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IL PERSONAGGIO 29 Agosto Ago 2014 1230 29 agosto 2014

Napoli: De Laurentiis, polemiche e business del presidente

Lui li insulta. E i tifosi incassano. Spaventati dal suo addio. Ma il club per De Laurentiis è un affare. Da 8 milioni l'anno.

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Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli dal 2004. © Getty

Dopo la sconfitta a Bilbao e l’eliminazione dalla Champions League (una batosta di circa 30 milioni per mancati introiti), Aurelio De Laurentiis, 65 anni, produttore cinematografico titolare della Filmauro (la società che produce le Vacanze di Natale, i cosiddetti cine-panettoni), figlio d’arte e dal 2004 patron del Napoli-calcio ripescato dal fallimento, e dalla serie C, è tornato a polemizzare con un giovane tifoso che gli aveva chiesto: «Presidé, per piacere, puoi fare uno sforzo in più nella campagna acquisti?».
«Voi napoletani», ha risposto, «siete bravi solo a piangere. A piangere, e a fottere». Ed è scappato via, come spesso fa dopo le sortite un po’ più trash del solito.
AGGRESSIONI AI TIFOSI E FUGHE IN MOTORINO. Già, perché non è la prima volta che De Laurentiis - fisico birichino, pause e smorfie da attore, carattere fumantino - liquida in maniera colorita qualcuno fra le migliaia dei tifosi azzurri che lo hanno aiutato a compiere passi da gigante nel difficile mondo del calcio di serie A e a vantare, soprattutto, un bilancio societario invidiato in Italia e all’estero.
Le sconfitte, dicono, danno ai nervi al presidente. Che finisce a volte per prendersela con chi non ha colpe. Dopo la batosta col Parma, nell’aprile 2014, si scagliò contro un tifoso napoletano che aveva osato ricordargli la necessità di acquisti adeguati. Fu necessario bloccarlo, per portarlo via. Poi, elargì le scuse al tifoso. Che a caldo le rifiutò.
Dalla riunione in Federazione del luglio 2011 per i calendari del campionato di serie A De Laurentiis fuggì via inferocito urlando parolacce contro i vertici. Poi, saltò in corsa (e senza casco) sul motorino di un giovanotto che passava di lì per caso.
QUANDO DIEDE DELLO «STR...» AL SUO CAPITANO. Nel maggio 2012, suscitò scalpore la frase dedicata a una giornalista tivù al seguito del Napoli, che gli aveva chiesto chi vedesse meglio in campo al posto del partente Ezequiel Lavezzi: «In mezzo al campo vedrei bene lei tutta nuda», affermò il patron convinto di fare lo spiritoso. Indimenticate alcune sue uscite sui giornali: «Le Nazionali? Sono un intralcio alle società». «Voi napoletani senza di me non avete mai vinto un c…» (dimenticando i due scudetti conquistati all’epoca di Maradona, ndr). Oppure: «Paolo Cannavaro? È uno str…». O ancora, una sera del 2012 nel ritiro del Napoli: «Ad alcuni fra i giocatori troppo esosi direi volentieri: fatti un altro tatuaggio sul pisello, se hai spazio».
Senza contare le volte in cui ‘o presidente ha minacciato di voler mollar tutto e di andarsene «lasciando nei guai Napoli e voi napoletani ingrati». Ingrati. Fino al punto da far casino anche quando nel 2013 De Laurentiis autorizzò (dietro parcella) la ditta piemontese Balocco a commercializzare i panettoni con lo stemma partenopeo.

De Laurentiis minaccia l'addio, ma il Napoli per lui è un affare

Ma davvero “Aurelio il colonizzatore”, come lo chiama qualcuno, potrebbe decidere di cambiar aria deluso dalle sconfitte e dalla (presunta) ingratitudine del popolo? Lui, contraddittorio come tutti gli artisti, ha anche detto convinto: «Mi vergogno di essere italiano. Poi mi ricordo di essere napoletano e trovo un motivo per andare avanti».
Come accade nei confronti dei leader demagogici e populisti, i tifosi - perfino coloro che da lui sono trattati malissimo - sono affascinati e nel contempo spaventati: il nome del presidente è legato a una lunga serie di successi, calcistici e manageriali, di alto livello e ininterrotti. Per molti, il dopo De Laurentiis sarebbe la fine del sogno.
«AURELIO È UN FURBACCHIONE». Gli osservatori, invece, all’ipotesi della sua fuga non credono neanche un po’: «Aurelio è uno intelligente. E furbacchione», sussurrano, «ha capito che Napoli è una città senza più speranze, che dalla fine del ‘900 in poi ha visto fallire l’utopia dei sindaci eletti dal popolo e i grandi progetti urbanistici che ne avrebbero dovuto garantire lo sviluppo. Ha capito che Napoli, delusa e rassegnata, punta - ora più che mai - sui successi da conquistare nel calcio in Italia e all’estero».
«Da colui che saprà realizzare il sogno di rivalsa», aggiungono, «i napoletani sono disposti ad accettare qualsiasi offesa, a farsi trattare malissimo, ad apparire perfino gli scendiletto di un cinematografaro romano arrogante ma molto abile e perdipiù originario di Torre Annunziata».
«NAPOLI CHIEDE DI ESSERE COLONIZZATA». Insomma: il cinismo, la “furbizia”, la lungimiranza del patron del Napoli sarebbero nell’aver compreso «al momento giusto (nel 2004, con la squadra finita in serie C, ndr) e meglio di altri» che Napoli, resa orfana dei suoi centri decisionali (dal Banco di Napoli all’Isveimer, dalla Ricerca ai più importanti giornali fino al commissariamento della Bonifica per Bagnoli) ora «chiede» di «essere colonizzata» perché «solo grazie a leggi speciali» (invocate perfino dal sindaco Luigi de Magistris) o attraverso team di imprenditori-pionieri «che mettano mano al portafoglio» (come ha teorizzato De Laurentiis, chiedendo mano libera per realizzare la Cittadella dello sport insieme col nuovo stadio), sarà possibile rendere di nuovo vivibile il territorio.
NESSUN RIGUARDO PER I SIMBOLI DELLA SQUADRA. E allora, spazio per le offese. E per una sorta di basculante protervia neocolonialista, che ha fatto sì che fosse scacciato via in malo modo Paolo Cannavaro, il capitano nato e cresciuto al rione Loggetta e amatissimo dai tifosi, ceduto al Sassuolo dopo essersi beccato l’appellativo di «str…» dal presidente. E che non sia pronunciata neanche una parola in difesa di Lorenzo Insigne, l’unico calciatore napoletano rimasto ma tormentato dai fischi e dagli insulti sia in campo sia in strada. Il Napoli International, super-globale e multilingue, che dedica solo pochi spiccioli al vivaio Primavera, si ritrova ora senza Champions, senza più Cavani e Lavezzi e ridotto a battersi “solo” per lo scudetto nazionale.

La società ha chiuso il 2013 con 8,7 milioni di attivo

Addio ai sogni di gloria? E ai guadagni stratosferici da club di stazza continentale? A che cosa servirà parlare tante lingue se ci si è ridotti a giochicchiare solo in patria? Ora c’è chi teme che mister Rafa Benitez, deluso, chieda di andar via. E che idem chieda la stella Gonzalo Higuain.
E se, sull’onda delle (presunte) ingratitudini, dovesse mollare anche ‘o presidente? I più esperti assicurano: «Tranquilli, niente paura: lui da Napoli non si schioderà. Per più di un motivo. Anzi, per 6,48 milioni di motivi, cioè l’entità dell’utile complessivo registrato dalla famiglia De Laurentiis nell’ultimo esercizio certificato. Trattasi di un utile prodotto in gran parte dalla società sportiva calcio Napoli, che ha chiuso con 8,7 milioni di attivo, grazie anche alla cessione di Lavezzi, contribuendo a compensare le perdite registrate nello stesso periodo dalla società Filmauro».
ACCUMULATI UTILI PER 52 MILIONI. I conti tornano, eccome. Gli utili accumulati negli anni e non distribuiti, secondo il commercialista Giuseppe Pedersoli, tifosissimo del Napoli, sarebbero pari a 52 milioni. Pedersoli, pur riconoscendone la validità, ha definito «troppo da formica» la gestione De Laurentiis e assicura che il Napoli è stato acquistato spendendo soltanto 501 mila euro, più un prestito di circa 30 milioni puntualmente restituito alle banche.
Pedersoli racconta di un patrimonio netto di 44 milioni, che rimane in cassa. «Se De Laurentiis fosse l’amministratore di un condominio sarebbe da applausi. Ma i tifosi vogliono vincere, a loro poco interessa che i conti tornino». E ancora: «Gestisce il Napoli con il metodo dei cine-panettoni. Ha presente? Li confezionava con Christian De Sica superstar e tutt’intorno uno stuolo di attori minori. Nel Napoli, c’era Cavani. Ora c’è Higuain. E poi gli altri, figuranti o poco più».
I CONTATTI COL MAGNATE LI KA SHING. Insomma: non comprare altre star, secondo il commercialista-tifoso, sarebbe una scelta strategica e non una rinuncia. Ma c’è chi ancora rassicura: «Tranquilli, il patron non andrà mai via. Anche perché nel bilancio 2012-2013 gli emolumenti girati ai componenti del consiglio di amministrazione della società calcio Napoli (cioè Jaqueline Marie Baudit, la moglie del presidente, i figli Edoardo e Valentina e il braccio destro Andrea Chiavelli, ndr), ammontano a 5,08 milioni. Dicono che negli ultimi quattro anni di bilancio in attivo i profitti della famiglia De Laurentiis siano stati pari a 25 milioni, quasi tutti ricavati dal pallone». «Beh, complimenti a loro per gli ottimi risultati. Però», osservano i tifosi, «‘o presidente avrebbe potuto comprarci per tempo qualche top player evitando la figuraccia di Bilbao».
Intanto lui, il vulcanico Aurelio, una carta segreta forse la conserva ancora: si chiama Li Ka Shing, ha 82 anni e, secondo Forbes, è l'ottavo uomo più ricco al mondo, un paperone di Hong Kong con un patrimonio di 34,2 miliardi di dollari (dati 2013). Tempo fa, stava per acquistare l’Inter di Moratti. Affare sfumato. Ma De Laurentiis, in pochi lo ricordano, si è recato in Cina e ha parlato con lui. Gli avrebbe offerto, sussurrano, un affare di quelli che neanche uno come Li Ka Shing può rifiutare.

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