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SPORT 9 Novembre Nov 2014 0600 09 novembre 2014

Groenlandia, calcio sotto zero

In Groenlandia il campionato di calcio dura sette giorni. È sponsorizzato dalla Coca Cola. E ci sono ben 70 squadre.

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La porta è leggermente storta. Ma è un particolare trascurabile. Come la terra che si solleva a ogni passo e, quando soffia il vento, si alzano fitte nuvole di polvere.
Ormai, però, gli unici a chiudere gli occhi per proteggersi sono quei pochi forestieri abbarbicati sulle rocce che fungono da spalti dello 'stadio' della capitale della Groenlandia, Nuuk.
In campo non c'è spazio per lamentarsi. E neppure per distrarsi se all'improvviso si stacca un iceberg che sprofonda nel mare.
In palio c’è il titolo nazionale: il Greenlandic men's football championship, sponsorizzato addirittura dalla Coca Cola che si esaurisce in appena una settimana di partite.
CALCIO SOLO D'ESTATE. D'altra parte a queste latitudini non c'è molto tempo per giocare: in inverno il calcio è costretto ad andare in letargo (si arriva anche a temperature minime di -70 gradi) per risvegliarsi tre mesi all'anno quando si sfiorano i 10 gradi.
Ed è in questo clima, considerato quasi torrido - ci sono tifosi che assistono ai match in maglietta - che ci si sfida sui campi fino a poco tempo prima completamente ricoperti di neve.
Ma che neppure d'estate si riempiono d'erba: per vedere un vero terreno di gioco, i groenlandesi devono accendere la televisione.

  • Gli highlights delle partite del campionato 2014 (video da YouTube).

FINALISSIMA A NUUK. Ma anche lo sterrato sorto ai margini di Nuuk può sembrare il Maracanã. Basta sapersi accontentare. Perché per arrivare a giocare nella capitale, il cammino è piuttosto complicato.
«Abbiamo circa 60-70 squadre sparse per tutta l'Isola», dice a Lettera43.it John Thorsen, presidente della Federazione di calcio della Groenlandia (Gbu), «di cui sei a Nuuk».
Quindi, siccome «mancano collegamenti stradali tra le città» e per viaggiare da un punto all'altro della regione ci si deve affidare ad aerei e traghetti, spesso dal costo proibitivo, è stato deciso di suddividere il campionato in tre fasi: c'è quella «locale», con incontri tra club geograficamente vicini, a cui segue il turno «regionale» che consente di accedere alle ultime sfide nella capitale. Ma neppure le regole complicate spengono la passione dei groenlandesi.
PARTITE IN TIVÙ. Alla fine la fatica è ripagata: le partite finali sono persino trasmesse in televisione dal network di Stato Kalaallit Nunaata Radioa (Knr) che diffonde il segnale in tutta l'Isola immersa nell'Oceano Atlantico a due passi dal Canada nei pressi del Polo Nord, ma che appartiene alla Danimarca sin dal Trattato di Kiel del 1814 (dal 1953 è proprietà della regina Margherita II).
VITTORIA DEL B-67. A inizio agosto, l'ultima edizione del campionato è stata vinta dal Boldklubben 1967 di Nuuk che ha conquistato il suo terzo titolo consecutivo battendo 1-0 in finale il Malamuk di Uummannaq: per il B-67 s'è trattato del decimo successo, record condiviso con l'altra formazione super titolata della regione, il Nagdlunguaq-48 (N-48), che ha trionfato per l'ultima volta nel 2007.

Sull'Isola si disputano campionati fin dalla stagione 1954-55

In barba al ghiaccio che domina l’80% della Groenlandia e alle distanze siderali tra le 13 città disseminate su un’isola grande come un quarto degli Usa, il calcio è stranamente diventato uno degli sport nazionali: il campionato si gioca sin dalla stagione 1954-55, ma solo dal 1970, anno di nascita della Gbu, il torneo ha iniziato a essere disputato ogni anno.
IL 10% GIOCA A PALLONE. A dimostrare la passione per il pallone ci sono i circa 5 mila tesserati su poco più di 56 mila abitanti che fanno dell'Isola la regione meno densamente popolata al mondo (0,03 abitanti per chilometro quadrato). In pratica, quasi un groenlandese su 10 gioca a calcio.
Ma ben pochi sono i professionisti che hanno seguito le orme dell'idolo nazionale Jesper Grønkjær, finora unico giocatore che partito da Nuuk ha sfondato in Europa con le maglie di Ajax, Chelsea, Birmingham City, Atletico Madrid e Stoccarda.
KREUTZMANN È LA STELLA. Oggi da queste parti la stella non è né Lionel Messi né Cristiano Ronaldo, ma un certo Niklas Kreutzmann, terzino dell'Aarhus Fremad, club della 2. Division danese (l'equivalente della Lega Pro italiana) e capitano della Nazionale. Nonché cugino di John Kreutzmann, altra gloria locale ed ex portiere della Groenlandia che s'è ritirato a 42 anni.

Lo 'stadio' di Nuuk dove si gioca la fase finale del campionato groenlandese. In alto si intravedono gli 'spalti' naturali oltre alle due panchine (foto da Google Maps).

SPORT COME EMANCIPAZIONE. Il calcio da queste parti più che uno sport è soprattutto uno strumento di emancipazione sociale: al di là di un'economia apparentemente sana - i dati del World Factbook della Cia aggiornati al 2011, gli ultimi disponibili, parlano di un Prodotto interno lordo in crescita del 3%, anche se le tasse sono pari al 79,6% del Pil (record mondiale) - i groenlandesi devono fare i conti con un tasso di disoccupazione del 9,4% (dato aggiornato al 2013) e con frequenti casi di alcolismo.
ALTO TASSO DI SUICIDI. Ma non solo, perché nella «Terra verde» (questo il significato letterale del nome danese, che diventa «Terra degli uomini» nella lingua locale) c'è un altissimo tasso di suicidi, in special modo tra le etnie inuit ed eschimese che rappresentano circa l'80% della popolazione.
Secondo la classifica stilata dall'agenzia dell'Onu World health organization (Who), in Groenlandia ben 108 persone su 100 mila si tolgono la vita: un record negativo reso ancor più drammatico dalla distanza dalla seconda in graduatoria, la Corea del Sud, che conta 31,7 suicidi su 100 mila abitanti (l'Italia è 65esima al mondo).
Il calcio, insieme con altre discipline come il ping pong e il badminton (il volano), fa la sua parte per distrarre e divertire i sudditi della regina danese.

Politicamente vicina all'indipendenza, ma sportivamente è isolata

Il calcio sull'Isola è, però, ancora un affare locale. E non solo per il clima e l'isolamento geografico.
Se a livello politico la Groenlandia sta provando a rendersi più indipendente - dagli Anni 70 la Danimarca ha concesso lo statuto di regione autonoma, e dal 2008, grazie a un referendum, l'Isola s'è ritagliata numerose competenze esclusive che la rendono molto simile a uno Stato indipendente - per il pallone il futuro sembra più complicato. Anche perché i (pochi) talenti sono fagocitati dalla madrepatria, lesta ad accapparrarsi i novelli Grønkjær.
IL NIET DELLA FIFA. Peccato che così club e rappresentativa nazionale siano tagliati fuori dal calcio che conta.
La Nazionale, allenata dal danese Jens Tang Olesen, infatti, non è riconosciuta dalla Fifa, l'ente internazionale che riunisce le squadre di 208 Paesi del mondo, e non appartiene né all'Uefa, l'organizzazione delle Federazioni europee, né alla Concaf, l'organo del calcio del Nordamerica, Centroamerica e dei Caraibi.
MANCA UN CAMPO ADATTO. Per entrare a far parte della Fifa e sfidare le altre rappresentative mondiali (per esempio l'Italia) alla Groenlandia era stato chiesto di costruire un campo in erba, anche sintetica, per ospitare le partite, perché lo 'stadio' di Nuuk è considerato inadeguato.
Così a settembre 2009 è stato inaugurato a Qaqortoq, la più grande città del Sud dell'Isola a circa 450 chilometri dalla capitale, un impianto in erba sintetica. Ma anche con il nuovo campo le cose non sono cambiate.
«Non ha le dimensioni regolamentari», precisa Thorsen, «per questo non può ospitare né gli incontri nazionali né quelli internazionali».

Tifosi sugli 'spalti' dello stadio di Nuuk.


NUOVE STRUTTURE IN ARRIVO. Nel frattempo stanno nascendo altre strutture con erba sintetica. L'ultima, inaugurata a giugno, è stata costruita a Maniitsoq, anche se in questo caso si tratta di un campo delle dimesioni ridotte (20 metri per 40 metri, utile per il calcio a cinque, altra passione dei groenlandesi). Mentre proprio a ottobre Jens Salling, co-proprietatio della Polar Seefood, principale azienda di esportazione di prodotti ittici, ha donato 3 milioni di dollari per aggiornare il campo della sua città natale Qeqertarsuaq.
LA BEFFA DELLE ISOLE FÆR ØER. Gli sforzi della Groenlandia, però, finora non sono serviti. Perché la Fifa ha fatto sapere che per essere affiliati è necessario essere anche «un Paese autonomo riconosciuto dall'Onu».
Come spiegare, allora, l'ingresso delle Isole Fær Øer, l'altra colonia di proprietà della Danimarca? Il presidente della Gbu ha chiesto chiarimenti e s'è sentito rispondere, come ha riferito The Artic Journal, che «l'adesione è arrivata prima dell'entrata in vigore delle nuove regole».
A ZURIGO PER CHIARIMENTI. A dare una nuova speranza alla Groenlandia è stata la recente affiliazione all'Uefa di Gibilterra, la dipendenza d'oltremare del Regno Unito che sta disputando le qualificazioni di Euro 2016.
«Ho subito contattato la Fifa per capire quale siano le differenze tra noi e loro che ci impediscono di accedere agli organi internazionali», chiarisce a Lettera43.it Thorsen. Che poi svela di voler «andare a Zurigo con il presidente della Federazione danese Jesper Møller per iniziare un dialogo con la Fifa». Anche se poi il nodo resta sempre lo stesso: serve un campo decente per giocare.

Il pubblico si accontenta di assistere al campionato locale

Così, in attesa che i vertici del calcio mondiale si accorgano che in Groenlandia c'è un vasto movimento di appassionati del pallone, alla colonia danese non rimane altro che accontentarsi del suo campionato locale.
Qualcuno ha ipotizzato ai club più forti di seguire l'esempio del Guernsey, squadra dell'arcipelago delle Channel Island situato tra la Gran Bretagna e la Francia, che pur di giocare s'è trasferito nella Combined counties football league inglese, un campionato dilettanti del Regno Unito. Ma nel caso dell'Isola dell'Atlantico le cose sono ben più complicate.
DISTANZA DALLA MADREPATRIA. La Danimarca dista dalla Groenlandia circa cinque ore d'aereo e ci sono quattro ore di fuso orario tra la madrepatria e la colonia: particolari che sarebbero insopportabili per una squadra costretta a viaggiare ogni 15 giorni.
In campo internazionale, invece, restano solo le sfide con le Isole Fær Øer e le altre nazionali non riconosciute, rischiando, a volte, anche lo scontro diplomatico.
LE TENSIONI CON LA CINA. È il caso di una partita contro il Tibet che ha fatto infuriare la Cina. Pechino aveva minacciato di mettere in crisi l'export ittico dell'Isola (il pesce è la principale fonte di reddito della colonia danese e il Dragone è il suo terzo partner commerciale dopo la madrepatria e il Giappone) bloccando l'acquisto di gamberetti nel caso in cui il match si fosse disputato.
Alla fine la partita s'è giocata a Copenaghen, la Groenlandia ha vinto 4-1 e il la Cina ha fatto finta di non averne saputo più nulla.

  • La finale del campionato 2009 tra il G-44 e il Malamuk (video da YouTube).

FLOP ALLA COPPA FIFI. Nel 2006, invece, la selezione dell'Isola ha partecipato alla Fifi Wild Cup in Germania, una sorta di Coppa del mondo delle nazionali non riconosciute dalla Fifa organizzata dalla Federation of international football independents (Fifi).
L'edizione tedesca - rimasta finora anche l'unica che si sia disputata - è stata vinta dalla rappresentativa di Cipro del Nord: la Groenlandia ha perso entrambe le partite giocate (1-0 con i vincitori e 4-2 con Zanzibar). Nel 2010 proprio la colonia danese avrebbe dovuto organizzare la Wild Cup, ma del torneo non se n'è saputo più nulla, anche perché nessuno vuole giocare sui campi spelacchiati del Polo Nord.
VITTORIA CON LA GAGAUZIA. La Groenlandia è anche parte dell'International football union (Ifu), altra associazione che riunisce le federazioni non riconosciute dalla Fifa, e sempre nel 2006 la nazionale ha giocato l’Elf Cup (la coppa di Egalité, liberté, fraternité), competizione riservata alle selezioni delle nazioni escluse dalle organizzazioni continentali. A ospitare il torneo è stato Cipro del Nord che ha poi vinto pure questo campionato.
L'Isola dell'Atlantico, però, è riuscita a vincere almeno una partita nel girone eliminatorio contro la Gagauzia, entità territoriale autonoma all’interno della Moldavia.
SECONDI AGLI ISLAND GAMES. Ogni due anni, poi, dal 1989 l'Isola partecipa agli Island Games, organizzati dalla International island games association. A dominare la manifestazione, dove giocano anche le Isole Fær Øer, è l’Isola di Jersey, colonia del Regno Unito: il miglior piazzamento della Groenlandia è un secondo posto nel 2013, l’ultima edizione della competizione organizzata dalle Bermuda (1-0 il risultato della finale vinta proprio dai padroni di casa).
Piccole soddisfazioni per un Paese dove, tra ghiaia e ghiaccio la passione del calcio è dura a morire.

Twitter @Dario_Colombo

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