INTERVISTA 19 Agosto Ago 2014 1000 19 agosto 2014

Conte in Nazionale, Mazzone: «Ho garantito per lui»

L'ex tecnico: «Nessuno nel calcio è senza difetti».

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Ha giocato a far l’attore con Lino Banfi e il suo carattere passionale ha ispirato centinaia di articoli e qualche biografia. «Alla mia età», avverte Carlo Mazzone nel suo colloquio con Lettera43.it, «non si recita più: si è se stessi, e basta».
Intramontabili restano alcune frasi laconiche: «Zeman innovatore? A me pare il fratello di Nereo Rocco». Oppure: «Troppi soldi, sponsor, procuratori: come si fa a gestire giocatori diventati uomini d’affari?». O ancora: «La tecnica è il pane dei ricchi, la tattica è il pane dei poveri».
«GIOCATORI TROPPO FRAGILI». Sullo stato di salute del calcio italiano va giù pesante: «Ha vinto il denaro», spiega, «i giocatori sono stressati, si prendono troppo sul serio, soffrono di solitudine e fragilità. Negli spogliatoi non c’è mai un po’ di leggerezza, un sorriso né qualche scherzo in allegria». Poi aggiunge: «I campionati in Italia possono vincerli solo le società più ricche, che a suon di soldi fanno razzia dei calciatori più bravi e costosi».
«DI CONTE SO COSE MOLTO BELLE». Un metro e 90 di altezza, 77 anni, romano di Trastevere, Mazzone (detto «sor Carletto») è l’allenatore italiano che vanta più presenze in serie A (795). È ritenuto il tecnico più amato dai tifosi per il suo parlar chiaro e la cura con cui per 40 anni ha fatto da papà a grandi campioni. E a chi non lo era.
Ora che è lontano dal pallone, discute dei difetti del calcio, della violenza negli stadi, di Antonio Conte, nuovo ct della Nazionale (di cui «so cose molto belle, che i giornali non hanno mai scritto e le tivù non sanno»), e Carlo Tavecchio, di campioni alla Gianni Rivera e Roberto Baggio. E di quelli in stile Mario Balotelli.

Carlo Mazzone in carriera ha allenato, tra gli altri, Antonio Conte, Roberto Baggio e Pep Guardiola (©GettyImages).

DOMANDA. Che cosa è diventato il calcio italiano?
RISPOSTA. Le partite si vincono grazie alla qualità del gioco che i calciatori più bravi (e più costosi) sono in grado di garantire.
D. Vincono i più bravi. Come è giusto che sia. O no?
R. No, perché verso i calciatori più bravi (anche per colpa delle tifoserie, che pretendono il meglio a ogni costo) è in atto una permanente caccia all'uomo da parte delle società ricche e potenti.
D. E quindi?
R. I pochi che hanno molti soldi fanno razzìa, cioè comprano senza limiti tutti i calciatori più bravi esistenti sul mercato. E vincono i campionati.
D. A quale prezzo?
R. Spendendo a dismisura, sono sempre sull’orlo della bancarotta. Il rischio di default, per gli spendaccioni del calcio, è perenne.
D. Come salvarsi?
R. Costruendo, per esempio, un buon settore giovanile da cui attingere i futuri campioni: ma quasi nessuno se ne prende cura.
D. Per i settori giovanili, le società in Italia spendono solo spiccioli.
R. Non c’è posto per la pazienza. Né per i tempi lunghi. Si vuol vincere. Anzi, si deve vincere. E subito, perché lo show business così impone.
D. Anche un campione come Gianni Rivera, negli Anni 60, costava molto. E pure un Sandro Mazzola.
R. Sì, ma Rivera e Mazzola non hanno mai cambiato la squadra d’origine.
D. Come mai, sebbene ultra-richiesti, non sono stati mai venduti?
R. Le società temevano molto la reazione delle tifoserie.
D. Quanto i calciatori di allora erano diversi da quelli di oggi?
R. In quegli anni, per i calciatori più bravi l’attaccamento alla maglia era una cosa molto seria.
D. Ora non più?
R. Il denaro ha vinto. E comanda tutto. Sulla psiche dei campioni del calcio incombono pressioni fortissime: da parte dei procuratori, dei tifosi, ma soprattutto di chi investe milioni di euro e pretende risultati immediati, prestazioni continue e performance sempre al top.
D. Le conseguenze?
R. Mi sembra che i calciatori debbano fare i conti con l’ansia, lo stress, la solitudine. Si tratta di ragazzi, la cui personalità è fragile, sottoposti a tensioni inaudite in un'atmosfera incandescente.
D. Da allenatore, lei come si comportava?
R. Ai miei dirigenti ho sempre detto: confermiamo tutti i calciatori più bravi, parliamo molto con loro. E proviamo a vincere quel che è possibile.
D. Non le è mai capitato di dover dire sì alla vendita di un pezzo pregiato?
R. Avveniva solo quando ci si convinceva tutti insieme che fare sacrifici fosse davvero inevitabile.
D. Chi è per lei un calciatore?
R. Un ragazzo in crescita con cui instaurare innanzitutto un sano rapporto umano. Ho sperato sempre che restassero con me il più a lungo possibile, così da poter aiutarli a maturare.
D. Ha allevato e curato grandi campioni: da Francesco Totti («Per me è stato un secondo padre») a Andrea Pirlo (che inventò nel ruolo di regista) al futuro mister del grande Barcellona Pep Guardiola («Orgoglioso di averlo avuto come tecnico»).
R. Sta dimenticando Roberto Baggio.
D. A proposito, è vero che il «divin codino» pretese dal Brescia un contratto in cui fosse scritto che, in caso di partenza di Mazzone, anche a lui sarebbe stato concesso il via libera?
R. È vero. Confesso che, quando lo seppi, ne fui molto contento.
D. Esiste oggi un calciatore come Baggio?
R. Lui è stato un grande. Inimitabile. Ho sempre detto: è un amico che la domenica mi fa vincere.
D. Per lei resta il top nel calcio italiano?
R. Con qualche infortunio in meno, ci avrebbe incantato e divertito ancor di più. In campo è stato un campione che non ha mai fatto pesare la sua grandezza. Ma nella vita Roberto vale tre volte di più.
D. Siete rimasti in contatto?
R. Non c’è compleanno in cui non ci telefoniamo per gli auguri.
D. Che cosa pensa di Mario Balotelli?
R. Mi dispiace guardare un grande campione che fa i capricci. Voglio dirgli: caro Mario, la natura ti ha donato qualità e fisicità. Perciò, divertiti e gioca bene. Sii disponibile. E non creare più problemi.

Mazzone nella celebre corsa sotto la curva dell'Atalanta al termine della partita con il Brescia per rispondere agli insulti dei tifosi nerazzurri (©GettyImages).

D. Lei è in pensione: fra una partita di tressette e le passeggiate, che cosa rimpiange del mondo in cui ha vissuto per 40 anni?
R. Nulla, mi sento realizzato. Ho avuto anch'io alti e bassi, ma dal calcio ho ricevuto riconoscimenti e soddisfazioni.
D. Quando era a Lecce, ha allenato anche tal Antonio Conte.
R. Lo tirai su da un periodo in cui stava giocando malissimo per colpa di un infortunio.
D. Lo stima molto?
R. Quando la Juventus lo acquistò, fui proprio io a garantire al presidente Giampiero Boniperti che si trattava di un giovanotto bravo e professionalmente a posto.
D. La nomina di Conte a commissario tecnico della Nazionale è stata criticata: per l’entità dell’ingaggio, per la scelta dello sponsor tedesco, per il coinvolgimento nelle vicende del calcio scommesse.
R. Mi è dispiaciuto. So di Antonio cose molto belle, che i giornali non hanno mai scritto e le tivù non sanno. L’ho visto crescere. Lo confesso: se si parla di lui, divento uno di parte.
D. Dicono che Conte, come altri, si prenda troppo sul serio.
R. Nessuno nel calcio è senza difetti. Spero che farà bene, nell’interesse della Nazionale.
D. Che pensa della nomina di Carlo Tavecchio al vertice della Figc? E delle sue frasi definite «razziste»?
R. Non so chi sia Tavecchio, non lo conosco, non so nulla di lui.
D. Che differenza c’è tra il tifo calcistico e il razzismo?
R. Nel calcio la presa in giro fa parte del gioco ed è sempre lecita, purché non si superino i limiti della civiltà.
D. E se invece si superano?
R. Tutto degenera. E allora può accadere qualunque cosa. Fino a sfociare in episodi spiacevoli, a volte gravissimi.
D. I segnali, dal punto di vista dell’ordine pubblico, sono inquietanti: mister, quale campionato ci aspetta?
R. Gli eccessi delle tifoserie sono sbagliati. Sempre. Lo dice uno come me, ritenuto assai sanguigno in campo ma sempre corretto e rispettoso.
D. Che campionato sarà?
R. Spero che venga giocato al meglio, che ci faccia divertire, che vinca il migliore: il migliore innanzitutto sul piano umano.
D. Un consiglio per tenere a bada violenza ed eccessi?
R. Evitare, da parte di tutti, la drammatizzazione delle partite che invece è molto di moda.
D. E poi?
R. Ricordarsi che in fondo si tratta di un gioco.
D. Chi è il migliore allenatore oggi in attività in Italia?
R. (Sorride, per un attimo ndr) Rispondo che gli allenatori italiani sono i migliori del mondo, grazie a una scuola tecnica di altissimo livello come è quella di Coverciano.

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