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NUOVI SPORT 12 Ottobre Ott 2014 1000 12 ottobre 2014

Dodgeball, la palla prigioniera alla conquista dell'Italia

Il Dodgeball spopola in Usa. Ma arranca nel nostro Paese. Che ha troppe federazioni e pochi club. Ma una nazionale c'è.

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Una partita di dodgeball.

Schiva, evita, piega e tuffati. Quattro semplici movimenti che messi insieme diventano dodgeball. Che poi altro non è che la versione aggiornata - e più cool - della ben più nota palla prigioniera (o palla avvelenata) in cui due squadre, senza mai venire a contatto, si tirano un pallone per eliminarsi a vicenda (vince chi butta fuori più avversari).
Dall'inizio del 2000, il gioco made in Usa ha già fatto impazzire gli americani che nel giro di una decina di anni hanno creato una lega e una federazione internazionale per organizzare il Mondiale.
Ma in Italia, dove sport fa spesso rima con il calcio (pronto a fagocitare ogni risorsa), è ancora poco conosciuto. Almeno fino all'arrivo degli ambassador del dodgeball.
POCO DODGEBALL IN ITALIA. Gli ultimi in ordine di tempo ad aver avuto l'idea di trasformare una disciplina nata nelle palestre di ogni scuola del mondo e farla diventare uno sport vero e proprio - che si gioca solitamente sei contro sei con altrettanti palloni su un campo delle dimensioni di quello da volley - sono quelli di Dodgeball Italia.
«È uno gioco facile e con regole semplici», spiega a Lettera43.it Paolo Menescardi, direttore generale di Percorsi in movimento, azienda che sviluppa, organizza e produce eventi e manifestazioni sportive. «È adatto a tutti e quindi ha ottime potenzialità di svilupparsi». E di attirare sponsor, sempre che il dio pallone lo consenta.
Per diffonderlo nel nostro Paese sono entrati in gioco gli ambasciatori.
SERVONO NUOVI TESSERATI. «Sono i portavoce del progetto», continua Menescardi, chiarendo il ruolo di queste figure assimilabili a novelli pr, «devono sensibilizzare le persone a questa disciplina, facilitando il tesseramento e ampliare gli appassionati».
Un obiettivo non da poco, se si considera che Dodgeball Italia da giugno ha raccolto circa 150 giocatori. E che sparsi per il Paese ci sono circa un migliaio di tesserati, anche se è difficile avere una stima ufficiale non essendoci ancora una federazione a livello nazionale.

  • Una partita di dodgeball nel film Palle al balzo (video da YouTube).

In realtà, questo gioco non è una novità assoluta per l'Italia, visto che lo sbarco del remake della palla prigioniera dalle nostre parti risale al 2007 per merito del Comitato provinciale di Ravenna, che nel 2011 ha creato l'Associazione italiana dodgeball (Aidb), riconosciuta dalla European dodgeball federation (Edbf) e affiliata al Centro sportivo italiano (Csi).
UNICO CAMPIONATO IN EMILIA. Dopo sette anni, tuttavia, manca ancora un campionato italiano: oltre a varie competizioni locali, c'è solo un torneo regionale in Emilia Romagna con 18 squadre in partenza a novembre e che si concluderà ad aprile.
Esiste però una nazionale, chiamata Italia red frogs (letteralmente, Rane rosse): «Il 90% degli atleti arriva dai club di Ravenna, perché si tratta di giovani che si allenano dal 2008», ammette Gianfranco Minghetti, allenatore della squadra azzurra assieme con Mirko Zattini. E dal 2010 l'Italia disputa gli Europei: tra uomini e donne nel palmares ci sono due medaglie d'argento e tre di bronzo.

Il boom nel 2004 grazie al film Usa Palle al balzo

I protagonisti del film 'Palle al balzo': da sinistra Ben Stiller, Christine Taylor e Vince Vaughn.

Eppure il dodgeball non è così sconosciuto al grande pubblico. Nel 2004 negli Usa ci hanno fatto pure un film con Ben Stiller e Vince Vaughn - Dodgeball: a true underdog story (in Italia è stato tradotto più semplicemente, Palle al balzo) - che ha sbancato al botteghino d'Oltreoceano.
Costata poco più di 20 milioni di dollari (circa 15 milioni di euro) e con la partecipazione straordinaria di Lance Armstrong, Chuck Norris e David Hasselhoff, la pellicola ne ha incassati, solo negli Stati Uniti, 114 milioni (poco meno di 90 milioni di euro). All'estero è stata molto apprezzata soprattutto Gran Bretagna (oltre 25 milioni di euro l'incasso al box office). E non è un caso, visto che la nazionale inglese ha vinto tutte e cinque le edizioni degli Europei di dodgeball organizzati dall'Edbf, compresa quella di Cervia nel 2012.
LO SPORT NELLE SERIE TIVÙ. Ma non di soli film vive il dodgeball. È protagonista anche di un manga giapponese, Magico Dan, super campione, ed è finito in varie serie televisive Usa, come South Park, Simpsons e Glee. Addirittura Nintendo l'ha scelto come uno dei giochi di Mario Sports per una delle sue consolle.
«Nessuno considera il dodgeball seriamente, ma ciascuno lo conosce visceralmente in un modo o nell'altro: nella vita o sei quello che tira la palla o sei quello che la prende addosso», ha sentenziato Rawson Marshall Thurber, regista del film che ha il grande merito di aver sponsorizzato la disciplina.

  • La finale del Mondiale 2014 di dodgeball vinta dal Canada contro gli Usa (video da YouTube).

In Italia, però, la comicità demenziale di Palle al balzo non ha fatto breccia negli spettatori e l'incasso s'è fermato a circa 1 milione di euro.
Così, mentre dall'altra parte dell'oceano e in tutto il mondo anglosassone (il Mondiale 2013 è stato organizzato in Nuova Zelanda e quello del 2014 dall'ex colonia britannica Hong Kong e sin dalla prima edizione del 2012 è sempre vinto dal Canada) la disciplina ha iniziato a spopolare sull'onda del successo della pellicola, nel nostro Paese la sua diffusione è stata molto più lenta. E problematica.
DISCIPLINA DI «NICCHIA». «È rimasto uno sport di nicchia», continua Menescardi. Anche se poi chiunque lo pratichi si fa coinvolgere subito: «È un gioco non convenzionale, ma che tutti conoscono anche solo per averla giocata a scuola».
Inoltre la sua forza è che, a differenza di altri sport, nel dodgeball non esistono squadre di soli uomini e di sole donne: spesso si formano team misti.
«Non c'è bisogno solo di fisicità», spiega il responsabile di Dodgeball Italia, «servono agilità, tattica e riflessi. Caratteristiche non solo maschili».

  • Le regole del dodgeball spiegate da Dodgeball Italia.

Troppi soggetti impegnati nella promozione e ancora pochi appassionati

In primo piano Paolo Menescardi, titolare di Dodgeball Italia, impegnato in una partita di dodgeball.

Apparentemente privo di regole, in realtà il dodgeball è un concentrato di piccoli dettagli. Ma non serve certo conoscerli tutti per giocare.
Negli Usa, la National amateur dodgeball association (Nada) ha stilato il regolamento ufficiale, mentre da noi la situazione è più nebulosa.
In teoria l'Aidb, che vanta la vicepresidenza dell'Edbf con Andrea Robbia, ha pubblicato le regole riconosciute anche negli altri Paesi della federazione europea, ma in Italia il dodgeball non è ancora uno sport nell'orbita del Coni e quindi tutti i nuovi soggetti impegnati nella promozione della disciplina - ce ne sono almeno tre tra Lombardia ed Emilia Romagna - possono crearsi un proprio regolamento.
VERSO L'UNICA FEDERAZIONE. «L'obiettivo dell'Aidb», chiarisce Minghetti, «è creare una federazione unica a livello nazionale per organizzare un campionato italiano ed essere riconosciuti dal Coni». Anche per intercettare un possibile business fatto di atleti, pubblico e quindi sponsor. Ma fino ad allora, il dodgeball deve accontentarsi di far parte dell'Associazione sport dilettanti.
REGOLAMENTI POCO CHIARI. Se in Italia c'è ancora poca chiarezza sui regolamenti e si moltiplicano i soggetti impegnati a promuovere il gioco, negli Usa sono, come spesso accade, anni luce avanti.
Per esempio, oltre al Mondiale per nazionali, da tempo organizzano quello per club a Las Vegas. Proprio come nel film Palle al balzo, chiunque, pagando circa 150 dollari, può partecipare al torneo e puntare ai 50 mila dollari di premio (quasi 40 mila euro).
Finora, però, come puntualizza il tecnico della nostra Nazionale, nessuna squadra italiana ha mai partecipato.

  • Una partita di Extreme dodgeball (video da YouTube).

Mentre in Italia il dodgeball è ancora agli albori, tuttavia, in Usa il gioco tradizionale ha addirittura già stufato. Tanto che è stato inventato l'extreme dodgeball: una versione innovativa, con un campo formato da tappeti elastici che permettono acrobazie più da funamboli che da atleti.
Poi c'è anche chi usa il dodgeball per bizzarri record. Per esempio a settembre 2012, presso l'Università della California Irvine, s'è tenuta una partita con ben 6.084 giocatori (il precedente era di 4.979 dell'Università dell'Alberta). Ad aprile 2012, invece, s'è giocato un match infinito, durato 41 ore, tre minuti e 17 secondi.
L'IDEA VENUTA A UN CINESE. E dire che in origine l'idea del dodgeball, si racconta, era venuta a un nobiluomo cinese che nel XV secolo, non sapendo come ingannare il tempo libero, raccolse alcune teste di prigionieri decapitati e iniziò a usarle come palloni da lanciare contro gli amici.
Oltre 500 anni più tardi non poteva immaginare che il suo gioco avrebbe spopolato quasi in tutto il mondo. Italia a parte. Per ora.

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