Motori 9 Dicembre Dic 2014 1208 09 dicembre 2014

C4 Cactus, un Suv da città

Ha costi da city car la nuova Citroen che consente di personalizzare al massimo con airbump in quattro tinte (nero, grigio, cioccolato e sabbia), da abbinare alle 10 della carrozzeria e ai tre per gli interni.

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Citroën C4 Cactus. Il morbido rivestimento in TPU (poliuretano termoplastico) degli airbump integra piccole capsule d’aria in grado di attutire gli urti; gli airbump non richiedono manutenzione particolare e contribuiscono alla riduzione dei costi di riparazione della vettura. Citroën non è nuova alla creazione di modelli di rottura con le tendenze stilistiche del momento: lo ha fatto in passato, per esempio, con la 2CV e con la DS, conosciuta come lo «Squalo». Ora ci riprova con la C4 Cactus, una berlina (il passo di 2,60 metri è lo stesso della C4) con un aspetto da SUV, ma con i costi di acquisto e mantenimento da city-car. A caratterizzare la Cactus sono gli airbump, integrati nelle fiancate e nei paraurti: hanno un morbido rivestimento esterno in TPU (poliuretano termoplastico) che integra piccole capsule d’aria in grado di attutire gli urti; gli airbump non richiedono manutenzione particolare e contribuiscono a ridurre i costi dovuti a piccoli contatti nella guida cittadina. Gli airbump sono disponibili in quattro tinte (nero, grigio, cioccolato e sabbia), da abbinare alle 10 della carrozzeria e ai tre per gli interni: difficile dunque trovare due C4 Cactus perfettamente uguali. QUATTRO MOTORIZZAZIONI DISPONIBILI La vettura francese è disponibile con quattro motorizzazioni benzina (VTi 75, VTi 82, e-VTi 82 ed e-THP 110) e due a gasolio (e-HDi 92 e BlueHDi 100), con cambio manuale e pilotato (ETG et ETG6). La vettura in prova montava il 1.6 BlueHDi da 100 CV con stop&start e un cambio manuale, ed era nell’allestimento più ricco (Shine), in vendita a 21.500 euro. Tra gli optional, il tetto panoramico (costa 600 euro), che non ha una tendina essendo ad alta protezione termica (rinuncia che ha portato a un risparmio di peso di 6 kg). ATTENZIONE ALLA BILANCIA Il contenimento dei pesi è uno dei punti centrali della progettazione della C4 Cactus (200 kg in meno rispetto alla C4). Con luci e ombre. Per esempio, i consumi sono un effetto positivo del minor peso: la Casa dichiara addirittura 29,4 km/l, anche se alla fine della nostra prova il valore era inferiore, ma interessante: 16,9 km/l. E in un tragitto di 300 km con molta statale, tale valore è salito a ben 20,8 km/l. L’altro lato della medaglia del taglio del peso sono le tre lacune che abbiamo riscontrato: i vetri posteriori con la sola apertura a compasso (-11 kg), il sedile posteriore ribaltabile non frazionato monoblocco (-6 kg) e il volante non regolabile in profondità, caratteristica che penalizza i piloti più alti. [gn_jcarousel source="cat=%blog%" ] INTERNI DA SALOTTO E TUTTO TOUCH L’originalità della carrozzeria è ripresa dall’abitacolo. L’airbag del passeggero è stato spostato dalla plancia al soffitto: in questo modo davanti al passeggero c’è un vano molto ampio, con apertura verso l’alto, con una decorazione in pelle che ricorda un baule da viaggio. Attenzione, però: l’airbag in alto ha reso impossibile inserire uno specchietto nell’aletta parasole, un accessorio irrinunciabile per molte passeggere, che dovranno utilizzare lo specchietto retrovisore per gli ultimi ritocchi al trucco. Le due poltrone, nelle versioni con cambio automatico, sono contigue quando si abbassa il bracciolo anteriore (la leva al pavimento è sostituita da tre grandi pulsanti nella consolle); i sedili sono morbidi e comodi, anche se non trattengono tantissimo il busto in curva. La strumentazione è completamente digitale: attraverso il display centrale si comanda anche l’impianto di climatizzazione, in genere affidato a manopole, pulsanti e levette. Abitabilità notevole e grande luminosità sono le caratteristiche che restano impresse nella memoria di chi scende dalla C4 Cactus. Quanto al bagagliaio, guadagna la sufficienza senza brillare particolarmente: 358 litri contro i 408 della C4. SU STRADA Premesso che non abbiamo avuto il coraggio di testare personalmente l’efficacia degli airbump nelle “toccatine” da parcheggio (in questo ci fidiamo delle prove fatte da Citroën), la C4 Cactus ci è piaciuta molto per il suo aspetto particolare, ma anche per il comportamento su strada. Il motore BlueHdi, rispetto al 1.6 e-Hdi, è più potente (8 cv in più, 100 in tutto) e offre una coppia maggiore (24 Nm in più, 254 in tutto); oltretutto, il 4 cilindri rientra già nelle normative Euro 6. La maggior potenza non trasforma la Cactus in una sportiva, ovviamente: per ottenere una reazione più aggressiva, bisogna insistere sull’acceleratore, operazione che incide su rumorosità e consumi. Inoltre , il cambio manuale a 5 marce non brilla per sportività: la leva ha la corsa lunga e non sempre è al massimo per precisione quando si aziona con rapidità. Ma a 130 km/h il motore è silenzioso e si viaggia molto comodamente. L’assetto è morbido: le sospensioni digeriscono bene le buche ma non offrono grande sostegno nelle curve per ridurre il rollio, abbastanza marcato; la vettura tende ad allargare la traiettoria quando si spinge più del solito. In questi frangenti giunge in soccorso lo sterzo, preciso, e l’impianto frenante (quattro dischi), ben dimensionato rispetto alla mole della vettura francese.

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