INTERVISTA 23 Gennaio Gen 2015 1158 23 gennaio 2015

Pietrangeli: «Bravo Seppi, ma è inutile esaltarsi»

Battere Federer è «bellissimo». Però «è meglio vincere di più con avversari inferiori». Pietrangeli sul tennis italiano: «Buon livello. Ma senza campioni». Ft.

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Una vittoria straordinaria (guarda le foto). Il Re del tennis detronizzato da un italiano.
Andreas Seppi, a 31 anni, è sulla bocca di tutti. Gli mancava lo scalpo di Roger Federer in carriera e ha scelto proprio uno slam per prenderselo.
Ma quanto vale questa vittoria per il tennis italiano? Quanto è legittimo esaltarsi? «Preferirei che vincesse tre volte contro uno un po' meno bravo di lui», ha commentato Nicola Pietrangeli a Lettera43.it. Lui, che è stato numero 3 al mondo e ha vinto la Coppa Davis da capitano non giocatore, non ha dubbi: «Il tennis italiano non sta così male, ci manca solo il campione con la 'c' maiuscola». E trovarlo non è un'impresa semplice.

Nicola Pietrangeli (a destra) con il principe Alberto di Monaco (©Getty Images).

DOMANDA. Quella di Seppi su Federer è una vittoria prestigiosa.
RISPOSTA.
Direi proprio di sì, anche se io avrei preferito qualcosa di diverso.
D. Cosa?
R.
Non voglio togliere nulla a Seppi e a quello che ha fatto, ma vorrei che lui battesse tre volte uno un po' meno bravo in classifica piuttosto di un exploit ogni tanto.
D. Una rondine non fa primavera, insomma.
R.
Seppi è un ottimo giocatore. Non vorrei che fosse un po' come quello che ha fatto Volandri a Roma nel 2007, battendo lo stesso Federer, e poi non ha più vinto una partita. Certo, sono personaggi molto diversi...
D. In che senso?
R.
Seppi è altoatesino, è molto più freddo. Comunque battere Federer, che è sempre il pistolero più importante che c'è in giro, è una cosa bellissima.
D. Quanto conta il talento e quanto l'allenamento?
R.
Seppi è sempre stato un ottimo giocatore. Non è un campione con la 'c' maiuscola. Ma in Italia non ne abbiamo. Andreas è sempre rimasto più o meno dello stesso livello, Federer forse comincia un po' a calare. Ma come dicono i francesi: intanto fallo, poi vediamo come mai e perché.
D. Come mai ci manca un campione?
R.
Non c'è una ragione. Il campione non è dovuto, non si fabbrica, nasce. Parlo dei primi quattro del mondo, quelli sono campioni veri. La federazione fa quello che può fare.
D. Davvero?
R.
Sì. Basti pensare che la federazione inglese, che è la più ricca al mondo, ha dovuto aspettare 30 anni per avere un giocatore. E Murray non è nemmeno inglese, ma scozzese. La Svizzera non ha mai avuto un giocatore e poi all'improvviso sono arrivati Federer e Wawrinka. Il Belgio non ha mai avuto una giocatrice e si è ritrovato contemporaneamente Henin e Clijsters.
D. Un caso, insomma.
R.
Pensate a questo: se la cicogna avesse fatto 300 chilometri in più, a Como sarebbe nato un Federelli. Invece si è fermata a Basilea, così abbiamo Federer.
D. Il tennis però non è fatto solo di grandi campioni.
R.
Ci sono gli ottimi e i buoni giocatori. Anche la partita di oggi dimostra che il tennis si è molto livellato. Oggi sono tutti professionisti, si allenano, fanno pesi. C'è anche un discreto guadagno in più rispetto ai miei tempi. Una vittoria come questa, solo per aver passato il turno, può valere 100 mila dollari. Sono vittorie che contano e costano.
D. Più in generale, come giudica lo stato di salute del tennis italiano?
R.
Forse la gente non se ne rende conto, ma la squadra nazionale è arrivata in semifinale di Coppa Davis, e le ragazze in semifinale di Fed Cup. Sono arrivati tra le prime quattro su 150 nazioni. Se la squadra di calcio arrivasse in semifinale di Coppa del Mondo ogni volta...
D. Qual è il problema allora?
R.
Noi italiani non siamo sportivi, siamo tifosi. Noi vogliamo sempre vincere. Ma una squadra che sta a metà classifica come può pretendere di battere la Juventus?
D. Forse proprio perché siamo tifosi ci esaltiamo più per la vittoria di Seppi contro Federer che non per la semifinale di Davis.
R.
Certamente. E aggiungo che se Seppi avesse battuto Federer in Davis sarebbe stato in prima pagina su tutti i giornali. Riguardava tutti. La vittoria agli ottavi di finale di un torneo, sebbene sia uno slam, è quasi roba da addetti ai lavori. Si gioca ogni settimana, basta poco per dimenticarsene.
D. Dopo aver vinto con Federer, Seppi potrebbe incontrare Kyrgios. Può andare avanti?
R.
Una volta che batti Federer perché non puoi battere anche questo ragazzotto che tira come un boscaiolo? Speriamo in bene, anche perché Seppi è un bravissimo ragazzo e si avvia verso la fine della sua carriera e si meriterebbe un premio così.
D. A livello femminile, recentemente, sono arrivati risultati eccellenti anche negli slam. A livello maschile questo manca un po'. Quanto sarebbe importante un risultato pesante in un torneo di spessore assoluto?
R.
Guardi... noi abbiamo uno molto talentuoso come Fognini, che però bisognerebbe mettere in qualche manicomio e fargli il lavaggio del cervello. A Roma diciamo che chi ha il pane non ha i denti.
D. Quindi?
R.
Non possiamo pretendere chissà quali risultati. Questo abbiamo. È un buon livello e non si possono fare paragoni con la Spagna, dove sono tutti toreri con una grande voglia di vincere. Noi abbiamo buoni giocatori, ma non campioni di quelli pesanti.
D. Forse ci si potrebbe avvicinare Fognini.
R.
Un altro che gioca benissimo è Bolelli. È stato fermo un anno, ma sta tornando. Credo che in Coppa Davis col Kazakistan giocherà il singolare, ma non è semplice togliere Seppi se continua così. E Fognini pure, come fai a levarlo?
D. Insomma, non ce la passiamo poi così male.
R.
No, per niente. Fanno grandissimi complimenti ai golfisti che sono numero 60 e 70 al mondo, e se un tennista è numero 40 è una pippa?
D. Fognini, Seppi, Bolelli, Errani, Pennetta, Vinci per il presente. E per il futuro? Quinzi?
R.
L'ho visto giocare, ha avuto un infortunio che l'ha rallentato, è bravo come altri suoi connazionali giovani. Ma l'Italia ha una buona tradizione di juniores, poi arrivano a 18 anni e si perdono.
D. Perché?
R.
Difficile da spiegare. Forse l'italiano è abituato troppo bene e, forse, molti di questi ragazzi, a 18 anni, con qualche vittoria nei tornei juniores, si comprano la macchina, si fanno la ragazza e mollano un po'. Ma nello sport è proprio quando sei giovane che devi sgobbare.
D. Non basta il talento, insomma.
R.
No. Bisogna avere voglia di vincere. Juniores che giocano benissimo ce ne sono a centinaia. Il panorama si è talmente livellato che non c'è più il ragazzino che ti fa dire: «Ammazza che fenomeno». Soprattutto tra i maschi.
D. Tra le donne no?
R.
Non è che sia più facile, ma è meno difficile. Ce ne sono meno e i nomi sono sempre gli stessi: Sharapova, le Williams. Saranno una decina le donne che possono fare la differenza. Gli uomini sono una trentina. Il numero 30 del mondo, oggi, potrebbe anche vincere uno slam.

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