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CALCIO E DINTORNI 11 Luglio Lug 2014 0500 11 luglio 2014

Mondiale 2014, Germania-Argentina: le sfide della finale

Le rivalità dietro la partita di Rio.

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Metteteci che è la finale più giocata nella storia dei Mondiali di calcio. Siamo alla terza.
Aggiungete che il bilancio, per ora, è in perfetta parità. Uno a uno.
Capirete che Germania-Argentina non è, né potrebbe mai essere, una partita qualunque.
Il capitolo conclusivo della rassegna brasiliana in programma il 13 luglio al Maracanã, tempio del futebol se ce n'è uno, si preannuncia bollente. Non solo perché la 20esima Coppa del mondo permetterebbe ai tedeschi di eguagliare l'Italia al secondo posto nella classifica delle nazionali più vincenti (con quattro trionfi), come agli argentini di agganciare proprio la Mannschaft al terzo.
La finale di Rio porta con sé alcune rivalità, simboliche e semi-serie, che abbiamo riassunto per voi. Ecco quali.

1. Ratzinger contro Bergoglio

Papa Francesco, argentino di Buenos Aires, e Benedetto XVI, nato a Marktl, in Baviera (©Ansa).

Da San Pietro dicono che i due papi non guarderanno la partita, non insieme perlomeno. Hanno scomodato persino padre Federico Lombardi, il portavoce vaticano, per farcelo sapere.
Il sacro non si abbassa al profano, o se lo fa non lo grida ai quattro venti. Noi, però, scommettiamo che un'occhiata al risultato, tra una preghiera e l'altra, la lanceranno.
È un'occasione storica, d'altronde. Joseph Ratzinger, il tedesco austero che a febbraio 2013 ha rassegnato le dimissioni o, se preferite, ha chiesto il cambio, e Jorge Mario Bergoglio, l'argentino gioviale che l'ha sostituito strappando applausi ai 'tifosi' cattolici.
Se il regolamento dei Mondiali lo prevedesse, spererebbero in un pareggio. Mezza Coppa a testa e tutti contenti. Ma così non è. E nessuno vuole perdere. Forse nemmeno un papa.

2. Austerity contro rischio default

Manifesti contro i fondi americani che rifiutano la ristrutturazione del debito argentino (©GettyImages).

Mai così lontane, mai così diverse. Soprattutto in termini economici. Quanto a salute della casse pubbliche Germania e Argentina, da qualche anno ormai, sono agli antipodi.
Nella prima, patria dell'austerity, i conti in ordine - quelli sì - sono una religione. Quasi come il calcio. A vigilare, persino in casa altrui, l'occhio vispo di Angela Merkel.
Nella seconda, dopo il default del 2002, aleggia minaccioso lo spettro di un nuovo fallimento. Una doppietta di cui, a Buenos Aires e dintorni, andrebbero ben poco fieri.
Se la finale di Rio de Janeiro dovesse decidersi 'di rigore', insomma, il vincitore sarebbe scontato. Con buona pace di Leo Messi e compagni.

3. Merkel contro Kirchner

Cristina Fernández de Kirchner, in primo piano, e Angela Merkel (©GettyImages).

La finalissima è anche un affare tutto al femminile. Dovessero essere confermate le presenze di Merkel e Kirchner al Maracanã, la presidente del Brasile Rousseff - terzo incomodo suo malgrado - dovrà tenerle a bada.
La cancelliera tedesca, si sa, è una super tifosa. E allo stadio si trasforma. Politically correct sul lavoro, sugli spalti entra in modalità ultrà. Celebri le sue esultanze fragorose e un po' scomposte.
La presidente dell'Argentina, paradossalmente, è meno sanguigna. Ma anche lei ha dimostrato di avere a cuore il pallone. Sì, pure per una questione di tornaconto politico. Quando ancora era vivo il marito Néstor, destinò 100 milioni di dollari all'acquisto dei diritti per il campionato argentino nell'ambito del programma Fútbol para todos.
«Questa non è una partita di calcio, ma la crisi economica più grave che si ricordi dagli Anni 30», disse per spiegare la recente recessione. Ma, almeno per ora, i 40 milioni di argentini hanno ben altro cui pensare: c'è una finale da vincere.

4. Gioco di squadra contro individualità

Leo Messi, stella dell'Argentina e del Barcellona: per lui, in questo Mondiale, quattro gol all'attivo (©GettyImages).

A livello calcistico, Germania-Argentina è innanzitutto la sfida tra gioco di squadra e individualismo.
I tedeschi sono arrivati in fondo al Mondiale 2014 senza una vera stella: difficile dire chi sia il simbolo della formazione allenata da Löw. Ingranaggi oliati, meccanismi perfetti.
L'Albiceleste, al contrario, è Messi dipendente. Se non gira la Pulce la squadra s'inceppa. Lo si è visto chiaramente contro l'Olanda, la peggior partita di Leo al Mondiale brasiliano.
Ma non è tutto. La finale di Rio vede opposti anche il miglior attacco del torneo e la miglior difesa. I tedeschi hanno realizzato ben 14 gol in sei partite. Gli argentini, di contro, ne hanno subiti appena tre. E nessuno nella fase finale è ancora riuscito a segnare a Romero, rigori esclusi (in cui peraltro El Chiquito non se la cava poi così male). Se la Mannschaft vorrà vincere, insomma, se la dovrà vedere con il muro Albiceleste. Papi e capi di governo sono già in clima partita.

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