Motori 22 Agosto Ago 2014 0900 22 agosto 2014

Tesla, il futuro è open source

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Tesla, una stazione di ricarica Supercharger. Tesla ha deciso di non avere più segreti, per diffondere le auto elettriche in tutto il mondo, ma soprattutto per aumentare la sua quota di mercato. Il fondatore dell'azienda californiana, Elon Musk, ha reso pubblici gli schemi delle tecnologie delle sue auto, e tutti i concorrenti potranno così utilizzarli. Potrebbe sembrare uno slancio di generosità, ma non è proprio così. Musk ha visto all'orizzonte la possibilità di guadagnare, e molto, facendo utilizzare anche agli altri le sue tecnologie.

Elon Musk. Ceo di Tesla. «ABBATTERE I MURI». Tesla quindi invece di essere Davide che affronta Golia, ha deciso di tendergli la mano. La convinzione di Musk è che il periodo delle barriere sia finito, e che per ottenere la leadership in un settore bisogna abbattere muri, e non crearli. Tant'è che nella sede californiana dell'azienda è stato abbattuto simbolicamente uno dei muri perimetrali. Le grandi aziende non hanno richiesto (a pagamento) le tecnologie Tesla, e Musk ha così deciso di regalarle, perché il marchio non sarà mai in grado da solo di cambiare il mercato dell'auto e farlo virare verso l'elettrico. Serve la spinta dei grandi marchi. E in questo modo Tesla potrebbe trovare una miniera d'oro. Così Musk ha deciso di muoversi in altre due direzioni, spingendo su un pilastro come la ricarica delle auto elettriche.

L'interno di una Tesla Model S. LO SVILUPPO DELLE SUPERCHARGER. Anzitutto ha puntato sulla diffusione capillare delle sue stazioni di ricarica. Negli Stati Uniti sono già oltre 100, in continua espansione, ma stanno crescendo in Europa (dove sono 23) e in Asia, dove il mercato cinese potrebbe essere la svolta per il futuro. In queste stazioni, che si chiamano Supecharger, la ricarica delle batterie è gratuita per tutti i clienti, e Musk vorrebbe far diventare questo modello la soluzione più diffusa a livello mondiale. Anche qui la strategia è furba. Nelle Supercharger la maggior parte delle elettriche in circolazione non si potrebbe ricaricare, perché la quantità di energia rilasciata è troppa per gli altri standard (per ricaricare il 50% di una Tesla bastano 20 minuti).

La mappa delle Supercharger Tesla negli Stati Uniti. CONDIVISIONE E INVESTIMENTI. Così Musk ha dichiarato di voler condividere queste stazioni con le altre case automobilistiche. Non si è sbilanciato sulla diffusione delle tecnologie, che in questo caso potrebbe essere un'arma a doppio taglio, ma se entro il 2020 le auto elettriche fossero compatibili con le stazioni Supercharger di Tesla, l'azienda californiana avrebbe una sorta di monopolio sulla rete di distribuzione. E non concederebbe niente gratis agli altri, infatti, secondo quanto emerso, ogni Casa dovrebbe partecipare alle spese per gli investimenti a seconda del numero di auto presenti nella sua flotta. L'ITALIA ARRANCA. L'obiettivo dell'azienda è di creare una rete così fitta da consentire di viaggiare su un'auto elettrica senza l'ansia da autonomia, e questo traguardo negli Stati Uniti è stato quasi raggiunto, anche considerando che una Tesla con un “pieno” può percorrere oltre 400 km. Nel Nord Europa, i risultati si vedranno già nel 2015, quando la rete, dalla Norvegia alla Francia sarà ben distribuita. Qualche difficoltà in più in Italia. È stata già programmata la costruzione di 10 Supercharger, concentrate soprattutto al Nord, in corrispondenza dei principali snodi della rete autostradale.

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