Esultanza Della Nazionale 141003095321
SPORT 3 Ottobre Ott 2014 0951 03 ottobre 2014

Corea del Nord e Corea del Sud, un calcio alle tensioni

Seul batte Pyongyang ai Giochi asiatici. E i giocatori vincono l'esenzione dal militare.

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Il gol decisivo del difensore sudcoreano Rim Chang-woo. (Getty)

Lo spirito Chollima, dal nome del mitologico cavallo alato simbolo nella propaganda di Pyongyang del balzo che il Paese dovrebbe compiere, questa volta non è bastato. Il gol del difensore sudcoreano Rim Chang-woo, arrivato quasi allo scadere del secondo tempo supplementare della finale del torneo di calcio maschile dei Giochi asiatici, ha tolto alla squadra nordcoreana la medaglia d'oro, da conquistare proprio in terra nemica, nel vero senso della parola. I giochi sono infatti ospitati nella città portuale di Incheon, 20 chilometri a Ovest di Seul.
La finale tra le due Coree giocata il 2 ottobre è stata uno di quegli appuntamenti che travalica l'ambito sportivo. Nord e Sud sono di fatto in stato di guerra da 61 anni, in mancanza di un trattato di pace dopo il conflitto tra il 1950 e il 1953.
UN'OCCASIONE PER MIGLIORARE I RAPPORTI. La stessa partecipazione dei nordcoreani ai Giochi asiatici era stata oggetto di un tira e molla diplomatico, in particolare sui numeri della delegazione di Pyongyang composta da atleti e sostenitori.
Alla fine, scriveva a metà settembre il Korea Herald, lo scambio di atleti tra Paesi i cui rapporti sono tesi come nel caso delle due Coree, è un bene. «Ogni volta che il Nord invia atleti al Sud o ogni volta che si raggiunge un accordo per presentare squadre unificate in qualche competizione internazionale ospitata da un Paese terzo, si parla della possibilità di migliorare i rapporti», aveva spiegato il quotidiano, mettendo tuttavia in guardia da eccessive aspettative. Il rischio infatti è che tutto si consumi una volta terminato l'evento, senza dare seguito alle speranze.

L'esultanza dei calciatori sudcoreani. (Getty)

Per i sudcoreani la vittoria significa esenzione dal servizio militare

Quanto queste manifestazioni si intreccino con la realtà politica lo dimostra il fatto che per i calciatori sudcoreani il gradino più alto del podio voglia dire anche l'esenzione dai 21 mesi di servizio militare obbligatorio. Ossia quella naja tornata di recente al centro delle polemiche per casi di suicidi e nonnismo. Mali tornati all'attenzione con la vicenda del militare che lo scorso giugno aprì il fuoco per vendetta contro i suoi commilitoni uccidendone cinque. O ancora, lo scorso agosto, con quella della giovane recluta morta per le botte e gli abusi subìti in caserma.
L'esenzione è un beneficio di cui godono i campioni nei Giochi asiatici e olimpici, per far sì che non interrompano la loro carriera sportiva imbracciando il fucile. Un privilegio che risale agli Anni 70 del secolo scorso, quando la Corea del Sud era a sua volta sotto regime. Proprio agli Anni 70, esattamente al 1978, risale l'ultimo precedente tra le due squadre in finale. Finì in pareggio.
UN RISULTATO CONTESTATO. Se i nordcoreani possono gioire per il 3-1 con cui la selezione femminile ha battuto il Giappone (vittoria quasi da pronostico come commentava un esperto di calcio sul sito dell'agenzia ufficiale Kcna) alla squadra maschile restano le proteste dell'allenatore Yun Jong Su. Paradossalmente per un rigore contro non concesso durante l'azione che ha portato al gol. Nelle fasi concitate, praticamente a fine partita, la rete è arrivata dopo un tocco di mano di un giocatore nordcoreano, con l'arbitro che concedeva il vantaggio e non fischiava contro, sebbene il guardalinee avesse sollevato la bandierina e segnalato il fallo.
I NORDCOREANI AVREBBERO VINTO UNA CASA. Tanto è bastato per scatenare la reazione di Yun, già critico con i direttori di gara durante tutto il torneo, che alla vigilia della finale aveva sottolineato i propri timori per una gestione della partita a suo dire poco equilibrata, contestando il cartellino rosso che nella vittoriosa semifinale contro l'Iraq ha tagliato fuori dal match con i sudcoreani la stella Jong il Gwan.
Per gli atleti nordcoreani oltre alla gloria, la vittoria dell'oro avrebbe avuto un significato molto più materiale: una casa nei nuovi appartamenti costruiti nella capitale Pyongyang.

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