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GAFFE 25 Luglio Lug 2014 1850 25 luglio 2014

Figc, Carlo Tavecchio scivola sugli stranieri

«Qui titolare chi mangiava banane».

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Una gaffe ancora prima di diventare il presidente della Federcalcio. Carlo Tavecchio si è presentato così, il 25 luglio, scivolando sugli stranieri. «Le questioni di accoglienza sono una cosa, quelle del gioco un'altra», ha detto il favorito numero 1 a guidare il nuovo corso del calcio italiano. «L'Inghilterra individua dei soggetti che entrano, se hanno professionalità per farli giocare, noi invece diciamo che 'Opti Poba' (inventando un nome ndr) è venuto qua che prima mangiava le banane e adesso gioca titolare nella Lazio e va bene così. In Inghilterra deve dimostrare il suo curriculum e il suo pedigree».
«PARLAVO DI CURRICULUM». Più tardi ha provato a metterci una pezza: «Le banane? Non mi ricordo neppure se ho usato quel termine, e comunque mi riferivo al curriculum e alla professionalità richiesti dal calcio inglese per i giocatori che vengono dall'Africa o da altri Paesi. Mi riferivo al calcio inglese dove gli extracomunitari prima di giocare devono mostrare un curriculum di professionalità prestata nel loro Paese altrimenti non vengono accettati. Se qualcuno ha interpretato il mio intervento come offensivo, me ne scuso. Tra l'altro la mia vita è improntata all'impegno sociale, al rispetto delle persone, tutte, e al volontariato: in particolare in Africa».


  • La risposta via Twitter di una della prime firme della Gazzetta dello Sport Paolo Condò alla gaffe di Tavecchio sugli stranieri.

«IL GOL DI GODIN MI HA CAMBIATO LA VITA». Davanti alla 'sua' Lega dilettanti, Tavecchio si è candidato ufficialmente alla guida della Figc. «Vorrei partire da un pomeriggio afoso brasiliano, in cui un certo Godin ha fatto gol all'Italia, non so se di testa o di spalla», ha esordito ricordando la sconfitta della Nazionale contro l'Uruguay e le dimissioni di Abete. «Quella situazione sta cambiando la mia vita».
All'assemblea elettiva ha presentato i punti del suo programma sotto lo slogan 'Il gioco del calcio al centro dei nostri pensieri' (governance e organizzazione federale; lotta contro la violenza e qualificazione del prodotto calcio; settore tecnico e centri di formazione federale; settore giovanile e scolastico; nuove risorse economiche; comunicazione; club Italia; grandi eventi; legislazione e rapporti con il governo; rapporti con il Coni, riforma dei campionati e regole delle competizioni).

Nessun nome per il prossimo ct

Manca ancora un nome per il prossimo ct della Nazionale. «La stampa italiana è preoccupata perché dobbiamo fare l'amichevole con l'Olanda, chi ci mando il 4 settembre? Ci mando Rivera». Una provocazione, nulla più: «È un problema quella partita? Potrei allenarla anche io». Ma se l'11 agosto dovesse essere eletto, questo sarebbe il primo nodo da affrontare: «Nella prima settimana», ha assicurato.
«PROGETTO DI DUE O TRE ANNI». «Serve una persona competente, che dia impegno e una garanzia di due o tre anni. Non è un progetto da fare in sei mesi. Se lo troviamo a buon prezzo, Conte l'ho visto solo in tivù, quello delle Marche, Mancini, l'ho visto allo stadio perché sono interista. Con quello del Friuli, Guidolin, non c'ho mai parlato. Il ct deve essere il supervisore di tutta la filiera, dall'Under 15 all'Under 21».
Lui, intanto, deve battere i pregiudizi («io sono inadeguato, sentiamo gli adeguati»), ma ha garantito: «A 70 anni di compromessi non ne faccio mica. Non voglio certo diventare il più ricco del cimitero. Chi crede che stiamo andando a creare un re Travicello si sbaglia. Questo Paese è addormentato, si sveglia la mattina per un fatto biologico. Io mi sveglio con la voglia di vivere. E un calciatore schierato con la maglia azzurra se durante l'inno non sente i brividi non deve entrare in campo, gli direi: stai fuori!».
SU ALBERTINI: «UN FOGLIETTO CON QUATTRO STORIELLE». Pur senza nominarlo, non ha evitato una stoccata all'avversario Demetrio Albertini, che non dovrebbe andare oltre il 30% dei voti: «Si parla tanto di progetti federali poi si tratta di un foglietto con quattro storielle». Davanti al presidente della Lega di Serie A, Maurizio Beretta, all'ex presidente del Coni, Franco Carraro e all'ex numero uno della Figc, Antonio Matarrese, che hanno speso parole di apprezzamento nei suoi confronti, ha spiegato: «Bisogna ridare dignità alla Federazione. La madre di tutte le battaglie sarà fare le riforme statutarie per rendere democratica la partecipazione assembleare, il quorum deve scendere dal 75% al 65% per evitare che dilettanti e assocalciatori e assoallenatori abbiano un veto occulto».
Ha parlato dei rapporti con il Coni («prima di rivedere i contributi dovranno riflettere»), il governo («vedrò Delrio dopo il 15 agosto per un cahiers de doléances») e la Fifa («Blatter ha bisogno di noi, non siamo noi ad avere bisogno di lui»).

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