PROFILO 11 Ottobre Ott 2014 0807 11 ottobre 2014

Massimo Ferrero: il presidente della Sampdoria conquista Genova

La Samp vince, lui diverte, la città lo ama. Ma i soldi li mette la moglie.

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Scena 1. Location: una sala affollata per una conferenza stampa convocata all'improvviso. I giornalisti si guardano l'un l'altro chiedendosi quale sarà mai il motivo di tanta urgenza.
Non sanno niente e a malapena riconoscono quel signore con lunghi capelli bianchi e barba dello stesso colore che accompagna Edoardo Garrone, il presidente e proprietario della Sampdoria (o almeno è quello di cui tutti sono convinti).
«NATO IN UN TEATRO DI POSA». Quel signore non ha un volto notissimo, ma il nome sì, lo conoscono in molti, soprattutto chi bazzica il mondo del cinema. È Massimo Ferrero, produttore cinematografico e, adesso, nuovo numero 1 del club blucerchiato. «Sono nato in un teatro di posa perché mio nonno mi aveva dimenticato lì», si presenta lui, «farò di tutto per imitare Mantovani e il papà di Edoardo Garrone, ma è impossibile perché sono persone inimitabili».

In realtà Ferrero è nato a Roma, quartiere Testaccio, il 5 agosto 1951, da un controllore di autobus e una venditrice ambulante. Nel mondo dello spettacolo ci è entrato ad appena 18 anni, partendo dagli impieghi più umili: autista, tuttofare, prima di diventare direttore di produzione nel 1974 ed esordire con A mezzanotte va la ronda del piacere.
È in quegli anni che è nato il suo soprannome, er Viperetta, inventato da Monica Vitti dopo che lui la difese da un aggressore rifilandogli uno schiaffone in volto, è un personaggio ingombrante, che tende a prendersi tutto il palcoscenico.
IL BUSINESS NEL CINEMA, MA I SOLDI LI HA LA MOGLIE. Nel 1983 divenne produttore esecutivo, dando alla luce Bertoldo, Bertoldino e Cacasseno di Mario Monicelli e proseguendo un proficuo sodalizio con Tinto Brass cominciato proprio in quell'anno con La chiave.
Nel 1994 divenne produttore indipedente e un anno dopo, su incarico del governo cubano, creò il Cinema di Stato a Cuba.
La sua passione per la celluloide l'ha portato ad acquistare 60 sale, e a perdere tanti soldi, recuperati grazie alla moglie Laura Sini, vero 'bancomat' di Ferrero, visto che ha ereditato un impero di caesifici nel Lazio. «Siamo i primi esportatori di caciotte negli Stati Uniti», hanno affermato orgogliosi i due coniugi che, oltre ad avere cinque figli, sono soci in tutti le attività di famiglia.
La Samp, però, a Viperetta gliel'hanno 'regalata' i Garrone. Non ha speso un euro per rilevarla, gli è bastato farsi carico dei 15 milioni di debiti del club.
UN ROMANO A GENOVA. Ma quel signore con l'accento romano del Testaccio che sembra capitato tra i caruggi genovesi per sbaglio, quasi si fosse perso su una delle innumerevoli strade che portano alla Capitale, lasciava non poche perplessità nei tifosi.
È uno che si è ritovato al campo di calcio dopo aver regalato all'Italia Valeria Marini avvolta dalle anguille in Bambola di Bigas Luna, e che proprio nel giorno in cui rilevava la Samp, si è visto recapitare una sentenza di condanna a un anno e 10 mesi per il crack multimilionario della compagnia aerea Livingston. Eppure è bastato poco perché quella diffidenza si trasformasse in simpatia istintiva prima, in vera e propria empatia poi.

Ferrero, aiutato dai risultati della squadra, ha conquistato il popolo della Samp nel tempo del battere di un ciak. E non è stato difficile. Già il giorno della presentazione ufficiale della squadra, ad agosto, la curva gli cantava «facci sognare», a lui, che sui sogni e l'immaginazione ci ha costruito una carriera.
E Ferrero ha risposto con le gag, certo, ma anche costruendo una squadra che non ha ancora perso una partita dall'inizio del campionato di serie A, infilando due pareggi e quattro vittorie, la più bella, senza dubbio, contro il Genoa, festeggiata in campo e sotto la curva, accanto ai giocatori.

Ferrero sa, da uomo di spettacolo, che le sceneggiature che funzionano non vanno cambiate. E così cavalca quella del derby della Lanterna, fino al punto da accendere ancora di più la rivalità nel suo rapporto con il presidente del Grifone Enrico Preziosi: «Gli altri presidenti? Vado d'accordo con tutti tranne uno che fa... il prezioso».
IL VEZZO DELLA BATTUTA. La battuta ad effetto, i giochi di parole, sono un marchio di fabbrica che in pochi mesi l'hanno innalzato a vero uomo nuovo di un calcio italiano fin troppo ingessato, sconvolto dalle polemiche del calcioscommesse e guidato da un presidente federale squalificato dall'Uefa per frasi razziste, che sente la nostalgia di Josè Mourinho e che ormai si è stancato dei latinismi e del presenzialismo di Claudio Lotito, uno che, «massima di Massimo», «se va a un funerale vuole fare il morto, se va a un matrimonio vuole essere lo sposo».

Anche la stampa pallonara ha trovato la sua nuova miniera d'oro dopo l'addio dello Special One, e si coccola Ferrero, costantemente a caccia di una dichiarazione che faccia un titolo, che accenda il dibattito, o che semplicemente strappi un sorriso. E lui si presta al gioco, flirtando in diretta tivù con Ilaria D'Amico, a cui regala componimenti poetici improvvisati e offerte di lavoro nel cinema.

Quando si parla della Samp, però, Ferrero si fa serio e pretende il massimo. Sogna la qualificazione in Europa, anzi, la pretende, tanto da aver 'minacciato' i giocatori: «Se non mi ci portano, prima li mena Sinisa Mihajlovic, poi li meno io». Sarebbe il finale perfetto per un film capace di riservare colpi di scena fin dai titoli di testa. D'altra parte l'ha detto lui stesso: «Il cinema e il calcio? Sono identici. E il campo di pallone è un film che si gira ogni domenica». Una storia ancora tutta da scrivere, che potrebbe essere un capolavoro o un flop, ma che ha già il suo trailer e non può che essere quello di una commedia all'italiana.

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