Monza Autodromo 120613194741
AUTO & BUSINESS 7 Luglio Lug 2014 1300 07 luglio 2014

Formula 1, Monza-Ecclestone: lo scontro in sette punti

Ecco perché la pista rischia di uscire dal Circus.

  • ...

Un'immagine dell'Autodromo di Monza.

I tempi dell'Italia protagonista nel mondo della Formula 1 sembrano ormai lontani. Da troppe stagioni non si vedono piloti tricolori al volante di monoposto, nemmeno quelle meno performanti, le Ferrari non sono più competitive e dal 2006 Imola non ospita più il secondo Gran premio sul nostro territorio, che sulla carta era assegnato a San Marino, ma di fatto si correva in Italia.
ECCLESTONE CONTRO MONZA. Le prospettive grigie sembrano inoltre destinate a diventare ancora più cupe se, come ha spiegato il patron del Circus Bernie Ecclestone, anche Monza potrebbe uscire presto dal giro che conta e non ospitare più una gara del mondiale a partire dalla stagione 2017.
Secondo il boss della Formula 1, l'ultimo accordo firmato con i responsabili del circuito brianzolo si sta dimostrando un disastro dal punto di vista commerciale e per questo Ecclestone ha deciso di mettere in dubbio la tappa a Monza. In pratica, secondo alcune indiscrezioni, servirebbero ben più dei 16 milioni di euro all'anno per strappare il nuovo contratto.
IL POSSIBILE ADDIO DAL 2017. L'addio non significherebbe però che il posto della pista lombarda possa essere preso dal Mugello: ufficialmente, infatti, nessuna proposta è stata presentata in questo senso.
Il rischio, quindi, è che anche l'ultimo pezzo d'Italia nel Circus sia destinato a sparire. Ma non è detta ancora l'ultima parola per Monza che a settembre potrebbe ospitare per l'ultima volta un Gp di Formula 1, dopo che ha già visto cancellare dai suoi eventi il campionato mondiale Superbike su due ruote.
Ecco la crisi del circuito in sette punti.

1. A Monza entrate in calo e pochi spettatori: la paura di Ecclestone

Il patron della Formula 1, Bernie Ecclestone (©GettyImages).

Il problema del circuito di Monza è legato unicamente alle entrate e al numero di spettatori in costante calo.
Dalle 200 mila presenze nei tre giorni di gara del 2008, si è arrivati a meno di 160 mila nel 2013. Con questa tendenza cala anche l’interesse degli sponsor.
CALO DELL'AUDIENCE. A complicare le cose, poi, c'è la pessima stagione della Ferrari. E con la Rossa in difficoltà anche i tifosi italiani sembrano meno appassionati al Circus. Pure da casa, come testimoniano le classifiche degli ascolti.
I 14.395.542 spettatori che nel 2000 hanno visto il Gp degli Usa, stabilendo il record degli ultimi 15 anni, sono ormai un lontano ricordo. Se nello stesso anno la media nell’arco del campionato è stata prossima agli 11 milioni di telespettatori, scesa a 6,5 milioni nel 2012, oggi è difficile superare la soglia dei 3 milioni.
POCHI SOLDI PER LA PISTA. Per cercare di convincere Ecclestone a non scappare da Monza, l'Automobile Club di Milano che gestisce il circuito, ha pianificato un investimento di 10 milioni di euro per l’ammodernamento della struttura che si prevede sia completato entro cinque anni.
Ma pure questo potrebbe non bastare, visto che si tratta di briciole in confronto a quanto messo sul piatto da altri: basti pensare che la Russia per ultimare la pista di Sochi che ospita in ottobre il 16esimo Gp della stagione 2014 ha stanziato 200 milioni di euro, poi lievitati a 350.

2. Gli sponsor preferiscono investire nei Paesi con leggi più permissive

Spettatori a Monza per il Gp del 2013 (©GettyImages).

Dietro i problemi di Monza c'è quindi anche la concorrenza degli altri circuiti sparsi per il mondo. Che hanno alle spalle forti disponibilità di capitali da investire: come il Bahrein, gli Emirati Arabi, la Cina, la Russia e l’India. Inoltre in un prossimo futuro non è escluso che possa essere preferita anche l’Africa all’Italia.
I problemi economici derivanti dalla crisi, poi, si sommano quelli delle leggi comunitarie e delle norme europee che risultano decisamente meno liberali rispetto a quelle di altre aree geografiche.
PUBBLICO PIÙ NUMEROSO. I Paesi emergenti hanno tutto ciò che serve per attirare gli sponsor in fuga dall’Europa e dall’Italia in particolare. Se si escludono i divieti di pubblicizzare bevande alcoliche negli Emirati Arabi, Medio Oriente e Russia rappresentano un vero e proprio paradiso per chi vuole ottenere importanti ritorni dagli investimenti.
Alle leggi molto più permissive in materia di tabacco, si somma l’eccezionale palcoscenico rappresentato da popolazioni ben più numerose rispetto a quelle del Vecchio Continente, e con un potere di acquisto in crescita. Che tradotto nella lingua di Ecclestone significano maggiori incassi per la Formula 1.

3. Il sospetto che il patron del Circus pretenda un contratto più vantaggioso

La Ferrari sul tracciato di Monza (©GettyImages).

Monza è tuttavia abituata agli allarmi sulla possibilità di uscire dal giro che conta (Lettera43.it ne aveva già parlato nel 2013). Ma rispetto al passato le cose sono diverse.
Se prima i problemi riguardavano i vincoli ambientali, ora si parla di soldi e su questo punto Ecclestone, si sa, non è uno abituato a retrocedere. Al momento, poi, non è possibile sapere fino a che punto stia bluffando.
Più volte la tattica della minaccia di radiazione dal Circus è stata infatti usata dal patron della Formula 1 per ottenere rinnovi più favorevoli.
IL BLUFF DELL'ESCLUSIONE. Per esempio, per restare in calendario, alla Brdc, proprietaria del circuito di Silverstone, sono stati richiesti 25 milioni di dollari a stagione, mentre ancora più travagliato è stato il rinnovo per Montreal.
Nel 2013 la certezza per i canadesi è arrivata in pratica solo alla vigilia dell’ultimo Gp previsto dall’accordo. Un bluff estenuante che, una volta scoperte le carte, si è concluso con la firma sotto un contratto da 100 milioni di euro per 10 anni, da sommare ai circa 40 investiti per l’ammodernamento della pista.
Con queste premesse, le prospettive per Monza non sono rosee, perché questa volta le alternative allo storico tracciato sono concrete e pericolose.

4. La Formula 1 fa la fortuna del tracciato della Brianza

Il circuito di Monza è stato inaugurato nel 1922 (©GettyImages).

Monza, però, non vive solo di Formula 1. Sotto questo punto di vista il calendario è relativamente articolato, pur se meno denso rispetto agli anni d’oro: un tempo si correva anche con i prototipi in stile Le Mans e la Brianza era diventata una succursale della Germania visto che ospitava un prova del campionato Dtm, con auto dall’aspetto di vetture di grande serie ma con potenze elevatissime.
Oggi il circuito ospita vari campionati nazionali, gare delle serie Gt ed endurance. Oltre alle giornate dedicate alle prove di privati con moto o auto, sono organizzate anche manifestazioni podistiche e di ciclismo, mentre l’appuntamento più importante dopo il Circus è indubbiamente il Rally show che si disputa a novembre.
BUSINESS DA 30 MILIONI. Tuttavia la pista continua a essere una preziosa miniera d’oro soprattutto grazie alla Formula 1, visto che solo l’indotto diretto a livello turistico nella settimana del Gp vale circa 30 milioni di euro. Complessivamente la gara di settembre si stima possa valere 3 miliardi di euro, nel caso si decidesse di mettere in vendita il brand collaudato.
Ma anche quelle che possono essere considerate manifestazioni minori hanno un peso da non sottovalutare per chi gestisce il circuito, che equivalente a circa 7 milioni di euro. Un importo che tuttavia deve essere visto al ribasso, poiché il conteggio degli introiti derivanti dalla quarantina di eventi che si svolgono ogni anno teneva ancora conto della prova di campionato mondiale Superbike, che non si svolge nel 2014.

5. Il circuito deve essere aggiornato: potrebbero servire oltre 10 mln

Il tracciato di Monza è stato aggiornato più volte dopo la sua inaugurazione (©GettyImages).

C'è poi il capitolo sull'aggiornamento della pista di Monza.
Nella sua lunga vita il circuito è stato costantemente rivisto per rispondere alle esigenze della Formula 1, allontanandosi però da quelle delle moto.
Sono apparsi i primi guardrail, che nel 1973 sono costati la vita a Jarno Saarinen e Renzo Pasolini, e nel 2000 è stata ridisegnata la prima variante che impone di ridurre drasticamente la velocità al termine del rettilineo di partenza, per affrontare una 'S' con due curve a 90 gradi. In questo modo ha perso le possibilità di diventare un pista a misura di MotoGp, senza tuttavia dimostrare di avere le credenziali per rimanere nel giro gestito da Ecclestone.
CONCORRENZA DEL MUGELLO. Gli spazi per intervenire restano comunque limitati da una delle caratteristiche più affascinanti, quella di essere tracciato all’interno di un enorme parco. Anche per questo motivo Monza può subire la concorrenza interna che arriva dal Mugello, dove gli spazi sono maggiori e il terreno collinare ha consentito la realizzazione di un tracciato con variazioni altimetriche importanti. Mentre in Brianza le uniche pendenze si possono trovare nel breve tratto che porta alla variante Ascari.
NUOVE INFRASTRUTTURE. Le scelte non sono, però, semplici: il tracciato in sé non dovrebbe essere in discussione, visto che continua a rimanere in calendario un appuntamento come quello che si sviluppa sulle strade del Principato di Monaco, dove la sicurezza e le possibilità di sorpasso non sono certo a livelli di vertice.
A questo punto la sopravvivenza di Monza dipende dalla capacità di reperire i fondi necessari per aggiornare il tracciato e soprattutto le infrastrutture, con investimenti che potrebbero superare, e di molto, i 10 milioni di euro previsti dal primo progetto di ammodernamento da ripartire in almeno tre anni.
L’esperienza di altri impianti dimostra che le cifre in gioco rischiano di risultare più che raddoppiate, senza avere la certezza di rimanere nel giro che conta.

6. Lo scontro dentro l'Automobile club di Milano rischia di complicare la trattativa

Il governatore della Lombardia, Roberto Maroni (©Ansa).

Nello scontro Ecclestone-Monza, un ruolo importante lo deve giocare il dibattito politico.
A livello locale è sempre più forte lo scontro per il rinnovo delle cariche all’interno dell’Automobile club di Milano. Tra le liste in corsa c’è quella dell’ex pilota Ivan Capelli, che vede nel rinnovo del contratto con al Formula 1 l’unica priorità del circuito. Le possibilità per trovare una soluzione commerciale vantaggiosa per entrambe le parti, senza che si riveli un capestro per Monza, ci sono - è la tesi di Capelli - però sono indispensabili pragmatismo e determinazione per rendere l’area allettante non solo per il Circus, ma per un molti eventi, non solo sportivi.
LAVORATORI IN PERICOLO. La situazione poi preoccupa anche la Regione Lombardia, visto che attorno al circuito ruota un indotto economico importante, dal quale dipendono svariate centinaia di posti di lavoro.
I dipendenti impegnati a tempo pieno dalla Sias (la società controllata dall’Automobile Club milanese) 12 mesi l’anno sono una trentina, tra dirigenti, tecnici e addetti alla manutenzione. E a questi si aggiungono oltre 350 fornitori esterni che basano la loro economia sul circuito.
L'APPELLO A RENZI. Così, oltre all’assessore allo Sport Antonio Rossi, si è mosso anche il governatore Roberto Maroni, che ha chiesto l’interesse del premier Matteo Renzi. In questa fase il ruolo della politica resta quello della ricerca dei fondi necessari da destinare al progetto che sarà proposto dalla lista che risulterà eletta al comando dell’Automobile Club di Milano.

7. Senza le monoposto del Circus la pista rischia di chiudere definitivamente

L'invasione di pista dopo il Gp del 2013 (©GettyImages).

Nel caso in cui il rinnovo del contratto non arrivasse, il destino di Monza è quello di uscire dal giro del Circus. Con ben poche possibilità concrete di rientrarvi in tempi brevi, come è già successo a Imola, uscita dall’orbita del mondiale nel 2006.
Le conseguenze di questo scenario potrebbero essere pesanti, perché senza gli importanti ritorni garantiti dal Circus, il circuito non vedrebbe solo ridimensionato il suo ruolo alla disputa di competizioni di livello nazionale, ma tornerebbe ad affacciarsi lo spettro della chiusura definitiva.
Un’ipotesi che già in passato si era presentata, ma che ora potrebbe tradursi in realtà se non fosse imboccata la strada giusta.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso