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CONTROCORRENTE 15 Agosto Ago 2014 0800 15 agosto 2014

Antonio Conte in Nazionale, cinque dubbi sul neo-commissario tecnico

Tutte le ombre sul nuovo allenatore degli Azzurri.

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Antonio Conte.

Alla fine il matrimonio Nazionale-Antonio Conte s'è celebrato. L'ex tecnico della Juventus, che a luglio ha lasciato improvvisamente la guida della Vecchia Signora, ha trovato l'accordo con il neopresidente della Figc Carlo Tavecchio e ha firmato per allenare gli Azzurri.
SOLDI DALLA PUMA. A sbrogliare la matassa è stato l'intervento dello sponsor tecnico dell'Italia: da Puma è arrivato l'ok per il pagamento di parte dello stipendio del successore di Cesare Prandelli, che diventa così il primo commissario tecnico nato al Sud (a interrompere la supremazia di allenatori settentrionali finora c'era stato solo il romano Fulvio Bernardini, alla guida dell'Italia tra il 1974 e il 1975).
NESSUNO MEGLIO DI CONTE. Ora che il nodo della panchina della Nazionale è stato risolto, però, restano i dubbi sulla scelta di Conte.
L'ex della Juventus ha di certo dimostrato, almeno negli ultimi tre anni, di non avere rivali in Italia (a giugno ha ricevuto per la seconda volta la Panchina d'oro, premio assegnato al miglior allenatore di Serie A): alla guida dei bianconeri ha vinto tre Scudetti consecutivi e messo nella bacheca del club pure due Supercoppe italiane.
QUALCHE OMBRA IN CARRIERA. Ma dietro la faccia vincente dell'ex centrocampista, ci sono anche alcune ombre. Come l'atteggiamento di eterna sfida agli avversari, ma pure la vicenda Calcioscommesse. Poi c'è il capitolo flop internazionale e la difficoltà che un allenatore di club come lui potrebbe avere nel gestire una squadra in maniera non continuativa.
Dubbi che solo i risultati del campo possono sciogliere.

1. Ha un caratteraccio: sempre pronto a criticare i colleghi

Oltre alla Juventus, Antonio Conte ha allenato Arezzo, Bari, Atalanta e Siena (©GettyImages).

Allenare gli Azzurri, per prima cosa, impone un comportamento molto istituzionale. Per intendersi, quello che pare essere mancato finora a Conte nella sua carriera di tecnico.
Smessi i panni di calciatore e sedutosi in panchina in giacca e cravatta, infatti, l'ex Juventus non ha mai abbandonato la grinta arcigna del centrocampista di fatica che l'ha caratterizzato in campo. E che l'ha reso un idolo per i tifosi, ma etichettato come arrogante dagli altri.
LE STOCCATE A CAPELLO. Giusto per citare qualche esempio, recentemente se l'è presa con Fabio Capello, uno che ha vinto praticamente in ogni club che ha guidato. Di lui ha detto: «La sua Juve non brillava per lo spettacolo in campo, di quella squadra mi ricordo solo gli scudetti revocati».
PRANDELLI «MALEDUCATO». Ma se tra i due le stoccate sono state la resa dei conti di una polemica iniziata nel 2004 in bianconero - all'epoca don Fabio mise alla porta Conte - le polemiche con Prandelli sono state ben diverse.
L'ex commissario tecnico della Nazionale venne attaccato perché si azzardò a convocare Giorgio Chiellini, fuori per infortunio da tre settimane. «Poteva almeno chiamarmi e chiedere: 'Stupido, come sta Giorgio?'», disse Conte. Quindi la stoccata: «Prandelli si è dimostrato poco educato».
SOLO CHIACCHIERE DI GARCIA. Tra i suoi avversari, uno dei bersagli preferiti è stato il tecnico della Roma Rudi Garcia, reo di aver espresso una tesi secondo cui alcune squadre non si sarebbero impegnate a fondo nelle partite contro la Juve.
«Parole provinciali da tutti i punti di vista», le etichettò Conte. Derubricando il tutto a «chiacchiere da bar».
CONTRO I CONTI DI ALLEGRI. Ma il neotecnico della Nazionale ne ha avute anche per Walter Mazzarri (tra i due lo scontro ha riguardato la parternità del 3-5-2) e pure per l'ex del Milan Massimiliano Allegri. Il livornese si era messo a fare i conti in tasca ai club italiani, lanciando un'allusione a una squadra che avrebbe chiuso «con 60-70 milioni di disavanzo» alla faccia del fair play finanziario.
«Ci sono formazioni che hanno un monte ingaggi molto più alto del nostro, eppure sembra che siamo noi ad avere dei deficit», replicò Conte sentendosi tirato in causa. E chiuse la faccenda così: «Forse qualcuno sbaglia a fare i conti e non guarda in casa sua».

2. È un grande motivatore: ma non sa perdonare né tacere

Uno scontro verbale tra Massimo Ambrosini e Conte (©GettyImages).

Il caratteraccio, Conte, ce l'ha pure con i giocatori. Non certo i suoi, visto che sono molti a considerarlo una sorta di José Mourinho italiano (memorabile resta il suo discorso in allenamento per caricare la squadra). Ma se l'ex Juventus sa motivare chi lo ama - «Quelli che ho in rosa sono ottimi giocatori ma anche straordinari uomini e guai chi me li tocca», disse una volta - sa pure stroncare chi lo vuole ostacolare.
SCONTRO CON DONI. Ne sa qualcosa Cristiano Doni, capitano e simbolo dell'Atalanta ai tempi di Conte. «Era così categorico», raccontò il giocatore dopo l'addio da Bergamo dell'allenatore nel 2010, «che ha perso credibilità agli occhi di tutti. Mi ha attaccato violentemente, si è comportato in modo inaccettabile».
«Se Doni avesse pensato a fare il giocatore», fu la replica di Conte, «invece di credersi Dio in terra, forse le cose sarebbero andate meglio».
Quindi precisò: «Con me non esistono intoccabili». Più che una risposta, un modello di vita (almeno in campo).
CASSANO CHIACCHIERONE. Il tecnico ne ha avute anche per Antonio Cassano che ha spiegato di aver rinunciato alla Juventus perché «lì vogliono solo soldatini».
Il club «sceglie i giocatori ed esclude i chiacchieroni», gli fece sapere Conte a stretto giro di posta.
L'INVIDIA DEGLI AVVERSARI. Nella lista nera di colui che ama dire che «i nemici sono dappertutto» sono finiti poi pure tutti quelli che non hanno avuto parole di elogio nei suoi confronti.
«Mi dispiace che non sempre ci sono stati riconosciuti i nostri meriti», ha detto subito dopo aver conquistato il terzo Scudetto, «credo che c’entri anche un po’ di sana invidia da parte dei nostri avversari». Ecco, per il neotecnico della Nazionale chi non lo aprezza è solo invidioso.
SCIVOLONE SUL TAMBURELLO. Una volta arrivato a Coverciano, però, Conte farebbe bene a ricordarsi di non insultare chi pratica sport diversi dal calcio.
Uscite come «questo campo andava bene per il tamburello, non per una partita di pallone», che gli sfuggì dopo l'eliminazione dalla Champions league con il Galatasaray e che provocò l'irritazione della Federazione italiana tamburello sarebbe del tutto fuori luogo se fosse pronunciata dall'allenatore della Nazionale.

3. Condannato per calcioscommesse: squalifica di quattro mesi per omessa denuncia

Conte ha guidato la Juventus per tre stagioni, vincendo tre scudetti consecutivi (©GettyImages).

Il capitolo più triste della carriera di Conte è quello che riguarda il Calcioscommesse.
La vicenda che ha visto coinvolto l'ex Juventus ha avuto importanti ripercussioni sulla carriera del tecnico, rimasto lontano dalla panchina per quattro mesi.
Tutto era iniziato il 26 luglio 2012, quando la procura federale, nell'ambito del terzo filone dell'inchiesta sportiva sul calcioscommesse che ha visto coinvolti 35 tesserati e 13 società, ha deferito Conte per omessa denuncia in relazione alle partite Novara-Siena e AlbinoLeffe-Siena giocate nella stagione 2010-11 di Serie B, quando il neocommissario degli Azzurri era sulla panchina dei toscani.
NIENTE PANCHINA. I legali dell'allora tecnico bianconero chiesero il patteggiamento, proponendo tre mesi di squalifica con una multa di 200 mila euro: la Commissione disciplinare della Federcalcio lo squalificò per 10 mesi, prosciogliendolo per Novara-Siena, ma confermando la sanzione per AlbinoLeffe-Siena.
Tuttavia il Tribunale nazionale di arbitrato per lo sport (Tnas) riaprì la vicenda, riducendo la squalifica a quattro mesi.
CRITICHE AI GIUDICI. Come se non bastasse, però, Conte è finito ancora nel mirino del procuratore federale Stefano Palazzi nell'ottobre 2012, quando venne deferito per avere espresso giudizi e rilievi lesivi della reputazione e dell'operato dei giudici sportivi. In una conferenza stampa arrivò a dire: «È assurdo quello che mi è successo, è una vergogna».
In questo caso l'allenatore se la cavò con un'ammenda di 25 mila euro (identica sanzione alla Juventus) grazie al patteggiamento accettato dalla Disciplinare.

4. È vincente solo in Italia: nelle competizioni internazionali solo flop

Conte durante una conferenza stampa in Europa league (©GettyImages).

Che sia un vincente, Conte, è un fatto oggettivo. Anche perché era uno abituato a collezionare successi anche durante la carriera di giocatore.
Nella sua personale bacheca da centrocapista della Juve si trovano una Champions league, una Coppa intercontinentale, una Supercoppa Uefa, una Coppa Uefa, cinque Scudetti, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana.
Nelle vesti di allenatore, invece, nelle competizioni internazionali è stato finora sfortunato.
CHAMPIONS LEAGUE AMARA. L'esordio in Europa per Conte è avvenuto in Champions league nella stagione 2012-13: dopo aver superato brillantemente il girone (nel gruppo, però, l'unico avversario degno di nota era il Chelsea) e liquidato il Celtic agli ottavi, rimediò quattro gol in due partite dal Bayern Monaco (i tedeschi arrivarono fino in fondo conquistando il torneo).
ADDIO ALL'EUROPA LEAGUE. Peggio è andata al tecnico nel 2013-14: i bianconeri sono stati esclusi dalla Champions league già nei gironi, complici una serie di prestazioni deludenti contro squadre non certo imbattibili come Copenaghen e Galatasaray.
La Vecchia Signora ha, quindi, cullato il sogno di vincere l'Europa league nella finale di Torino, ma la Juventus s'è arresa in semifinale nel doppio confronto con Benfica, proprio a un passo dal mettere le mani sulla coppa.
TROPPO GAP CON LE BIG. Ma niente paura, perché Conte aveva già pronta la sua versione per spiegare l'accaduto: «È difficile colmare il gap con le big europee. Fare meglio di così sarà molto difficile», precisò. E poi aggiunse: «In Europa valiamo un ottavo di finale o, al massimo, un quarto di finale. Non sarà semplice né il prossimo anno, né tra due stagioni né tra tre».
Una dichiarazione che, letta dopo l'addio alla Juventus, chiariva come a lui un club senza serie possibilità di vittoria in Europa stava stretto.

5. Allenatore eccezionale nei club: ma in Azzurro potrebbe perdersi come Sacchi

Il sostegno dei tifosi bianconeri per Conte (©GettyImages).

Guidare la Nazionale è un rebus ben più complicato di quello che spetta a chi allena un club.
Ne sa qualcosa, per esempio, Arrigo Sacchi, arrivato sulla panchina dell'Italia forte del suo calcio totale che ha rivoluzionato il pallone negli Anni 90, ma che si è rivelato un flop a livello di selezione nazionale.
In Nazionale non c'è tempo per imporre un gioco o trasmettere schemi: il Vate di Fusignano, ma pure Prandelli, avrebbe voluto voluto allenare l'Italia non solo nei pochi giorni di stop concessi dai campionati.
STAGE PIÙ FREQUENTI. Nel calcio comandano - e fanno soldi - i club. E sono loro ad avere la precedenza.
Ma per Conte la Figc, che ha già fatto più strappi alle regole, ha deciso di provare a cambiare, offrendo al neocommissario tecnico più poteri dei predecessori, visto che ha chiesto e ottenuto di coordinare tutte le rappresentative azzurre. Ma non è finita, perché seguirà la formazione dei giovani lavorando nei centri federali sparsi per il Paese, potrà visitare i centri sportivi dei club, potrà organizzare stage più frequenti a Coverciano.
SPAZIO AI BIANCONERI. I detrattori di Conte, poi, lo accusano di essere troppo 'bianconero': il rischio, è il sospetto, sarebbe che la Nazionale diventasse una sorta di Juventus orfana degli stranieri. In pratica il commissario tecnico avrebbe occhi solo per i suoi ex pupilli, snobbando altri, anche per le già citate antipatie.
Dati per sicuri giocatori come Gigi Buffon, Giorgio Chiellini, Claudio Marchisio, Andrea Barzagli, Andrea Pirlo (con l'ex allenatore in panchina sarà ben convinto di non divorziare dalla Nazionale) e Leonardo Bonucci, Conte potrebbe portare in azzurro pure l'oriundo Romulo (neoacquisto bianconero), oltre a Sebastian Giovinco che più volte in bianconero ha tolto il tecnico dai guai.
Insomma, più che a Coverciano a quel punto converrebbe fare il ritiro a Torino.

Twitter @Dario_Colombo

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