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ANALISI 4 Febbraio Feb 2015 1338 04 febbraio 2015

Calcio, la crisi della Roma in cinque punti

Una squadra vecchia e incerottata. Le cadute di stile di Garcia. E gli errori di mercato. Ecco perché i giallorossi non volano più.

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Cinque partite senza vittorie. Quattro pareggi, tutti in rimonta, in campionato e una sconfitta pesante in Coppa Italia.
La favola della Roma sembra già finita, e il calcio italiano ha perso l'unica squadra che potesse provare a tener testa alla Juventus.
Gli infortuni, l'età media alta, qualche mossa di mercato non troppo azzeccata, le assenze dettate dalla Coppa d'Africa. Un gioco che non funziona più come un anno fa e un allenatore che ha perso la bussola e l'aplomb con cui si era presentato in Serie A. Ecco i cinque motivi per cui la Roma non vola più.

1. L'età media troppo alta

Francesco Totti, 38 anni, capitano della Roma (©Getty Images).

La Roma è una squadra vecchia. L'età media della rosa, 28,2 anni, è la sesta del campionato dietro ad Atalanta (29,3) Juventus (28,9), Verona (28,6) Torino (28,5) e Fiorentina (28,3).
Ma se si valutano solo gli 11 più schierati dagli allenatori, i giallorossi salgono a 29,1, e solo l'Hellas, con 32,7, riesce a fare peggio.
Non sono solo numeri: la spina dorsale della Roma poggia su un asse composto dal portiere Morgan De Sanctis (37 anni), dal centrocampista maliano Seydou Keita (35), che a sorpresa ha scalzato il fu Capitan futuro, il 31enne Daniele De Rossi (più di lui Garcia utilizza anche Radja Nainggolan e Miralem Pjanic), e ovviamente da Francesco Totti (38).
TROPPO PESO SULLE SPALLE DI TOTTI. Il capitano ha giocato 23 partite in stagione, con 1.544 minuti sulle spalle, e siamo poco oltre metà cammino, con 17 giornate di campionato e almeno due gare di Europa League ancora da disputare. L'anno scorso, complice un infortunio, furono 29 presenze e 1.841 minuti in tutta la stagione.
La Roma non ha avuto, finora, alternative al suo numero 10. Mattia Destro non ha mai convinto, ha finito per giocare pochissimo e ha chiesto di essere ceduto accasandosi al Milan. Anche per questo è arrivato dal Cska Mosca l'ivoriano Seydou Doumbia. Totti è un giocatore meraviglioso, ma chiedergli di giocare tutte le partite e tirare sempre la carretta è un po' troppo.

2. La maledizione degli infortuni

L'infortunio di Kevin Strootman, 9 marzo 2014 (©Getty Images).

A complicare i piani di Garcia ci si sono messi anche gli infortuni.
Tre quelli gravi: Kevin Strootman, Leandro Castan e Federico Balzaretti. E se il terzino sinistro, assente dalla fine del 2013, è finito già due volte sotto i ferri per guarire una pubalgia che mette a rischio la sua carriera, quelle di Strootman e Castan sembrano due situazioni non troppo migliori.
STROOTMAN, GINOCCHIO A PEZZI. Il centrocampista olandese si è infortunato gravemente al ginocchio sinistro il 9 marzo 2014, è rientrato in campo otto mesi dopo, ha messo insieme sette partite e, proprio quando sembrava sulla via del pieno recupero, si è dovuto fermare ancora per un intervento in artroscopia che ha rimosso una complicanza della precedente operazione.
CASTAN OPERATO AL CERVELLO. Il difensore brasiliano, invece, sembrava pienamente recuperato dopo un'estate complicata da una serie di contrattempi muscolari, ha anche esordito in campionato, il 13 settembre con l'Empoli, poi è sparito di nuovo. Solo il 20 novembre la Roma ha ufficializzato il suo problema: un cavernoma che l'ha costretto a una delicata (ma riuscita) operazione al cervello.

3. Lo 'scippo' della Coppa d'Africa

Gervino in gol in Coppa d'Africa contro l'Algeria (©Getty Images).

Come se non bastasse, a gennaio, è arrivata anche la Coppa d'Africa, che ha privato la Roma di due dei suoi giocatori più importanti.
E se Keita è già tornato alla base dopo che il lancio della monetina ha eliminato la sua nazionale, giunta alla pari con la Guinea al termine del girone, la Costa d'Avorio di Gervinho è ancora in gioco.
GERVINHO E DOUMBIA IN SEMIFINALE. Per la verità l'ala ci ha provato in tutti i modi a rientrare il prima possibile alla base. Nella prima sfida, contro la Guinea, l'ex attaccante dell'Arsenal ha rifilato uno schiaffo a Naby Keita. Dalle parti di Trigoria, in tanti, hanno sperato in una punizione esemplare che gli permettesse di saltare il resto della competizione, ma la squalifica si è limitata a due partite, la Costa d'Avorio ha superato il girone e il romanista ha segnato il gol del 3-1 nei quarti di finale contro l'Algeria.
Il 4 febbraio gioca la semifinale contro la Repubblica Democratica del Congo, le finali sono il 7 e l'8. E con lui c'è pure il neoarrivato Doumbia.

4. I flop di mercato

Juan Manuel Iturbe, attaccante pagato 25 milioni dalla Roma (©Getty Images).

Prendersela con la sfortuna, però, sarebbe miope. Anche la società ci ha messo del suo con una serie di mosse ben poco azzeccate sul mercato.
E se il flop di Ashley Cole è arrivato a parametro zero, l'arrivo di Juan Manuel Iturbe dal Verona e di Salih Uçan dal Fenerbahçe sono costati la bellezza di 30 milioni.
ITURBE, 25 MILIONI BUTTATI? Venticinque quelli spesi per l'attaccante esterno argentino, mancino come Messi e indicato come fuoriclasse potenziale. Per lui 21 partite e tre gol equamente distribuiti tra campionato, Champions League e Coppa Italia. Poche le prestazioni convincenti, soprattutto quando, a gennaio, è stato chiamato a una prova di maturità diventando titolare per sostituire Gervinho.
IBARBO, IL RIMEDIO DI GENNAIO. E proprio quando sembrava che le cose iniziassero a migliorare, si è pure fatto male. Così la Roma è tornata sul mercato prendendo Victor Ibarbo dal Cagliari: 2,5 milioni per il prestito, e diritto di riscatto a 12,5. Sarà un altro flop?

5. La perdita di aplomb di Garcia

Rudi Garcia, allenatore della Roma (©Getty Images).

Tra i fattori alla base della crisi giallorossa è impossibile non citare l'allenatore. Ebbene sì, anche Garcia ha la sua dose di responsabilità. Se la squadra è diventata lenta e prevedibile, forse, è anche perché lui non ha saputo trovare le correzioni necessarie a un sistema che non funzionava più come l'anno prima. Se la difesa ha iniziato a imbarcare molti più gol rispetto alla stagione precedente, probabilmente, non è solo a causa della cessione di Mehdi Benatia al Bayern Monaco e dell'infortunio di Castan.
QUALCHE PAROLA DI TROPPO. Ma le maggiori responsabilità di Garcia sono riconducibili a fatti avvenuti e parole pronunciate fuori dal campo. Non è un caso che la crisi sia iniziata dopo la sconfitta e le polemiche nella sfida al vertice con la Juventus. La Roma arrivava da cinque vittorie consecutive, da quel momento sono giunti i guai (compreso il 7-1 subito in casa dal Bayern in Champions).
Garcia ha perso tutto l'aplomb francese con cui si era presentato un anno fa ed è diventato un italianissimo 'rosicone'. Continua a parlare di favori alla Juventus, alimentando la tensione tra i tifosi e dentro lo spogliatoio, e a distanza di mesi non ha ancora mandato giù quella sconfitta.
«VINCEREMO LO SCUDETTO». Ma le parole più dannose l'allenatore le ha pronunciate due settimane dopo la sberla di Torino, in seguito alla vittoria per 3-0 contro il Chievo: «Siamo più forti della Juve, vinceremo lo scudetto». Una bomba nell'ambiente romano.
Era il 18 ottobre, tre giorni dopo sarebbe arrivata l'umiliazione di Champions. Da allora sono passate 14 giornate di campionato, con sei vittorie, sette pareggi e una sconfitta. L'eliminazione dalla massima competizione europea (con un solo punto nelle ultime quattro partite del girone) e quella dalla Coppa Italia. Se non è crisi questa...

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