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GRAND BOUCLE 27 Luglio Lug 2014 1926 27 luglio 2014

Tour de France, Vincenzo Nibali vince la corsa

Passerella a Parigi per lo Squalo. Tappa a Marcel Kittel.

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Vincenzo Nibali, vincitore del 101esimo Tour de France, e il rituale del brindisi sugli Champs Elysées.

Quando sul traguardo dei Campi Elisi Marcel Kittel passa per primo, gli occhi dei francesi e del mondo si spostano indietro, verso la pancia del gruppo. Gli sguardi sono tutti per lui, Vincenzo Nibali, dominatore della 101esima edizione della Grande Boucle che piange lacrime di commozione quando suona l'inno di Mameli. E sulla sua maglia gialla si erano posati a lungo durante l'ultima tappa, tra un bicchiere di Champagne e l'altro.
IN GIALLO PER 19 GIORNI. Perché quella di Parigi, per lo Squalo, è stata una meritatissima passerella. La sua impresa entra di diritto nella storia del ciclismo italiano (sono passati 16 anni dalla vittoria di Marco Pantani, l'ultima di un connazionale al Tour, prima ci erano riusciti Bottecchia, Bartali, Coppi, Nencini e Gimondi), e di quello mondiale.
Nibali ha vestito la maglia gialla per 19 giorni e conquistato quattro tappe. Ha staccato gli avversari sulle montagne più dure e sul pavé della Roubaix, permettendosi il lusso di non doversi preoccupare di una cronometro diventata del tutto inutile per la vittoria finale. Se li è lasciato dietro di quasi otto minuti. Jean-Christophe Péraud, il più vicino, ha pagato 7'52' di distacco. Un'eternità. Ecco perché il successo dello Squalo non può essere certo mutilato dai forfait di Alberto Contador e Chris Froome.
L'ITALIA TORNA A VINCERE. C'è stato solo lui, uno dei pochi in grado di ridare dignità a un ciclismo italiano preso in giro dai Riccò e dai Di Luca, orfano di campioni come Marco Pantani, Mario Cipollini e Paolo Bettini. Un ragazzo venuto da Messina, dove la bicicletta non è proprio tradizione, che ha trovato il suo habitat naturale tra Alpi e Pirenei.
«Un po' di nervosismo, ma è normale. Sono ancora un po' frastornato», ha detto lo Squalo prima di salire sul podio di Parigi, ma dopo aver abbracciato e baciato la moglie Rachele e la figlia Emma Vittoria. «Senza di loro e senza il sostegno dei miei genitori, che mi hanno seguito sin da bambino, oggi non sarei qui. Avevo già anticipato che nessuna gioia poteva essere paragonabile a questa vittoria. Un'emozione così forte credo di averla provata poche volte nella vita. È ancora più bello di quanto potessi immaginare, è veramente indescrivibile. Ho costruito questo successo giorno dopo giorno». Scatto dopo scatto, vittoria dopo vittoria.

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