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ATTIVITÀ FISICA 22 Gennaio Gen 2015 1734 22 gennaio 2015

Sport femminile, il ciclo non è più un tabù

Diminuisce forza e capacità aerobica nelle atlete. Influenzandone preparazione e rendimento. Ma finora il tema era tabù. Adesso la tennista Watson l'ha sfatato. 

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La tennista inglese Heather Watson.

Tutte le donne che non sono solite praticare sport, almeno a livello agonistico, se lo chiedono spesso: come fa una ragazza ad affrontare Olimpiadi, tornei, le gare più importanti della propria carriera sportiva, se per caso in quei giorni cruciali ha la sfortuna di avere il ciclo mestruale?
La domanda, e la conseguente risposta, è forse l’ultimo dei tabù collegati allo sport femminile. Lo sa bene Heather Watson, tennista inglese uscita dall’ultimo Australian Open proprio, secondo quanto ha comunicato alla stampa, a causa del malessere da ciclo mestruale: «Penso si sia trattato di una di quelle cose che hanno le ragazze», ha detto a gara terminata, per giustificare la sconfitta.
«Sono rimasta sbalordita davanti alle parole di Heather», ha raccontato Annabel Croft, ex tennista numero uno d’Inghilterra. «Nessuno ne parla mai».
L'ATTIVITÀ SPORTIVA È INFLUENZATA. Il tabù sul ciclo mestruale è persino più forte di quello sulla gravidanza: giornali e commentatori di gare sportive sono soliti fare riferimento al recupero delle condizioni dopo il parto per le atlete donne ma è davvero raro che gli spettatori vengano a conoscenza di come e se le mestruazioni stiano influendo sulla prestazione in gara. Frasi come «Oggi non era in forma, perché le sono arrivate le sue cose» non sono certo comuni tra gli appassionati.
Eppure è stato dimostrato che le varie fasi del ciclo influenzano l’attività sportiva delle donne.
FORZA E CAPACITÀ AEROBICA. Alcune ricercatrici inglesi dell’associazione Women in Sport nel 2010 hanno riscontrato che a causa delle mestruazioni la capacità aerobica e la forza di una atleta si possono indebolire.
Dipende, ovviamente, non solo dal soggetto, ma anche dal periodo dell'anno in questione: ogni donna sa che mal di pancia, senso di svenimento, emicrania e nausea variano a seconda del mese. E, allo stesso tempo, ogni donna può immaginare quanto possa risultare difficile correre, nuotare, mettersi a dura prova in allenamento, mentre i crampi percuotono il corpo.
Se l’arrivo del ciclo basta per far desistere ogni ragazza dall’andare in palestra al corso di zumba, figurarsi chi si deve allenare ogni giorno per lavoro.

L'hockeista Macleod: «Dobbiamo saper controllare la performance sportiva»

L'hockeista Hannah Macleod.

E se all'esterno degli spogliatoi se ne parla poco, all'interno vale l'opposto.
«È un tema di cui parliamo continuamente», ha detto Hannah Macleod, giocatrice di hockey britannica, al Guardian. «È più facile se si gioca uno sport di squadra perché si è tutte donne».
Anche gli allenatori, ovviamente, sono ben consapevoli dell’influenza che le mestruazioni possono avere sulle atlete. Prassi abbastanza comune è il monitoraggio del ciclo di ognuna di esse, come succede nella nazionale femminile di hockey inglese.
LA PILLOLA PUÒ AIUTARE. «È una routine che inizia 18 mesi prima delle Olimpiadi», ha continuato Macleod. «Ogni volta che ci arrivano le nostre cose dobbiamo farlo sapere all’allenatore, che prende nota».
Perché «se hai la possibilità di arrivare in finale alle Olimpiadi, devi essere in grado di controllare ogni aspetto della tua performance sportiva». Ciclo mestruale incluso.
Alcuni team suggeriscono alle atlete di prendere la pillola, perché diminuisce i dolori e regolarizza il ciclo; non tutte le ragazze però accettano, senza dimenticare che esistono condizioni di salute che di fatto impediscono l'assunzione, come alcune mutazioni genetiche o semplicemente livelli non perfetti delle analisi del sangue.
UN TABÙ PSICOLOGICO. Il tabù del ciclo mestruale può diventare un vero e proprio labirinto psicologico per una donna, perché spazia dal malessere fisico al problema della divisa sportiva: si pensi a certi striminziti body delle ginnaste, o agli aderenti pantaloni da cavallerizza, o agli shorts dell’atletica leggera.
Uno degli incubi peggiori delle atlete, ha raccontato Croft, soprattutto negli anni dell’adolescenza, è quello di sporcarsi di sangue davanti a tutti.
L'ex tennista, particolarmente sensibile al tema, ha lanciato Diary Doll, una linea di intimo a prova di “perdite”, popolarissima tra sportive e persino tra donne in carriera.

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