Motori 6 Febbraio Feb 2015 1000 06 febbraio 2015

Citroën, lo 'squalo' compie 60 anni

Nel 1955, al Salone di Parigi, la casa francese presentò la sua DS 19, sorprendendo tutti. Una vettura futuristica destinata a un grande successo.

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Citroën DS. Una splendida Ds 19 del 1957: la linea è tutt’oggi molto moderna. Se la DS colpisce l’attenzione di chi oggi la vede passare a un raduno di auto storiche, si può ben immaginare quale fu la sorpresa che destò quando fu tolto il velo che la celava agli occhi dei visitatori del Salone parigino del 1955: la DS, che nella pronuncia  deesse richiamava la parola francese 'dea', ma anche le iniziali di Désirée Spéciale, a significare il clima d’attesa che la circondava, era l’erede della Traction Avant di Citroën, presentata nel lontano 1934, ma rispetto all’antenata sembrava arrivare dallo spazio. Il successo fu immediato: solo nei primi 15 minuti dall’apertura del salone arrivarono 743 ordini che salirono a 12 mila alla fine della prima giornata e a 80 mila al termine del salone parigino. Eppure la DS non aveva un prezzo alla portata di tutti. UNA LUNGA GESTAZIONE Pare che già alla fine degli Anni 30, in Citroën stessero pensando alla futura sostituta della Traction Avant, modello allora di punta della casa francese. La Seconda guerra mondiale causò uno slittamento dei piani industriali e solo negli Anni 50 il progetto fu ripreso. Merito del direttore tecnico dell'epoca, André Lefebvre, e del suo team composto da Paul Mages, il progettista delle avveniristiche sospensioni, il designer Flaminio Bertoni, che disegnò l'auto, e Walter Becchia, l’ingegnere dei motori con alle spalle un’esperienza come capo progettista alla Talbot. TECNICA DAL FUTURO L’auto esposta al Salone di Parigi nel 1955 si chiamava DS 19, visto che montava un 4 cilindri di 1900 cc, motore da 75 cavalli e una velocità massima di 140 kmh. Con una carrozzeria affascinante e studiata per ottenere il miglior coefficiente aerodinamico, la DS nascondeva una tecnologia decisamente all’avanguardia: era a trazione anteriore (in un periodo in cui dominava quella posteriore), montava sospensioni autolivellanti idropneumatiche, un cambio semi-automatico e aveva il tetto in fibra di vetro per abbassare il baricentro dell’auto. In particolare, le sospensioni idropneumatiche avevano richiesto una decina d’anni di progettazione. Il sistema a ruote indipendenti consentiva di mantenere costante l’altezza da terra delle ruote in qualunque circostanza; era composto da quattro sfere d'acciaio, una per ruota, contenenti olio e azoto, separati da una membrana. Con l’auto molto carica, l'olio andava a comprimere l'azoto (posto nella metà superiore della sfera): l’effetto autolivellante era ottenuto tramite una pompa a sette pistoni che aumentava o diminuiva la lunghezza della colonna d'olio. Nel 1956 fu introdotta la possibilità di regolare tale dispositivo su cinque posizioni: una maggiore altezza consentiva di sostituire una ruota senza utilizzare il cric. Infine, il circuito idraulico azionava anche servofreno, servosterzo, frizione idraulica e cambio della trasmissione semiautomatica (non c’era il pedale della frizione). [gn_jcarousel source="cat=%blog%" ] INTERNI AVVENIERISTICI Anche gli interni erano molto avveniristici: volante a una razza per ridurre i danni alla cassa toracica in caso d’impatto frontale, cruscotto a illuminazione regolabile (senza contagiri), e molti indicatori (livello carburante, amperometro, spia dei fari e d’insufficiente pressione dei freni). Si potevano anche azionare manualmente i tergicristalli in caso di guasto. VARIANTI E VERSIONI SUCCESSIVE La prima serie della DS montava una 1.9 litri che era appena sufficiente al peso dell’auto: i costi dello sviluppo infatti non avevano consentito di avere un propulsore più performante. Nel 1956 fu presentata una versione meno tecnologica: era la ID (Idee o idea), disponibile negli allestimenti Normale, Lusso e Comfort. Nel 1959 arrivò la Prestige, versione extra lusso con tanto di divisorio tra autista e passeggeri posteriori, che avevano un divanetto in velluto e moquette. E mentre Citroën presentava la ID Break (la DS Break arrivò nel 1968), nel 1961 dall’officina del carrozziere Chapron nasceva la Cabriolet con motore di 1900 cc ma potenza di 83 cv. Risale invece al 1964 la nascita della Pallas, la versione della DS più lussuosa: aveva fari supplementari allo iodio, profili laterali lucidi, montanti rivestiti in alluminio satinato, inediti copriruota, parabrezza di sicurezza triplex. Quindi fu il turno della DS 21, nel 1965, con motore di 2.175 cc e 109 cv (toccava i 175 km/h di velocità massima), mentre la DS 19 si dotava di un nuovo due litri da 90 cv che salirono a 103 con la DS 20, presentata nel 1968. Il successo della DS non accennava a diminuire, e così arrivarono nel 1969 la DS 21 I.E. con l’iniezione elettronica di Bosch (139 cv), e nel 1972 la DS 23, anche nella versione I.E. (motore da 2.300 cc a carburatore da 124 cv e 141 cv con iniezione elettronica). La storia della DS si concluse il 24 aprile 1975. Dopo 1.445.960 unità, nello stabilimento di Aulnay sur Bois vide la luce l’ultima deesse. Era una DS 23 I.E. Pallas blu. A sostituire la DS arrivò la CX, nuova berlina aerodinamica dal design ancor più moderno.

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