PERSONAGGIO 29 Gennaio Gen 2015 1717 29 gennaio 2015

Antonio Cassano, una storia di tradimenti

Quello al Parma e a Donadoni è solo l'ultimo. Prima era toccato a Roma, Sampdoria e Milan. Così l'ex talentino ha fatto terra bruciata intorno a sé. Foto.

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Tu quoque, Antonio (guarda le foto). Roberto Donadoni deve essersi sentito come Giulio Cesare quando Cassano ha lasciato il Parma.
Tradito dal suo figlio adottivo. Ancora di più dopo le durissime parole e il soprannome di «Crisantemo» piovutigli addosso dai profili social di Carolina Marcialis.
DONADONI E IL RIPESCAGGIO IN AZZURRO. Il loro non è un banale rapporto tra fuoriclasse e allenatore, è il passato di entrambi a testimoniarlo. Donadoni ha creduto in Cassano quando in tanti l'avevano ormai marchiato come ingestibile e mina vagante per lo spogliatoio. L'ha richiamato in Nazionale nel 2006, nel bel mezzo di un'esperienza tutt'altro che esaltante al Real Madrid, quando era il gordo (grasso) e in tivù, in Spagna e in Italia, impazzavano imitazioni che lo ritraevano decisamente sovrappeso e intento a mangiare merendine o patatine fritte. È tornato a scommettere su di lui per l'Europeo del 2008, puntando su un giocatore rinato dopo l'esperienza alla Sampdoria per provare a rinnovare una Nazionale reduce dal trionfo mondiale del 2006.
IL NUOVO INCONTRO A PARMA. L'ha ritrovato a Parma nell'estate del 2013, e per un anno e mezzo ne ha fatto la stella della squadra: 56 partite, 18 gol, 10 assist. Un idillio che sembrava indissolubile, e che invece si è sciolto sotto il peso della crisi societaria.
Ma quelli del Parma e di Donadoni non sono gli unici cuori spezzati da Cassano, che se ha saputo mettere la testa a posto con Carolina dopo essere stato con «700 donne», non sembra riuscire a mantenere la stessa fedeltà nei confronti di una maglia.

La Roma e Totti lasciati per il Real Madrid

  • Totti e Cassano esultano insieme con la maglia della Roma (©Getty Images).

Il primo tradimento di FantAntonio è stato consumato ai danni della Roma, la società che nel 2001 aveva puntato su quel ragazzo di 19 anni con i crismi del fuoriclasse, così forte da convincere i giallorossi a versare 60 miliardi di lire nelle casse del Bari.
Preso sotto l'ala protettrice di Francesco Totti, FantAntonio ci mise poco a mostrare tutti i suoi limiti caratteriali.
RITARDI E SPRAZZI DI CLASSE. Liti con i compagni di squadra, ritardi agli allenamenti, prestazioni altalenanti. Ma comunque sprazzi di gran classe. Sufficienti per convincere la Roma a proporgli un rinnovo da 3,2 milioni a stagione alla scadenza di un quinquennale. «No, grazie», la risposta di Cassano, che nel 2006 se ne andò al Real Madrid per 5 milioni di euro: un decimo circa di quanto la Roma l'aveva pagato cinque anni prima.

La lite con Garrone e l'addio alla Samp

Cassano abbraccia l'ex presidente della Samp Riccardo Garrone (©Getty Images).

Conclusa la non esaltante esperienza al Real Madrid, Cassano tornò in Italia per vestire la maglia della Sampdoria.
Prestito e riscatto a fine stagione, con un contratto da 2,8 milioni all'anno. Gioie in campo, con la qualificazione al preliminare di Champions League nel 2010, gol, assist, magie, un'intesa quasi perfetta con Giampaolo Pazzini in campo, e col presidente Riccardo Garrone fuori.
IL MATRIMONIO CON CAROLINA. A Genova anche il matrimonio con Carolina e la sensazione di essere finalmente a casa. Nessuna cassanata, per due anni abbondanti, poi il fattaccio. Nell'ottobre 2010, dopo aver rifiutato di presenziare alla consegna di un premio, il duro scontro con Garrone. «Vorrei venissi con me a Sestri Levante per il premio 'Rete d'argento'. Basta che lo ritiri, puoi anche non fermarti a cena», la richiesta del presidente. «No. Io a Sestri non ci vengo. Perché? Perchè no. Eh sì che vado a prendere un premio in quella m...di albergo».
GLI INSULTI AL PRESIDENTE. La lite, la porta sbattuta da Antonio, e poi insulti pesantissimi: «Fanculo! Vecchio di m... Vaff...bocch... ». Inutili le scuse e la richiesta di perdono. Sospensione dagli allenamenti fino al 31 gennaio 2011 e ingaggio dimezzato da primo febbraio 2011 al 30 giugno 2013. Abbastanza per andarsene.

Dal Milan all'Inter e lo sfogo contro Galliani

«Il Milan è il massimo, se sbaglio qui sono da manicomio». FantAntonio si presentò così in rossonero, nel gennaio 2011. Come se avesse toccato il punto più alto della sua carriera e non avesse alcuna intenzione di scendere.
Subito assist decisivo all'esordio, nell'1-0 di Cagliari targato da Rodney Strasser, la vittoria dello scudetto e della Supercoppa Italiana nel 2011, poi il più grosso spavento della carriera. Il 28 ottobre dello stesso anno, tornando dalla trasferta sul campo della Roma, Cassano fu colto da un malore in aereo. Immediato il ricovero al Policlinico di Milano con la diagnosi di sofferenza cerebrale su base ischemica causata dalla presenza di un forame ovale pervio cardico interatriale.

CARRIERA A RISCHIO. Anche in quel momento, con il suo futuro da calciatore in discussione, il Milan gli è stato accanto. L'ha curato e aspettato, fino al 3 aprile 2012, quando il giocatore riottenne l'idoneità sportiva.
Solo per consumare un altro tradimento a fine stagione, firmando per l'Inter. L'attacco a Galliani (mai nominato esplicitamente) «tutto fumo e niente arrosto», uno che «faceva false promesse» e «andrà d'accordo solo con la gente che gli leccava quella cosa lì». E quella frase che nessun milanista avrebbe mai potuto perdonargli: «Dopo il cielo c'è l'Inter».

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