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AZZURRI 19 Agosto Ago 2014 1002 19 agosto 2014

Antonio Conte in Nazionale, contratto firmato

Il ct firma: «Le scelte le faccio io. Condannati a vincere».

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Il ct della Nazionale Antonio Conte col presidente della Figc Carlo Tavecchio.

Pressioni? Solo quelle del campo. Cambia il ruolo, ma Antonio Conte resta lo stesso. Di passare per simpatico gli importa poco e lo dimostra ogni volta che parla di se stesso in terza persona, evidenziando come la Federcalcio abbia scelto di puntare su un allenatore «vincente» e abbia pagato un ingaggio commisurato al valore di «un tecnico che ha un'immagine che vale 10, mentre altri valgono 1».
BIENNALE DA 3,6 MLN. Il 19 agosto è arrivata la firma sul biennale da 3,6 milioni netti, buona parte dei quali pagati dallo sponsor Puma. Ma a chi teme che l'azienda possa avere voce in capitolo sulle scelte del campo, Conte ha risposto chiaramente: «Chi conosce Antonio Conte sa che niente e nessuno potrà mai decidere al posto mio».
Un riferimento nemmeno troppo velato a Balotelli, sponsorizzato Puma. E a Super Mario, il ct ha voluto mandare un messaggio: «Tutti i calciatori italiani sono convocabili, ma la convocazione va meritata. Io valuto il giocatore, ma anche gli uomini. Guardo a quel che succede in campo e anche fuori». Lo ha detto Antonio Conte, nella sua prima conferenza da ct azzurro. «Ho sempre fatto così: tra un buon giocatore ottimo uomo e un ottimo giocatore buon uomo, scelgo sempre il primo».
«RIPARTO DAL BLOCCO JUVE». Anche i programmi sono chiari: «Riparto dal blocco della Juventus, e non c'è niente di male. La Spagna ha fondato i suoi successi sul blocco del Barcellona, la Germania su quello del Bayern Monaco».
E tra i pilastri potrebbe esserci ancora Andrea Pirlo: «È un campione, un punto di riferimento, è tra i convocabili. È inevitabile che dopo le sue parole debba parlargli: lo sentirò, mi sentirà».
Per quanto riguarda il gioco della squadra, l'esempio non può certo essere il pessimo Mondiale brasiliano: «Dobbiamo prendere spunto dall'Europeo del 2012, dal buon lavoro fatto da Prandelli. Quella squadra aveva la gioia di giocare ed era piena di entusiasmo».

LA NAZIONALE COME UN TOP CLUB. Lo stesso entusiasmo che vuole mostrare lui: «Non pensavo di tornare in sella subito. Credevo mi sarei preso del tempo per studiare alternative tattiche, e poi avrei aspettato l'offerta di un top club. Mi ha chiamato subito il presidente di un vero top 'club' come la Nazionale. Chiunque vorrebbe essere al posto mio oggi».
Conte l'ha detto chiaramente, senza timori: «La Nazionale italiana è la più importante al mondo con il Brasile» e per questo non si può fallire. Una cosa che per lui non è un problema: «Io voglio sempre vincere. Tra vittoria e sconfitta, per me, c'è la stessa differenza che c'è tra la vita e la morte. La vittoria è una dolce condanna, la sconfitta una 'morte' temporanea. Cercherò di portare questa mentalità anche in Nazionale».
DIPLOMATICO SUI TITOLI DELLA JUVE. Sulla maglia, d'altra parte, ci sono quattro stelle da portare con orgoglio, una in più di quelle sulle divise della sua Juventus. E a chi gli ha chiesto quanti siano gli scudetti bianconeri, se 30 o 32, Conte ha riservato l'unica risposta diplomatica della sua conferenza stampa, una perla rara per un uomo che non ha mai avuto troppi peli sulla lingua: «Io sono affezionato a quelli che ho vinto io».
Qualche sassolino dalla scarpa se l'è comunque tolto parlando della squalifica per calcioscommesse: «Non ho cambiato idea, ora che sono in Federcalcio: è stata un'ingiustizia, un momento difficile per me e per la mia famiglia. Ma questo percorso mi ha fatto crescere sotto il profilo umano, ed essere qui ora è la risposta migliore». Se poi possa essere stata anche una scelta vincente, lo si scoprirà presto.

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