrezioni raccolte negli ambienti manageriali di Opel, le decisioni immediate dovrebbero riguardare il taglio dei costi fissi ma non la chiusura di stabilimenti».
SCIOGLIERE PRESTO IL NODO DI BOCHUM. I politici impegnati nella campagna elettorale, a destra e a sinistra, si sono buttati a capofitto sul tema caldo, per il momento difendendo gli operai, la qualità del loro lavoro, la competitività dei prodotti sfornati, ma senza entrare nel dettaglio di proposte concrete. I due principali contendenti, Hannelore Kraft (Spd) e Norbert Röttgen (Cdu), hanno all'unisono invitato la General Motors a sciogliere presto il nodo di Bochum trovando il modo di sfruttarne le potenzialità sui mercati di esportazione.
«Ma a guardare l'evoluzione economica della Opel, non si può essere ottimisti sul futuro», ha concluso il quotidiano di Düsseldorf, «perché da 12 anni la casa tedesca non produce alcun profitto e nel 2011 ha chiuso i conti con un passivo di 575 milioni di euro. E la stessa città di Bochum soffre da tempo un processo di deindustrializzazione. La Nokia aveva chiuso i propri impianti 4 anni fa, lasciando a casa migliaia di addetti e, solo lo scorso anno, la stessa Opel aveva cancellato 2 mila posti di lavoro».

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