Fumogeni Campo Durante 141031140321
TIRI ALL'INCROCIO 31 Ottobre Ott 2014 1350 31 ottobre 2014

Serie A, la decima giornata in 5 punti

Psicosi ultrà in Napoli-Roma dopo gli scontri di maggio. Mazzarri all'esame Tardini. Inzaghi col dilemma Torres. Il weekend di calcio ai raggi X.

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Un big match ad alta tensione, giocatori e allenatori sotto esame. La decima giornata del campionato di Serie A si presenta interessante (anche per i non tifosi) già dal primo anticipo di sabato 1 novembre, quando alle 15, al San Paolo, scendono in campo Napoli e Roma. In attesa di quel risultato la Juventus, che spera di poter staccare di nuovo i giallorossi in testa alla classifica.
LA SAMP PROVA A RIPARTIRE. Pensieri di tutt'altro genere per Walter Mazzarri e Pippo Inzaghi, che devono ancora convincere pienamente con Inter e Milan. Mentre la Sampdoria vuole ritrovare la vittoria dopo tre partite all'asciutto.
Ecco i cinque motivi di interesse della giornata.

1. Napoli-Roma: tra calcio e tensione

La decima giornata di serie A parte col botto, sotto il profilo tecnico e ambientale. La Roma va a Napoli per conservare il primato appena riottenuto in coabitazione della Juventus, ed è massima allerta per il primo incrocio tra le due squadre dopo i fatti della finale di Coppa Italia di maggio che portarono alla morte di Ciro Esposito per mano del capo ultrà giallorosso Daniele De Santis.
Rudi Garcia sa che non troverà un ambiente favorevole al San Paolo, dove affronta una squadra che ha ritrovato fiducia e convinzione. Oltre ai gol di Gonzalo Higuain (quattro nelle ultime due partite ma anche il secondo errore dal dischetto su tre tentativi in stagione).
GARCIA PENSA AL TURNOVER. In mezzo c'è pure la Champions League, con la trasferta sul campo del Bayern Monaco che potrebbe consigliare un pizzico di turnover al tecnico romanista. Insomma, sabato sera la Roma rischia di ritrovarsi di nuovo alle spalle della Juventus. La speranza è che non si debbano contare morti e feriti, ma solo gol e punti.

2. Juventus-Empoli: la partita degli ex Marchisio e Giovinco

Contro il Genoa ha rimediato la prima sconfitta stagionale in campionato. Ora la Juventus deve ripartire con un occhio alla classifica e un altro all'Europa. L'opportunità di staccare nuovamente la Roma è troppo ghiotta per lasciarsela scappare, anche se all'orizzonte c'è una sfida di Champions già decisiva contro l'Olympiakos.
La Juve scende in campo dopo i giallorossi, già consapevole del risultato degli avversari, e psicologicamente può essere un vantaggio.
AVVERSARIO NON IMPOSSIBILE. L'avversario non è di quelli impossibili (due sconfitte e sette gol incassati nelle ultime due partite contro Cagliari e Sassuolo). E allora il turnover può essere una scelta logica.
Così potrebbero trovare spazio nella formazione iniziale Claudio Marchisio e Sebastian Giovinco, due che a Empoli hanno mosso i primi passi in serie A nella stagione 2007/08. La legge del gol dell'ex può essere rispettata ancora una volta.

3. Parma-Inter: Mazzarri non può sbagliare

Non gli sono bastati sette punti nelle ultime tre partite per levarsi di dosso contestazioni e dubbi. Walter Mazzarri è tornato a vincere ma non ancora a convincere, e dopo due striminziti 1-0 contro Cesena e Sampdoria (con tanto di fischi del pubblico di San Siro nel match casalingo con i blucerchiati) la sua Inter è ancora sotto esame.
Parma può essere l'occasione giusta per mettere a tacere i critici e convincere il presidente Erik Thohir che è proprio il caso di continuare con lui.
I GIALLOBLÙ SONO IN CRISI NERA. Gli avversari sono i migliori che potessero capitare in questo momento della stagione: vengono da sei sconfitte consecutive, ne hanno vinto una e perse 8, sono ultimi in classifica, hanno di gran lunga la peggior difesa del campionato (21 gol subiti) e hanno segnato un solo gol nelle ultime tre partite giocate.
Mazzarri non ha alternative alla vittoria. Meglio se con ampio margine.

4. Sampdoria-Fiorentina: Sinisa sa ancora vincere?

Domenica 19 ottobre, alle quattro del pomeriggio, la Sampdoria era a un punto dalla Roma e due dalla Juventus, attaccata al treno dello scudetto. Due partite e mezza dopo si ritrova a -6, e da tre giornate non vince.
Raggiunta dal Cagliari in rimonta, capace di fermare la Roma sullo 0-0, sconfitta di misura dall'Inter. La squadra di Sinisa Mihajlovic sembra aver perso il passo straordinario delle prime giornate proprio sul più bello, dopo l'esultanza del presidente Massimo Ferrero per il secondo gol segnato al Cagliari.
LA CARICA DI FERRERO. Er Viperetta ci aveva provato a risollevare il morale a una squadra che si era vista sfuggire una vittoria che sembrava avere già in tasca, caricando l'ambiente in vista della sfida con la Roma: «Domani c'è un ospite ambizioso e voglio lo stadio pieno, come il nostro stile sampdoriano gli facciamo tre goal e li salutamo».
Una promessa non mantenuta: zero reti nelle ultime due partite e ora la Fiorentina per provare a ripartire.

5. Palermo-Milan: Pippo con il dilemma Torres

La partenza a razzo e poi la brusca frenata. Il Milan di Pippo Inzaghi non corre più, bloccato sull'1-1 dal Cagliari in una partita in cui i rossoneri non hanno mai tirato in porta («Volevo metterla in area», ha confessato Giacomo Bonaventura commentando il gol del pareggio). La posizione di classifica resta ottima (terzo, in piena corsa per un posto in Champions League) ma dalla terza giornata sono arrivate due vittorie, quattro pareggi e una sconfitta. Cosa è cambiato? L'attacco.
Con Fernando Torres il Milan, costruito per sfruttare le ripartenze, corre meno e fa correre meno il pallone. Nelle prime due giornate, con lo spagnolo in tribuna e un attacco privo di una prima punta vera, arrivarono due vittorie e otto gol segnati, poi il calo.
PER LO SPAGNOLO UN GOL IN 397 MINUTI. Quando gioca Torres, il Milan segna un gol ogni 49 minuti, senza di lui ne fa uno ogni 41. Proiettando questi numeri sull'intera stagione, il Milan col Niño arriverebbe a 70 gol, quello senza di lui a 83.
E allora chissà che anche Inzaghi non si sia fatto i suoi calcoli e contro il Palermo possa rilanciare Menez al centro del tridente, con Honda ed El Shaarawy sui lati. Per Torres, un solo gol segnato in 397 minuti, potrebbe essere tempo della panchina. Amesso che non ci pensi ancora una volta il presidente Silvio Berlusconi.

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