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POLEMICHE 26 Luglio Lug 2014 1406 26 luglio 2014

Razzismo, bufera su Tavecchio

Lui si difende: «Da sempre per l'integrazione». Del Rio irritato.

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Carlo Tavecchio, candidato alla presidenza della Figc.

La forte irritazione di Delrio, lo «sconcerto» di Tommasi, la difesa da parte dei club: in mezzo la protesta della Rete, la richiesta di fare un passo indietro, e il rifiuto però da parte del diretto interessato dell'accusa di razzismo.
È bufera su Carlo Tavecchio dopo lo scivolone nell'intervento all'assemblea dei dilettanti che ha sancito il passo ufficiale del dirigente sportivo nella corsa alla presidenza della Figc: quella frase sui giocatori stranieri - «qui fanno i titolari quelli che prima mangiavano le banane» - detta il 25 luglio non poteva certo cadere nel vuoto.
Il giorno dopo, infatti, è diventata un caso politico.
LE SCUSE: «NON SONO UN RAZZISTA». E mentre dal governo nella persona del sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega allo sport, Graziano Delrio arriva la «forte irritazione» per quell'uscita, Tavecchio è tornato a scusarsi.
«Accetto tutte le critiche, ma non l'accusa di razzismo perché la mia vita testimonia l'esatto contrario», ha spiegato.
Poi nel suo intervento ha continuato: «Nel mio discorso mi riferivo al fatto che sono a favore dell'integrazione, ma al contempo rinnovo la necessità di scoraggiare l'utilizzo di calciatori che non migliorano la qualità del nostro campionato. Come scritto nel mio programma elettorale, se sarò eletto Presidente della Figc, la federazione condurrà una politica fattiva contro ogni discriminazione. Accetto tutte le critiche ma non l'accusa di razzista perché la mia vita testimonia l'esatto contrario».
TOMMASI: «SONO SCONCERTATO». Frasi che non hanno mitigato però l'indignazione. «Sono sconcertato dalla frase su Optì Pobà e le banane. Ma non so se essere ancora più allibito dal silenzio che le ha circondate», ha detto il presidente dell'assocalciatori, Damiano Tommasi, che per l'elezione del nuovo presidente si è schierato con lo sfidante, Demetrio Albertini.
Tommasi ha detto di aver ricevuto diverse telefonate di protesta da parte di giocatori stranieri e italiani.
Ma il calcio dei club lo difende. Per Abodi, capo della Lega di B che conferma comunque il sostegno a Tavecchio, quella frase «è inaccettabile, inopportuna e infelice. Per me il razzismo è una cosa seria. Senza sensibilità e rispetto non si va da nessuna parte».
MA I CLUB DI A E B NON LO MOLLANO. Ma questo non sposta il voto delle società che militano nel campionato cadetto: «Una frase non fa di una persona un razzista. La demagogia non è una buona medicina. Siamo tutti maestri, educatori e giudici, soprattutto quando ci riferiamo agli altri. Mi auguro tanta intransigenza anche nell'autocritica».
A difendere Tavecchio anche il presidente della Lega di A, Maurizio Beretta: «La vita di Tavecchio è una continua testimonianza di azioni contro ogni forma di discriminazione. Un intercalare certamente del tutto sbagliato non modifica il giudizio di valore su di lui».
Poi il numero uno della massima seria ha continuato: «Si registrano ancora dichiarazioni che tendono a strumentalizzare per finalità diverse una battuta infelice, priva di qualsiasi connotazione razzista. Tavecchio si è occupato personalmente della costruzione di due ospedali in Togo e in Benin. In Togo ha anche costituito una cooperativa per la coltivazione dei pomodori».
Ha parlato di strumentalizzazione anche il presidente della Lega Pro, Mario Macalli, ribadendo il pieno sostegno al candidato presidente.
Dalla politica toni decisamente diversi con l'invito a Tavecchio a farsi da parte: «Il caso non dovrebbe nemmeno essere in discussione: la sua candidatura semplicemente non può essere presa in considerazione», ha detto la vice segretaria del Pd, debora Serracchiani. Intanto la corsa alla presidenza va avanti: il 31 luglio i due candidati, Tavecchio e Albertini, sono attesi dal capo dello sport Giovanni Malagò.

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