Oscar Pistorius 140520161124
RITRATTO 11 Settembre Set 2014 1940 11 settembre 2014

Pistorius: un campione tra luci e ombre

Dalle medaglie all'omicidio, una vita sempre sotto i riflettori

  • ...

Il campione paraolimpico Oscar Pistorius durante il processo per l'omicidio della fidanzata.

È impressionante notare come la vita di Oscar Pistorius sia caratterizzata da un andamento fatto di estremi.
L'abisso e la vetta, il normale e lo straordinario si sono sempre intrecciati nell'esistenza del campione.
Da fenomeno dell'atletica paralimpica a caso limite delle gare per normodotati: il mondo dello sport si è diviso tentando di inquadrare la sua carriera agonistica. Poi le cronache sportive hanno lasciato il posto a quelle giudiziarie, quando la notizia della morte della sua fidanzata si è diffusa: si è trattato di omicidio colposo o volontario? Da sempre sotto i riflettori, Pistorius colpisce ancora una volta l'opinione pubblica mondiale ma come protagonista di una vicenda oscura.
NON UN HANDICAP MA UNA SFIDA. L'atleta sudafricano, nato a Johannesburg nel 1986, iniziò la sua sfida contro il destino quando non aveva nemmeno un anno. Una grave malformazione alle gambe, prive dei peroni, lo ha costretto all'età di 11 mesi a subire l'amputazione di entrambi gli arti inferiori. Nonostante l'handicap, però, Oscar ha frequentato il liceo di Pretoria e ha gareggiato nel rugby e nella pallanuoto: lo sport è diventato la sua ragione di vita. Costretto a cambiare disciplina a causa di una lesione al ginocchio Pistorius si è avvicinato all'atletica leggera, prima per riabilitazione e poi per scelta.
NASCE BLADE RUNNER. Dopo tanti sacrifici, è arrivata la prima grande occasione: la Paralimpiade di Atene nel 2004. In Grecia si è presentato da semi-sconosciuto con delle protesi in fibra di carbonio. È arrivato terzo nei 100 metri e ha vinto l'oro nei 200. Da quel momento la sua carriera è stata un susseguirsi di record e primati. Nel 2005, al Gran gala di atletica a Helsinki, è diventato il primo atleta paralimpico a competere con i normodotati in una gara ufficiale. Due anni più tardi è arrivato il record nei 200 metri. L'uomo bionico, Blade Runner, l'uomo più veloce senza gambe sono i soprannomi per una stella nascente dell'atletica.
LE PROTESI DELLA DISCORDIA. Dopo i primi successi, il sudafricano ha voluto competere con i normodotati: l'obiettivo erano le Olimpiadi di Pechino 2008. A questo punto, però, è iniziata una controversia sulle sue protesi d'acciaio destinata a riempire le pagine di tutti i giornali. Alla fine la federazione internazionale (Iaaf, International association of athletics federations) ha respinto la sua richiesta: «Ne può trarre vantaggio rispetto agli altri atleti».
Le sue gambe ipertecnologiche sono diventate così lo scoglio su cui si sono infranti tutti i sogni. Ma pochi mesi dopo, a sorpresa, arrivò il dietrofront: il Tribunale arbitrale dello sport si pronunciò a favore di Pistorius precisando che «non esistono elementi scientifici sufficienti per dimostrare il suo vantaggio dall'uso delle protesi».
Un vittoria, che si è rivelata inutile, perché Blade Runner fallì le qualificazioni e non realizzò il tempo minimo per partecipare ai Giochi. A Pechino però, alla Paralimpiade fece comunque il pieno di vittorie con l'oro nei 100, 200 e 400 metri.
NELL'OLIMPO DELLO SPORT. Nel frattempo ha continuato la battaglia per gareggiare con i normodotati. Il suo sogno si è realizzato nel 2012, quando ottenne sui 400 metri il tempo minimo valido per la partecipazione ai Giochi olimpici di Londra, e la sua federazione decide di convocarlo sia per la prova individuale sia per la staffetta.
Pistorius è entrato così di diritto nella storia dello sport, diventando il primo atleta paralimpico a partecipare a un'Olimpiade. Londra però si è rivelata avara di soddisfazioni per Oscar: è arrivato fino alla semifinale ma si è piazzato ottavo ed è stato eliminato.
Intanto la sua popolarità è schizzata alle stelle. Ha strappato compensi milionari alle aziende. Ad esempio la Nike lo ha scelto come testimonial.
A chi gli chiedeva come ci si sentisse a essere una fonte d'ispirazione rispondeva: ««È una responsabilità, perché non è facile far capire alle persone che se ti impegni puoi conquistare tutto».
OMICIDA REO CONFESSO. A febbraio 2013, però, il mito di Pistorius è crollato: l'atleta venne arrestato dalla polizia di Pretoria con l'accusa di aver ucciso la propria fidanzata, la modella 30enne Reeva Steenkamp.
Nel processo, che ha scosso il Sudafrica e il resto del mondo, l'immagine del campione vittorioso capace di superare ogni ostacolo ha lasciato spazio a quella di un uomo distrutto, disperato, sempre in lacrime. Da quel giorno la favola dell'atleta senza gambe, che aveva lottato e vinto, non ha più trovato il suo lieto fine.

Correlati

Potresti esserti perso