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DOPING 26 Settembre Set 2014 2251 26 settembre 2014

Kostner: «Non ho coperto Schwazer»

La pattinatrice azzurra è stata ascoltata per quattro ore dalla procura del Coni.

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La pattinatrice azzurra Carolina Kostner.

Settanta domande e altrettante risposte. Nelle quattro ore trascorse nella procura antidoping del Coni, Carolina Kostner ha cercato di fugare qualsiasi dubbio: lei non sapeva che il proprio ex fidanzato e marciatore azzurro Alex Schwazer, fermato alla vigilia dei Giochi di Londra 2012 (e poi squalificato fino a gennaio 2016), faceva uso di Epo. Provata dall'audizione fiume e visibilmente tesa, con accanto la manager Giulia Mancini, la pattinatrice si è infilata direttamente nell'auto di uno dei legali, Giovanni Fontana e Massimiliano Di Girolamo.
RESTANO ALCUNI DUBBI. A spiegare la linea scelta per difendersi dall'accusa di complicità e omessa denuncia è stato Fontana, tornato poi all'Olimpico assieme all'agente: «Carolina ha chiarito i dubbi, penso che anche la procura sia rimasta soddisfatta. Lei non sapeva, è assolutamente in buona fede». Perché allora, secondo quanto emerso dall'inchiesta della procura di Bolzano, mentì agli ispettori della Wada che il 29 luglio 2012, bussarono alla porta della sua casa di Oberstdorf, coprendo la presenza di Schwazer che si sarebbe dovuto trovare invece a Racines, sede della sua reperibilità? «Lei non ha coperto niente e nessuno, dietro richiesta di Alex aveva risposto all'ispettore antidoping che lui non era in casa perché lui aveva dato un'altra reperibilità ed era indispettito. Lei ha inteso come una violazione della privacy che l'avessero cercato dove non dovevano. Poi chiamò Alex al telefono per dirgli 'parlaci tu che devono venire a Racines'. Non c'è nessuna violazione perché lui è stato trovato, testato ed è anche risultato positivo».
L'INCONTRO COL MEDICO. E l'incontro in autogrill con il dottor Michele Ferrari, medico inibito a vita? «Un episodio del tutto sporadico - lo bolla Fontana -. L'ha visto solo una volta, non aveva neanche capito che si chiamava Michele Ferrari. Pensava fosse un preparatore atletico, hanno parlato di tabelle di allenamento». Mentre sulla tenda ipossica utilizzata dal suo ex durante la notte, precisa: «In Germania è amessa. Lui ogni tanto aveva dei problemi di respirazione e, a suo dire, questo macchinario gli serviva per questi problemi». La procura confronterà ora le risposte con la documentazione in possesso, ma prima di un deferimento della 27enne altoatesina probabilmente convocherà altri testi. Rischia quattro anni e mezzo. E le medaglie vinte? «Assolutamente no - assicura il legale -. Non ha nulla a che fare con il doping. Ci aspettiamo una valutazione serena dalla procura anche se c'è una caccia alle streghe, un momento in cui il mondo sembra schierato contro il Coni».

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