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CALCIO 3 Settembre Set 2014 1930 03 settembre 2014

Conte: «La Nazionale sia da esempio per il Paese»

Il ct al debutto con l'Olanda a Bari: «Vogliamo essere speciali».

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Antonio Conte.

Antonio Conte prepara l'atteso debutto sulla panchina della Nazionale con la tensione agonistica che avrebbe per una finale di Champions.
Alla vigilia di Italia-Olanda, la prima del nuovo corso dopo il disastroso mondiale brasiliano e il complicato avvicendamento ai vertici federali tra Abete e Tavecchio, l'ex tecnico bianconero ammette: «Alle vigilie dormo poco, penso molto e mi viene qualche buona idea...».
Il suo chiodo fisso del resto è sempre stato quello della vittoria. E anche se stavolta si tratta solo di un'amichevole, e l'esame da tre punti è atteso solo martedì 9 a Oslo, con la Norvegia nella prima gara del girone di qualificazione degli Europei, il neo-ct ci tiene da matti a non steccare il debutto.
«Perdere non piace a nessuno, vincere a tutti, ma vincere non è facile: è per persone speciali. E noi vogliamo cominciare ad essere speciali», la massima con la quale inaugura i suoi due anni in cerca di una rifondazione.
«HO LA RESPONSABILITÀ DI FARE UN'ITALIA VINCENTE». I 50 mila spettatori attesi il 4 settembre allo stadio San Nicola, intanto, sono un dato sorprendente viste le delusioni brasiliane. Eppure Conte se la deve essere immaginata esattamente così, non fosse altro per la sua fama di vincente. «Siamo 22 in campo, e anche io gioco...Ma dietro di noi c'è un Paese intero, in un momento di difficoltà per gli italiani», ha detto in conferenza stampa allargando l'orizzonte anche oltre i problemi calcistici.
«È una responsabilità, e dobbiamo essere di esempio. Ho esordito in azzurro da giocatore a ridosso del mondiale del '94, dormivo di più ma avevo i brividi. Oggi non li posso mettere in conto: quando ho accettato conoscevo la mia responsabilità, sapevo di dover portare il nostro calcio lontano da dove si è arenato».
«SONO FRANCO, NON ANTIPATICO». Anche a costo di conservare la sua fama. «Dite che sono simpatico agli azzurri dopo il mio primo approccio? Non credo che nessuno dei giocatori con i quali ho lavorato mi considerasse antipatico», è stata la sua risposta, «anche perché con loro ho vinto tanto e quando si vince si crea empatia. Sono franco, diretto: preferisco una brutta verità a una bella falsità».
E ha preferito essere fedele a idee e abitudini, compresa quella di portare la figlia - Vittoria, nomen omen - e tutta la famiglia allo stadio per l'emozione della sua prima.
«TUTTO IL CALCIO ITALIANO SUPPORTI LA NAZIONALE». Anche i maestri del gioco totale, gli olandesi avversari, hanno rinnovato la panchina, dopo Van Gaal c'è Hiddink al secondo mandato, e già avversario dell'Italia in Corea nella sciagurata notte di Byro Moreno. Ma quello orange è un cambiamento nella continuità. L'Italia di Conte deve ricominciare tutto da capo e ha un solo punto fermo, al momento: la mentalità del suo nuovo demiurgo. «Cosa mi deluderebbe? Vedere che non ho dato il 110 per cento, io per primo». Non lo preoccupa la mancanza di acuti tecnici per il suo spartito azzurro: a quella dovrà pensare la Federcalcio del neopresidente Tavecchio, presente a Bari, «perché non so se la via scelta dalla Russia di limitare a sei il numero di stranieri in campo sia applicabile, ma di sicuro qualcosa per i nostri vivai si farà: la nazionale vuole essere il traino del calcio, ma tutti devono supportarla».
«PERDERE? PAROLA CHE PROPRIO NON MI ESCE». Con tre giorni di allenamento, e una fama di 'antipatico' vincente che non gli pesa per nulla, il primo obiettivo è trasformare Immobile e Zaza in uno spauracchio per Hiddink e il suo amato 3-5-2 in un'Italia offensiva, anche con tante seconde linee. «Sei allenamenti sono pochi, ma i giocatori hanno cominciato col piede giusto: sono stati un libro aperto, per questo ho fiducia che già domani vedremo qualcosa: nella mia Italia l'organizzazione deve essere a servizio del talento, non viceversa». Vincere, provare a vincere: Conte conosce solo queste parole, «e quell'altra, perdere, proprio non mi riesce di dirla». Passerà la notte, e Conte saprà se si è già preso l'Italia.

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