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CORSE 8 Settembre Set 2014 0850 08 settembre 2014

Ferrari, Marchionne silura Montezemolo

Marchionne attacca Montezmolo.

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Sergio Marchionne, ad Fiat, e Luca Cordero di Montezemolo, presidente Ferrari.

Il flop del Gran premio di Monza, all'indomani delle smentite di dimissioni, non può certo far bene a Luca Cordero di Montezemolo. Sei anni senza vittorie sono troppe per la Ferrari, e rischiano di cancellare quanto di buono fatto dal presidente del Cavallino (18 titoli mondiali sotto la sua gestione cominciata nel 1991).
E Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat Chrysler automobiles, non le ha certo mandate a dire.
«CAMBIO NON IN AGENDA». «Nessuno è indispensabile», ha detto Marchionne, aggiungendo che comunque il tema dell'avvicendamento al vertice della Ferrari «non è in agenda».
Eppure la sensazione è che l'uscita di Montezemolo sia più vicina e possa essere sancita dal consiglio d'amministrazione di Fca convocato per fine ottobre.
Marchionne ha replicato ai buoni numeri di bilancio citati da Montezemolo attaccandolo, indirettamente, sulla performance sportive: «La cosa importante per la Ferrari non sono soltanto i risultati economici ma è vincere e sono sei anni che facciamo fatica».
«NON BASTANO I CONTI POSITIVI». Per l'amministratore delegato «sono due le parti della realtà Ferrari che sono importanti per noi come azionisti e per noi come azienda: la prima sono ovviamente i risultati economici, i volumi, cosa su cui Luca ha fatto un grandissimo lavoro e gli faccio i miei complimenti. L'altra è la gestione sportiva», ha affermato il manager a margine dei lavori del workshop Ambrosetti a Cernobbio.
«Io e Luca siamo grandissimi amici ma quando leggo le dichiarazioni sono cose che non avrei mai detto io su me stesso. Io mi considero naturalmente essenziale ma so benissimo che sto al servizio dell'azienda. Quindi crearsi posizioni, illusioni che siamo al di fuori delle regole, al di fuori della dipendenza che esiste tra azienda e a.d sono cavolate, non esistono».
«CON QUESTA SQUADRA NON SI PUÒ PERDERE». E ancora: «Il cuore di Ferrari è quello di vincere in Formula 1 e io sono un tifoso da anni. Vedere la Ferrari in queste condizioni avendo i migliori piloti, box di una qualità eccezionale, ingegneri che sono veramente bravi, vedere quel sistema lì e vedere che non vinciamo dal 2008..».
Del resto l'azienda di Maranello è sempre più integrata nel gruppo Fiat Chrysler, pronto a trasformarsi in Fca e a sbarcare a Wall Street il 13 ottobre, dopo aver trasferito sede fiscale a Londra e legale ad Amsterdam.
Ecco perché è normale che il numero di Fca, ossia Marchionne, prenda in mano anche le redini della controllata (al 90%, il resto è di Piero Ferrari).
VERSO UNA GESTIONE DIVERSA. Finora le cose erano diverse: «L'abbiamo fatta gestire da Luca per un periodo per due ragioni», ha ricordato il manager citando, accanto ai risultati in Formula 1, «l'indipendenza della Ferrari: anche per quanto riguarda il prodotto e il posizionamento della Ferrari del mercato era importante che si separasse dalla Fiat».
Detto questo, ha proseguito, vale «per me e vale per lui come per tutti gli altri: noi siamo al servizio dell'azienda. Quando l'azienda cambia idea o per lo meno non c'è più la convergenza di obiettivi le cose cambiano». A maggior ragione se si tiene conto che «la parte essenziale di quello che noi facciamo è presentare una Ferrari vincente in Formula 1. È un obiettivo assolutamente chiaro e non possiamo accettare una situazione diversa».

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